Di Luca Franceschi
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La politica gioca un ruolo decisivo in una fase storica in cui narrazioni fuorvianti stanno allontanando l’attenzione dalla questione cruciale della guerra a livello planetario. Si tratta di un conflitto globale, come ha sottolineato Papa Francesco, profondamente intrecciato con le scelte energetiche e il dominio sulle risorse naturali. Gli orientamenti sconsiderati di Trump e Netanyahu si inseriscono precisamente in questa cornice.
Questo il messaggio lanciato da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, durante l’intervento al convegno “Fuori dall’era dei fossili”, organizzato in preparazione della conferenza internazionale di Santa Marta dedicata al trattato sulla non proliferazione di petrolio, gas e carbone.
La proliferazione dei conflitti bellici e i danni che ne derivano hanno permesso ai potentati petroliferi e guerrafondai di ricostruire la propria supremazia mondiale, relegando in secondo piano la vera priorità: la transizione ecologica come mezzo per edificare la pace. È evidente dai casi del Venezuela fino alle tensioni geopolitiche legate allo scioglimento dei ghiacciai e all’apertura di nuove rotte commerciali. Minacce di natura geopolitica vengono perseguite mentre le autentiche emergenze climatiche restano ignorate. L’ordine delle priorità è totalmente capovolto.
Per questo motivo è indispensabile una vasta mobilitazione capace di riportare al centro dell’attenzione la transizione ecologica, collegandola direttamente alla costruzione di una politica di pace e coordinando tutti gli attori che operano su questi fronti per contrastare i signori del petrolio e della guerra.
In Italia si assiste al governo della Premier Meloni che proclama un “ambientalismo pragmatico”, ma concretamente questo esecutivo ha aumentato la dipendenza del Paese dal gas e ha ostacolato le iniziative climatiche europee. Tutt’altro che pragmatismo: è semplice insensibilità climatica.
La politica energetica, e di conseguenza anche quella estera, non viene determinata dal Parlamento o dalle istituzioni governative, bensì dagli interessi delle multinazionali, con l’amministratore delegato dell’Eni che orienta le linee strategiche. Se si vuole costruire pace e giustizia, è necessario abbandonare l’era dei combustibili fossili e recidere il nesso fra conflitti armati ed energia. Questa rappresenta la sfida politica determinante della nostra epoca.
