(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Uccisione dell’orsa KJ1, ENPA al Consiglio di Stato: “Un delitto mascherato da necessità”. Nella giornata odierna, 28 aprile, l’Ente Nazionale Protezione Animali partecipa all’udienza presso il Consiglio di Stato, nell’ambito del procedimento relativo all’uccisione dell’orsa KJ1 attraverso l’avvocato Valentina Stefutti.
L’uccisione dell’orsa KJ1, femmina di oltre 22 anni e tra gli ultimi esemplari discendenti dagli orsi fondatori della popolazione trentina, rappresenta un fatto di estrema gravità sia sotto il profilo etico che ambientale.
Secondo quanto ricostruito, l’orsa non aveva mai manifestato comportamenti pericolosi nei confronti dell’uomo. L’episodio che ha portato alla sua uccisione sarebbe riconducibile all’incontro con un runner che, in orario antelucano e in un’area ad alta naturalità, si sarebbe trovato improvvisamente a ridosso della femmina e dei suoi cuccioli, provocando una reazione difensiva, peraltro di lieve entità.
“L’uccisione di KJ1 rappresenta un delitto mascherato da necessità”, dichiara Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa. “Parliamo di un animale che non aveva mai costituito un pericolo reale e che è stato abbattuto senza che venissero percorse fino in fondo strade alternative. Episodi come questo rischiano di compromettere non solo singoli individui, ma intere popolazioni già fragili”.
L’uccisione dell’orsa incide infatti anche sul patrimonio genetico della popolazione trentina, considerata particolarmente delicata e fondamentale per la conservazione della specie.
“Dal punto di vista etologico, la reazione dell’orsa è pienamente comprensibile”, spiega Ivana Sandri, etologa ENPA e presidente della sezione ENPA di Rovereto. “Si trattava di una madre con cuccioli, che ha risposto a quello che ha percepito come un pericolo improvviso. In questi casi, parlare di aggressività è fuorviante: si tratta di comportamenti difensivi naturali”.
“È fondamentale che vicende come questa non vengano considerate inevitabili”, prosegue Rocchi. “Serve un segnale chiaro: la tutela della biodiversità non è un’opzione, ma una responsabilità. Non solo verso gli animali, ma verso l’equilibrio degli ecosistemi e, in ultima analisi, verso noi stessi”.
Per ENPA, il caso dell’orsa KJ1 resta simbolico anche per un altro aspetto: quello della convivenza tra uomo e grandi carnivori, che richiede strumenti adeguati, informazione e prevenzione, non risposte emergenziali.
“Questa orsa ha vissuto evitando il più possibile il contatto con l’uomo”, conclude Sandri. “È stata una madre esperta, che ha contribuito alla crescita della popolazione locale. Ridurre la sua storia a un ‘problema da eliminare’ significa non comprendere la natura del fenomeno”. Per lei oggi chiediamo giustizia, affinché non possa più ripetersi questo scempio.
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Foto archivio
