(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’Area Studi Mediobanca presenta la 60esima edizione del volume Le Principali Società Italiane. Lo studio analizza i bilanci relativi all’esercizio 2024 di 2.828 aziende, suddivise in base al settore in cui operano. Nel dettaglio: 2.311 società industriali e di servizi, 29 di leasing, 34 di factoring e credito al consumo, 359 banche e 95 assicurazioni.
La ricerca contiene inoltre un approfondimento sulle 8 imprese manifatturiere del IV Capitalismo più dinamiche e profittevoli.
La documentazione è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com

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60 anni di “Le Principali Società Italiane”: un viaggio nella storia economica del Paese
Nel 1966 nascevano “Le Principali Società Italiane”, con 231 bilanci di società italiane nei settori industriale, bancario e assicurativo. Sessant’anni dopo, nel 2025, la pubblicazione raccoglie 2.828 bilanci, includendo anche leasing, factoring e credito al consumo. In 60 anni sono stati analizzati oltre 153mila bilanci, offrendo una visione “società per società” dell’evoluzione economica del Paese. Dal 1983 la raccolta si è arricchita con i bilanci consolidati: prima per industria e servizi, poi per banche (1997) e assicurazioni (1999).
I sei decenni di economia italiana fotografati da “Le Principali Società Italiane” illustrano
l’avvicendamento delle imprese leader, riflesso delle trasformazioni industriali del Paese:
• Gli anni del boom (1966-1974): Fiat continuativamente prima azienda del Paese; il gruppo era il simbolo dell’Italia che corre, cuore dell’industria e della crescita.
• La crisi petrolifera e le nuove potenze (1975-1986): Agip conquista la leadership nel 1975 e la mantiene per diversi anni, mentre Fiat torna al vertice a intermittenza, nel 1980 e dal 1983 al 1985. Sarà l’energia ad avere la meglio negli anni successivi, preludio al futuro primato di Eni.
• Lo Stato imprenditore (1986-1995): Eni e Iri diventano protagonisti; conglomerati pubblici e grandi partecipazioni statali segnano un’epoca.
• La finanza al centro (1996-2003): la holding Ifi, tramite il gruppo Agnelli, riorganizza il controllo su Fiat e su un ampio portafoglio di attività diversificate.
• Energia, infrastrutture e finanza (2004-oggi): Eni ed Enel guidano la transizione, con una breve parentesi di Exor (2015-2016). Enel raggiunge il massimo storico di fatturato nell’edizione 2023, mentre Eni torna leader nelle ultime due rilevazioni (2024 e 2025).
In sintesi, la leadership ha sempre interessato gli stessi pochi grandi gruppi: Fiat-Ifi-Exor sono state al vertice in 23 edizioni, Agip-Eni in 22, Iri in 9 ed Enel in 6. Quattro protagonisti che hanno guidato l’economia italiana, segnando il passaggio dall’auto all’energia, dalle partecipazioni statali alla transizione guidata dalle grandi utility nazionali.
Il settore energetico pubblico guida la classifica dei Top player dell’industria e servizi
La graduatoria riferita all’esercizio 2024 delle principali aziende industriali e di servizi italiane (Allegato 1) conferma la supremazia dei grandi gruppi energetici a controllo pubblico. Le prime venti posizioni vedono la presenza di nove imprese pubbliche, cinque private italiane e sei a capitale estero, con una netta prevalenza del settore energetico-petrolifero, che conta nove aziende nella Top 20.
Eni si conferma leader con un fatturato di 88,8 miliardi di euro, seguita da Enel (73,9 miliardi) e GSE (51,9 miliardi). I dati del primo semestre 2025 mostrano un riavvicinamento tra Eni (41,3 miliardi) ed Enel (39,7 miliardi). Nonostante il calo generale dei ricavi, il comparto energetico mantiene una posizione dominante. Tra le aziende manifatturiere, Stellantis Europe si posiziona quarta con 21,3 miliardi, seguita da Leonardo (17,8 miliardi) e Prysmian (17 miliardi).
In forte crescita Ferrovie dello Stato e Saipem (+4 posizioni ognuna), rispettivamente al settimo e ottavo posto. Telecom Italia è la prima azienda del comparto dei servizi (nona), mentre Edison chiude la Top 10. Le aziende pubbliche rappresentano quasi l’80% delle vendite e circa il 90% del margine operativo netto della Top 10, con un valore aggiunto per dipendente di 221mila euro, contro i 138mila euro delle imprese private. La presenza manifatturiera nelle prime dieci posizioni è limitata al 17,1% del fatturato e al 6,6% del margine operativo, ma con un peso del 33,3% in termini di dipendenti. La somma dei fatturati dei gruppi manifatturieri della Top10 non arriva al 65% del giro d’affari di Eni. Nel 1965, tra le prime dieci aziende, la manifattura rappresentava quasi il 50% delle vendite, mentre il comparto pubblico, attivo anche attraverso enti speciali, si attestava al 32%.
Nelle posizioni dalla 11 alla 20 si distinguono ancora aziende energetico-petrolifere come Hera, A2A, Italiana Petroli, Saras e Kuwait Petroleum Italia, accanto a realtà come Poste Italiane, Webuild, Parmalat, Edizione e Superit (Esselunga). In questa fascia, la manifattura pesa solo per il 10% delle vendite (con una sola azienda: Parmalat) e la presenza pubblica scende al 33% del fatturato, pur mantenendo un ruolo rilevante in termini di redditività (risultato netto 71%) e apporto occupazionale (51%).
Complessivamente, sono 1.519 le aziende in graduatoria, di cui 282 con un fatturato superiore al miliardo di euro. Queste ultime generano 1.060 miliardi di euro di ricavi (-1,5% sul 2023), impiegano oltre 2 milioni di persone (+3%). Registrano inoltre un Ebit Margin del 7,6%, con un rapporto risultato netto/fatturato del 4% e un debt equity ratio del 90,4%.
Utili e perdite: il ranking delle Top5 e delle Flop5 dei settori industriali e dei servizi
Enel domina la classifica degli utili nel 2024 (Allegato 2), chiudendo l’anno con un risultato netto di 7 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 3,4 miliardi del 2023. Questo balzo è stato favorito dal buon andamento delle attività ordinarie, dai proventi derivanti da cessioni e da minori svalutazioni rispetto all’anno precedente. Eni si posiziona al secondo posto con 2,6 miliardi di utile, in calo rispetto ai 4,8 miliardi del 2023. Sul terzo gradino del podio si trova Poste Italiane, che registra un utile di 2 miliardi (contro gli 1,9 miliardi dell’anno precedente). Seguono due aziende dell’automotive di fascia alta: Ferrari, con 1,6 miliardi di utile (in crescita rispetto agli 1,3 miliardi del 2023), e Automobili Lamborghini, che segna un risultato record di 1,4 miliardi, quasi tre volte i 479 milioni dell’anno precedente.
Sempre nel comparto delle auto di lusso, Maserati si distingue in senso opposto guidando la classifica delle perdite con un rosso di 701 milioni di euro, pari all’87% delle vendite, a causa del crollo delle immatricolazioni. Seguono Telecom Italia con una perdita di 610 milioni (4,3% del fatturato), Beko Europe Management con 492 milioni (21,6%), Vodafone Italia con 374 milioni (7,7%) e Open Fiber con 364 milioni di perdita, pari al 59,5% del fatturato.
Leadership occupazionale: le aziende italiane con più di 40mila risorse
L’Allegato 3 evidenzia le imprese industriali e di servizi con una forza lavoro superiore alle 40mila unità. In cima alla classifica si posiziona Poste Italiane, con 119.117 dipendenti, in lieve calo dello 0,2% rispetto al 2023. Seguono Ferrovie dello Stato con 96.335 risorse (+4,2%), Leonardo con 60.468 (+12,9%) ed Enel con 60.359 (-1,1%), tutte sopra la soglia delle 50mila unità. Chiudono la graduatoria Oniverse Holding (45.886, +1,8%), Webuild (41.719, +9,8%) e Almaviva – The Italian Innovation Company (41.512, -7%).
Considerando esclusivamente il personale impiegato in Italia, Poste Italiane si conferma in prima posizione, con una forza lavoro quasi interamente nazionale. Ferrovie dello Stato segue con circa 82mila dipendenti operanti sul territorio italiano (pari all’85% del totale), davanti a Leonardo (36,7mila, 61%) ed Enel (31,4mila, 52%), che rappresentano gli ultimi datori di lavoro dello stivale con oltre 30mila addetti.
Poste Italiane si distingue anche per l’elevata presenza femminile, con il 53% della forza lavoro. Ancora più marcata è l’incidenza in Oniverse Holding (89%), che include marchi come Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e Signorvino, e in Almaviva (58%). Queste ultime due aziende si caratterizzano, inoltre, per una significativa quota di personale under 30, pari rispettivamente al 54% e 57% del totale.
Nella Top20 della manifattura il meccanico genera la metà del fatturato
Considerando la sola manifattura (Allegato 4), le prime 20 aziende realizzano un fatturato aggregato pari a 160 miliardi di euro, ovvero 54,6 miliardi in meno rispetto al valore complessivo totalizzato dalle tre energetico-petrolifere sul podio (€214,6mld). Tra le 20 principali realtà manifatturiere, 14 hanno registrato una crescita delle vendite, mentre le restanti 6 hanno subìto una contrazione. Nel complesso, le Top20 manifatturiere mostrano una variazione positiva pari al +1,3% rispetto all’anno precedente.
Il comparto meccanico risulta il più rappresentato all’interno della Top 20, con otto aziende: cinque operano nella produzione di mezzi di trasporto (Stellantis Europe, Leonardo, Fincantieri, Iveco e Ferrari), mentre tre sono attive nella fabbricazione di macchine e attrezzature (Nuovo Pignone Holding, Ali Holding e Danieli & C. – Officine Meccaniche). Esse generano quasi la metà del fatturato delle prime 20 aziende manifatturiere in graduatoria.
Completano la classifica tre aziende del settore alimentare (Parmalat, Cremonini e Barilla Holding), tre metallurgiche (Marcegaglia Holding, Chimet e Finarvedi), due specializzate in gomma e cavi (Prysmian e Pirelli & C.), una nel settore delle pelli e del cuoio (Prada), una nel farmaceutico (A. Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite), una nel chimico (Mapei) e una nei materiali per l’edilizia (Buzzi).
Otto eccellenze italiane leader di innovazione industriale e farmaceutica
Sono 8 le società più dinamiche del Quarto Capitalismo. Si tratta di imprese manifatturiere a controllo familiare italiano della fascia dimensionale intermedia con elevati tassi di crescita di fatturato e redditività. Si tratta nello specifico di aziende che nel 2024 hanno realizzato un incremento del fatturato pari ad almeno il 20% rispetto al 2023 e hanno segnato un’incidenza del risultato sul giro d’affari non inferiore al 4% sia nel 2024 che nel 2023. Nel biennio analizzato, tali gruppi hanno realizzato un incremento aggregato delle vendite pari al +32,4%, dato considerevole se raffrontato alla performance negativa dell’intero comparto manifatturiero, pari al -0,7%1. Quattro delle dinamiche hanno sede nel Nord Ovest (tre in Lombardia e una in Piemonte), due nel Centro (una nelle Marche e una nel Lazio) e due nel Sud e Isole (entrambe in Abruzzo). Quanto alla ripartizione settoriale, prevale il comparto farmaceutico con quattro player, a cui seguono il meccanico-elettronico e l’alimentare-bevande (entrambi con due aziende).
Dai farmaci oncologici ai semiconduttori, passando per il design di lusso, gli spirits e i formaggi d’eccellenza, queste imprese incarnano il profilo vivace e innovativo dell’Italia industriale e tecnologica. La loro forza risiede anche nella spinta internazionale: nel complesso, oltre il 75% del loro fatturato aggregato proviene dalle esportazioni, una quota nettamente superiore rispetto al 51%1 registrato dalla manifattura nel suo insieme. Peraltro, come si evince dai dettagli disponibili nell’Allegato 5, alcune imprese dinamiche realizzano oltre il 90% dei ricavi all’estero.
Di seguito vengono presentate le otto aziende riconosciute virtuose in questa edizione. Cinque di esse figuravano già tra le selezionate in anni precedenti:
• Dompé Holdings (Aq), realtà di spicco del settore biofarmaceutico, nota per la sua forte vocazione all’innovazione e alla ricerca scientifica, ha sviluppato nel tempo un ecosistema che integra biotecnologie, intelligenza artificiale e investimenti in ambiti ad alto impatto sociale, come la salute e l’agricoltura. Con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente, nel 2024 ha superato 1,2 miliardi di euro di fatturato (81,1% all’estero), grazie soprattutto al successo negli Stati Uniti del farmaco Oxervate (oftalmologico). L’azienda conta circa 760 risorse impegnate a sostenere la crescita e l’eccellenza scientifica su scala globale.
1 Fonte: Area Studi Mediobanca, Dati Cumulativi di 1905 società industriali italiane, ed. 2025.
Curiosità: Dompé è tra le prime aziende italiane ad aver integrato l’AI generativa nei
processi di drug discovery, collaborando con centri di ricerca internazionali.
• Technoprobe (Lc), multinazionale italiana leader nel settore della microelettronica, unica quotata tra le dinamiche, specializzata nella produzione di probe card per il collaudo dei semiconduttori. Fondata nel 1996 da Giuseppe Crippa, figura pionieristica scomparsa recentemente all’età di 90 anni, l’azienda ha registrato nel 2024 un fatturato di oltre 540 milioni di euro (di cui il 97,8% all’export), in crescita del 32,7% rispetto all’anno precedente. L’espansione è stata favorita dall’ingresso del gruppo DIS Tech nel perimetro di consolidamento, dalla ripresa dei volumi nel segmento consumer e dal rafforzamento della presenza nel mercato dell’intelligenza artificiale.
Con circa
3.360 addetti, Technoprobe si conferma partner strategico dei principali produttori mondiali di chip, consolidando il proprio ruolo nell’evoluzione tecnologica globale. Curiosità: l’azienda è nata tra il garage e la mansarda della famiglia Crippa a Merate (Lc).
• BSP Pharmaceuticals (Lt), azienda italiana specializzata nella produzione di farmaci oncologici e biotecnologici, con particolare attenzione alle terapie avanzate. Opera come CDMO (Contract Development and Manufacturing Organization), offrendo soluzioni personalizzate per aziende farmaceutiche globali. Nel 2024 ha registrato un fatturato di circa 533 milioni di euro (di cui il 99,7% oltreconfine), con una crescita del 54,5% rispetto all’anno precedente, grazie a investimenti in impianti, tecnologie e competenze. Con oltre 1.200 dipendenti, BSP continua a investire in ricerca, sostenibilità e formazione, affermandosi come leader nel settore farmaceutico italiano ed europeo.
Curiosità: l’azienda ha ottenuto il riconoscimento istituzionale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha visitato lo stabilimento di Latina in occasione della Festa del Lavoro 2025.
• Branca International (Mi), storica realtà italiana attiva nel settore delle bevande alcoliche, con sede a Milano e una solida presenza internazionale. Fondata nel 1845 da Bernardino Branca, celebra nel 2025 il suo 180° anniversario, testimonianza di una lunga tradizione imprenditoriale e familiare. Nel 2024 ha registrato un fatturato di oltre 420 milioni di euro, in crescita del 25,1% rispetto all’anno precedente, con il 91,1% dei ricavi generati all’estero. Il miglioramento dei risultati economici è stato sostenuto da una minore svalutazione del cambio Euro/ARS rispetto al 2023 e da un aumento del 17,9% delle vendite della controllata Fratelli Branca Destilerías S.A. in Argentina, ove spopola il Fernandito (Fernet-Branca e Coca-Cola). Con 360 dipendenti, il gruppo conferma il ruolo strategico del mercato sudamericano, dimostrando capacità di adattamento alle dinamiche globali e coerenza con la propria identità storica. Curiosità: Il Fernet-Branca è stato originariamente creato nel 1845 come medicinale per la cura di malattie allora molto diffuse come il colera e la malaria.
• Gessi Holding (Vc) gruppo piemontese attivo nel settore del private wellness, dell’arredo bagno e cucina di alta gamma, ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 280 milioni di euro, in crescita del 23,9%. L’aumento è stato sostenuto da un andamento positivo sia nel mercato internazionale che in quello domestico, dalla valorizzazione del portafoglio prodotti e dalla capacità di intercettare segmenti di mercato favorevoli. A contribuire ulteriormente ai risultati positivi è stata anche la realizzazione dei progetti
immobiliari delle società del gruppo, che hanno generato valore aggiunto. Con oltre 740 dipendenti e l’80% del fatturato estero, Gessi conferma la solidità del proprio modello di business, proseguendo un percorso di crescita che coniuga visione strategica, innovazione e radicamento territoriale. Curiosità: il quartier generale di Gessi è immerso in un parco naturale in Valsesia, con percorsi sensoriali e installazioni artistiche per dipendenti e visitatori. Ad esse si aggiungono tre new entry:
• Alfasigma (Pe), multinazionale farmaceutica italiana nata dalla fusione tra Alfa Wassermann e Sigma-Tau. Nel 2024 ha registrato ricavi record pari a 1,86 miliardi di euro, con una crescita del 36,3%, spinta da importanti acquisizioni: Intercept Pharmaceuticals a fine 2023 e il gruppo Galapagos a inizio 2024. L’azienda ha ricevuto 150 milioni di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti al fine di sviluppare terapie innovative e sta valutando l’ingresso di un partner strategico di minoranza per accelerare la crescita internazionale. Con una quota export del 62,1%, l’azienda si conferma tra i principali player italiani del settore. Il gruppo conta oltre 3.400 dipendenti, impegnati in ricerca, produzione e distribuzione, con sedi in oltre 100 mercati in Europa, Nord e Sud America, Asia e Africa.
Curiosità: Alfasigma ha creato un comitato interno di millennials per coinvolgerli nelle decisioni strategiche aziendali. Si tratta di uno dei pochi casi documentati di empowerment generazionale in ambito farmaceutico.
• Sabelli (Ap), azienda attiva nel comparto caseario, ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 314 milioni di euro, in crescita del 20,3%. L’incremento è stato trainato dal consolidamento, a partire dal 1° luglio 2024, di Stella Bianca e dall’aumento delle vendite all’estero di prodotti freschi e a denominazione di origine, grazie a partnership commerciali mirate e a una strategia di internazionalizzazione. Nel corso dell’anno l’impresa ha ampliato la propria offerta con nuove referenze senza lattosio e ha rinnovato il packaging, rafforzando il posizionamento nei segmenti del libero servizio e dei mercati esteri. L’azienda conta oggi oltre 590 dipendenti.
Curiosità: “Con il latte nelle vene. Storia di un’azienda e del suo fondatore” racconta la vita e la carriera di Archimede Sabelli, imprenditore visionario che ha trasformato una piccola attività familiare in uno dei principali gruppi italiani nella produzione di formaggi freschi e mozzarelle.
• Flamma (Bg) azienda farmaceutica attiva dal 1950, specializzata nella produzione di principi attivi e intermedi chimici. Con un fatturato di 200 milioni di euro e una forte vocazione internazionale (il 90% del giro d’affari è generato all’estero), impiega oggi oltre 860 persone. Nel 2024 ha registrato una crescita significativa delle vendite (+32%), trainata dall’aumento dei volumi produttivi grazie al nuovo sito di Bulciago (Lc) e dalla maggiore richiesta di alcuni prodotti chiave. Ad agosto ha inaugurato un impianto da 50 milioni di dollari a Dalian, nella provincia di Liaoning in Cina, rafforzando la propria presenza globale. Tra il 2022 e il 2025 l’azienda ha ricevuto fondi regionali per progetti legati alla transizione ecologica e all’innovazione chimica, confermando il proprio impegno verso una produzione sostenibile e tecnologicamente avanzata.
Curiosità: “Non smettere mai di andare avanti”. È con questo motto, scritto nel cielo con droni luminosi, che l’azienda ha accompagnato l’inaugurazione del suo nuovo impianto all’avanguardia a Dalian.
Banche (Allegato 6)
L’analisi storica delle graduatorie bancarie dal 1965 al 2024 mostra una forte concentrazione su pochi grandi gruppi. Banca Nazionale del Lavoro si distingue come l’istituto più presente in prima posizione in modo continuativo dal primo anno fino all’edizione 1992. Negli anni successivi emergono i gruppi Unicredit e Intesa Sanpaolo (insieme a San Paolo Torino e Cariplo), che si sono alternati nella leadership. Nel complesso, il settore bancario conferma un mercato polarizzato, dominato da tre principali attori.
Per l’edizione corrente sono stati analizzati 359 bilanci, di cui 39 consolidati. L’attivo tangibile degli istituti italiani (dati non consolidati) ammonta a 2.695 miliardi di euro, con una diminuzione di 49 miliardi (-1,8%) sul 2023, decremento legato per lo più alla flessione degli impieghi (sia verso clientela che interbancari) e delle disponibilità liquide (cfr. Tab. V). Le prime due banche hanno un attivo tangibile pari al 77% del PIL italiano.
Complessivamente nel 2024 la redditività del comparto bancario si è mantenuta sui livelli dell’anno precedente, pur presentando qualche flessione in valore assoluto rispetto agli incrementi del 2023. I tassi di interesse da parte della BCE sono diminuiti a partire dal secondo semestre del 2024, pertanto il margine di interesse ha avuto un incremento di 2 mld contro i quasi 14 del 2023.
Dopo il picco del 2015 (€198 mld), la massa dei crediti deteriorati netti a fine 2024 (dati consolidati) ammonta a €26 mld, in diminuzione del 4,2% rispetto all’anno precedente, €1,1 mld in meno, di cui €0,6 mld di sofferenze e €0,5 mld di inadempienze probabili (UTP) e altri NPL. Il coefficiente patrimoniale di vigilanza si attesta al 20,1% per il sistema (media europea a fine 2024 al 20,2%2). Le banche Commerciali sono al di sotto della media (19,5%), le BCC e le Popolari, invece, segnano valori superiori (rispettivamente 25% e 21,4%). Vale la pena ricordare che il tasso di patrimonializzazione del sistema bancario italiano permane su livelli solidi e resilienti sia in termini di requisiti minimi (8% il totale dei fondi propri sulle RWA) che in termini di coefficienti richiesti dall’autorità di vigilanza europea ad ogni singolo istituto significativo.
Il conto economico del sistema bancario (dati non consolidati) segnala:
• Aumento del margine di interesse pari a €2,2 mld (+4,7% sul 2023, da €45,2 mld a €47,4 mld), come differenza tra ricavi finanziari a €101,4 mld e costo del denaro a €54 mld; aumento delle commissioni (+7,4%), utili e perdite da negoziazione (+12,8%) e dividendi (+2,2%).
• Aumento dei ricavi a €91,2 mld (+5,5%), quale saldo delle dinamiche precedenti.
• Effetto delle principali voci di spesa: costo del lavoro (+6,3%, per via dell’aumento del contratto di settore e per la presenza di incentivi all’esodo), oneri amministrativi (+1,2%) e ammortamenti (+2,3%).
• Nonostante l’incremento dei costi, migliora il cost/income ratio che scende dal 55,4% (2023) al 54,6% (2024): migliorano le Commerciali (54,8% dal 55,8%), di contro le Popolari passano dal 62,6% al 65,8%, stabili le BCC.
• Le svalutazioni dei crediti diminuiscono del 9,4% (-€0,5 mld), da €5 mld a €4,5 mld; rispetto ai ricavi la loro incidenza scende dal 5,8% del 2023 al 5% del 2024 nonostante gli scenari incerti.
• Aumento del risultato corrente di €3,5 mld rispetto al 2023, da €34,6 mld a €38,1 mld nel 2024.
• Roe di sistema positivo (+14,6%, superiore alla media europea a +10,5%3); tra le categorie in evidenza quello delle Commerciali (+13,6%) e, soprattutto, quello delle banche di Gestione Titoli e Patrimoni (+32,7%).
• L’utile aggregato è stato pari a €31,7 mld (in diminuzione rispetto ai €34,5 mld del 2023); spicca quello delle Commerciali a €23 mld (di cui €8,1 per Unicredit e €5,6 mld per Intesa Sanpaolo), quello delle BCC a €3,4 mld e quello di Gestione Titoli e Patrimoni a
€3,7 mld; analizzando i verbali delle assemblee, nel 2024 sono stati destinati a dividendi
€18 mld.
Nel 2024 le aggregazioni sono state 5 e hanno interessato soprattutto le BCC (4 operazioni). I due principali gruppi cooperativi risultano pertanto composti da 116 banche per il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea e da 66 per il Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca, mentre 35 appartengono alla Federazione delle Casse Raiffeisen. Nel decennio si è passati da 488 istituti a 319, 169 in meno.
Le BCC risultano l’unica presenza bancaria (881 sportelli) in 776 Comuni italiani (36 in più rispetto all’anno precedente), soprattutto in quelli caratterizzati da una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Il totale dei dipendenti è caratterizzato per il 58% da presenza maschile e per il 42% da presenza femminile.
La forza lavoro è diminuita dello 0,6%, poco più di 1.600 unità, quasi tutte appartenenti alle banche Commerciali (in larga parte per i già citati incentivi all’esodo); in aumento, invece, gli addetti delle BCC, +261 unità (+0,8%) e quelli delle banche di Gestione Titoli e Patrimoni, +349 unità (+3,4%). Complessivamente, negli ultimi dieci anni, la riduzione occupazionale è stata di 50 mila unità (-11,3%).
Sportelli
Nel 2024 sono stati chiusi 586 sportelli (-3%), da 19.692 (2023) a 19.106 unità (estendendo il confronto a inizio decennio, la contrazione è pari al 33%). Si tratta del fenomeno della “desertificazione finanziaria”: alla fine del 2024, in Italia 3.380 comuni, pari al 42,8% del totale, risultavano privi di sportelli bancari, in incremento del 55% rispetto al 2008, quando erano 2.180. In media ci sono 14 dipendenti per sportello; i più snelli restano ancora quelli delle BCC con 8 dipendenti.
Top 20
Nel 2024 la classifica delle prime 20 banche italiane (in base al totale attivo tangibile) non subisce variazioni di rilievo rispetto all’edizione precedente. Sul podio troviamo Intesa Sanpaolo (€922,7 mld, -3,2%) che mantiene salda la prima posizione, seguita da UniCredit (€781,8 mld,
-0,1%) e CDP – Cassa Depositi e Prestiti (€391,3 mld, -1,2%); dal 4° al 10° posto del ranking, dove non si verificano sostanziali modifiche, troviamo rispettivamente Banco BPM (€196,9 mld, -1,9%), Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea (€164,4 mld, -5,7%), Bper Banca (€139,9 mld, -1,1%),
Banca Monte dei Paschi di Siena (€122,4 mld), Mediobanca (€98,2 mld, +8,1%), Banca Nazionale del Lavoro (€92,8 mld, -9,8%) e Crédit Agricole Italia (€90,9 mld, -1,9%). Proseguendo verso il basso si trovano Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca (€86,9 mld, -2,9%), Banca Mediolanum (€85,9 mld, +10,7%), Credito Emiliano (€67,5 mld, -0,1%), Banca Popolare di Sondrio (€56,6 mld, -1,9%), FinecoBank (€34,6 mld, +4,1%), Deutsche Bank (€30,6 mld, -5,7%), Banca Sella Holding (€22 mld, +1,8%), Banco di Desio e della Brianza (€18,6 mld, +0,4%), Banca Generali (€16,7 mld, +8,5%) e infine Cassa di Risparmio di Bolzano (€15,5 mld, -9,8%).
Assicurative, leasing, credito al consumo e factoring (Allegati 7 e 8)
Nel comparto assicurativo, Generali mantiene il dominio assoluto della Top10 dei gruppi ed è la regina incontrastata in tutte le 60 edizioni. Chiude il 2024 con “ricavi assicurativi derivanti dai contratti assicurativi emessi” pari a 54,1 miliardi di euro ovvero il 67% del totale realizzato dall’intero comparto. Seguono Unipol Assicurazioni (€9,8mld) e Società Reale Mutua di Assicurazioni (€4,4mld). Le posizioni nella Top5 dei gruppi assicurativi muterebbero parzialmente considerando i premi lordi (non più indicati nei nuovi schemi di bilancio consolidato): al primo posto stabile Generali (€95,2mld) seguita da Intesa Sanpaolo Assicurazioni (€19,6mld), Poste Vita (€18mld), Unipol Assicurazioni (€15,6mld) e Mediolanum Vita (€6,5mld). Il principale datore di lavoro è Assicurazioni Generali con circa 86,9mila risorse, una presenza femminile pari a 45,3mila unità (52,2% del totale) e di under30 a 11.303 (13% del totale). Generali Italia guida la classifica delle principali imprese assicuratrici italiane chiudendo il 2024 con premi lordi pari a 18,6 miliardi di euro. Seguono, a breve distanza, Poste Vita (€18,1mld) e Intesa Sanpaolo Assicurazioni (€13,9mld).
UniCredit Leasing conduce la classifica delle 29 società di leasing chiudendo il 2024 con attivi per locazioni pari a 6,7 miliardi di euro. Seguono a distanza Alba Leasing (€4,9mld) e Credemleasing (€3,4mld). Il principale datore di lavoro è BNP Paribas Leasing Solutions con 513 risorse.
Findomestic Banca è la prima delle società di factoring e credito al consumo, con crediti pari a 21,1 miliardi di euro davanti a Crédit Agricole Auto Bank (€18,3mld) e Agos-Ducato (€16,9mld). Il principale datore di lavoro è Findomestic Banca con un organico costituito da
2.451 unità.
