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ANM * DDL 44/24: «TEST PSICO-ATTITUDINALI PER GLI ASPIRANTI MAGISTRATI, INUTILI E PERICOLOSI»

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18.34 - sabato 8 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Mentre il dibattito pubblico si concentra sulla riforma Costituzionale della magistratura, procede spedito, lontano dai riflettori, pure il cammino delle prove psico-attitudinali per gli aspiranti magistrati, introdotte dalla legge 71/22 che ha demandato l’attuazione di tale novità al Governo, previa delibera del CSM.

Si tratta di una novità che ha minato in radice anche il concorso di accesso alla magistratura ordinaria, che è il primo tassello della sua indipendenza a garanzia dell’unico primato possibile in democrazia, che è quello della LEGGE uguale per tutti.

L’accesso alla magistratura è basato su una selezione esclusivamente tecnico giuridica coerente con la natura indipendente della funzione giudiziaria. I giudici – a differenza di altre categorie che pure svolgono funzioni delicate e per le quali i test rispondono a peculiari esigenze operative – sono soggetti soltanto alla LEGGE.

I test per gli aspiranti magistrati sono inutili, perché si collocano all’esito di un percorso di preparazione estremamente impegnativo e faticoso e a valle del positivo superamento di prove tecniche assai complesse e difficili, rischiando di vanificare lo sforzo selettivo messo in campo (anche economicamente) e prestando il fianco a sistematiche contestazioni dinanzi al Giudice Amministrativo, in un momento nel quale peraltro l’esigenza di ripianare le scoperture di organico, con selezioni efficienti ed efficaci, è sempre più urgente.

Soprattutto, sono pericolosi, perché insinuano l’idea che l’equilibrio si possa verificare anche fuori dall’esercizio delle funzioni e prescindendo da comportamenti concreti, introducendo canoni di idoneità diversi da quelli tecnico giuridici, astrattamente idonei a prevalere sui primi e, in ragione della loro intrinseca natura, solo apparentemente governati dal CSM.

L’equilibrio nell’esercizio delle funzioni è già espressamente previsto quale prerequisito che deve necessariamente accompagnare il percorso professionale dei magistrati ed è oggetto di numerose verifiche nell’ambito delle periodiche valutazioni di professionalità.

 

Quando era in gestazione questa riforma, abbiamo espresso forte dissenso, ma non siamo stati ascoltati. Noi, però, continuiamo a vigilare, a spiegare e anche a sperare che ci si fermi in tempo.

 

Approvato all’unanimità dal Comitato Direttivo Centrale

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