(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
Crisi del mercato del latte e responsabilità nelle scelte strategiche del sistema cooperativo provinciale. In data 26 febbraio 2026 il Consorzio Produttori Latte delle Valli Trentine – Latte Trento ha inviato ai propri soci una comunicazione nella quale rappresenta una crisi del mercato del latte definita di proporzioni mai viste, con prezzi fortemente ridotti e difficoltà di collocazione del prodotto.
Nella medesima lettera si invita esplicitamente a diminuire la produzione, a intervenire sull’abbandono degli animali poco performanti e si paventa la reintroduzione di meccanismi assimilabili alle quote produttive, con possibili decurtazioni sul conferito. Tali indicazioni possono tradursi concretamente nella riduzione delle mandrie, attraverso vendita o dismissione dei capi, con un impatto diretto non solo economico ma anche etico e ambientale, poiché gli animali vengono di fatto considerati una variabile di aggiustamento di un sistema che non riesce a garantire equilibrio di mercato.
È necessario evidenziare come, negli ultimi anni, Latte Trento abbia perseguito una politica di forte concentrazione dei conferimenti, ampliando in modo significativo la propria base sociale anche a discapito di altre realtà cooperative territoriali. Questo processo, avvenuto in un contesto politico che ha sostenuto e accompagnato l’accentramento del sistema cooperativo provinciale, ha contribuito alla progressiva marginalizzazione di strutture locali e alla chiusura di storici caseifici, indebolendo il pluralismo cooperativo che aveva caratterizzato il Trentino.
La Latte Trento ha inoltre formalizzato, a partire dal 2026, l’uscita dal Consorzio Trentingrana dopo oltre settant’anni, determinando una frattura significativa nella governance della filiera lattiero casearia provinciale e modificando equilibri consolidati nel sistema cooperativo. Una scelta che ha inciso sull’assetto complessivo della valorizzazione del latte trentino e che si inserisce in una strategia di progressiva autonomia e centralizzazione.
La cooperazione trentina ha storicamente rappresentato uno strumento di equilibrio territoriale, di redistribuzione del valore e di tutela delle piccole aziende di montagna. Scelte fortemente centralizzanti, maturate negli ultimi anni in un contesto di sostanziale silenzio istituzionale, rischiano di aver alterato tale funzione originaria. L’esecutivo provinciale è intervenuto in modo visibile solo nel momento in cui la situazione è divenuta emergenziale, dopo una fase prolungata di mancato indirizzo politico che ha di fatto consentito processi di accentramento ed espansione senza una chiara valutazione delle ricadute sistemiche.
Vi è il rischio concreto che, dopo aver lasciato consolidare tali dinamiche, oggi si scarichino sugli allevatori e sugli animali le conseguenze di strategie industriali e commerciali che mostrano limiti strutturali nel medio periodo.
Il comparto lattiero caseario non rappresenta soltanto una filiera economica. La gestione delle eccedenze attraverso la riduzione delle mandrie non può essere considerata una misura neutra, perché incide sul benessere animale, sulla continuità delle aziende familiari e sulla capacità di presidio del territorio montano.
L’allevamento in quota garantisce la cura dei prati, previene l’abbandono e mantiene quel paesaggio aperto e ordinato che rappresenta uno degli elementi distintivi del Trentino. Si tratta di un patrimonio ambientale che sostiene in modo diretto il turismo estivo, sempre più orientato verso territori autentici e curati. La qualità del paesaggio alpino è una componente strategica dell’attrattività turistica provinciale e genera un ritorno economico diffuso per l’intero sistema trentino, dalle strutture ricettive al commercio locale fino all’indotto dei servizi.
Scelte che portano a una riduzione strutturale delle mandrie e all’indebolimento dell’allevamento di montagna non rappresentano solo una contrazione produttiva, ma rischiano di determinare un impoverimento complessivo del Trentino sotto il profilo economico, ambientale e identitario.
Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere
se la Giunta ritenga che i processi di accentramento e di espansione di Latte Trento, sviluppatisi negli ultimi anni in assenza di un chiaro indirizzo o di una valutazione preventiva da parte dell’esecutivo provinciale, abbiano contribuito all’attuale fragilità del sistema lattiero caseario provinciale;
se ritenga che l’uscita dal sistema consortile Trentingrana abbia avuto effetti sull’equilibrio e stabilità complessiva della filiera;
se intenda promuovere linee guida o strumenti di indirizzo affinché eventuali misure di contenimento produttivo non si traducano in abbattimenti o dismissioni forzate di capi senza adeguate valutazioni etiche e ambientali;
quali iniziative concrete intenda assumere per rafforzare una cooperazione realmente orientata alla sostenibilità economica, sociale e ambientale del comparto, evitando che le criticità di mercato vengano affrontate esclusivamente attraverso la contrazione della produzione.
Cons. Lucia Coppola – Alleanza Verdi e Sinistra
