(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I dati del nuovo report Spiagge di Legambiente e dell’Osservatorio Città Clima: Non solo caldo record, in Italia comuni costieri e spiagge sempre più minacciati da crisi climatica
ed eventi meteo estremi che amplificano il fenomeno dell’erosione dei lidi
Dal 2010 al 2026 salgono a 308 i comuni costieri, pari al 48% del totale, colpiti da 1.073 eventi meteo estremi. Allagamenti, trombe d’aria e mareggiate gli eventi più frequenti. Negli ultimi 5 anni impennata delle mareggiate (+550%) e delle raffiche di vento (+80%) Il Sud Italia il più colpito con Sicilia (232), Puglia (136) e Calabria (104). Tra le città, Genova (50), Bari (44) e Palermo (38) registrano più eventi meteo estremi.
In Italia manca un piano nazionale di adattamento specifico per le coste. In Europa, meglio di noi fanno Spagna e Inghilterra dotate già da anni di strategie ad hoc e il Belgio con interventi contro le inondazioni
Legambiente: “Indirizziamo al Governo sei proposte per una gestione sostenibile delle aree costiere. Tra le priorità, urgente stanziare le risorse per attuare il Piano di Adattamento ai Cambiamenti climatici e definire un piano nazionale per l’adattamento delle coste. Basta rincorrere le emergenze, bisogna prevenirle”.
Non solo caldo record e temperature bollenti. L’Italia è sempre più sferzata anche da piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d’aria, tutti eventi meteo estremi che non risparmiano neanche i comuni costieri. La conferma arriva dai dati dell’ultimo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima. In Italia negli ultimi 16 anni, dal 2010 al 2026, salgono a 308 su un totale di 643 (pari al 48% del totale) le località costiere colpite da ben 1.073 eventi meteo estremi (pari al 38,6% del totale che ammonta a 2.778, anch’essi in aumento). Dati per altro in costante aumento se si pensa che fino al 2025 la percentuale dei comuni costieri colpiti si attestava al 45,4% con 1.028 eventi meteo estremi, al 2024 era al 41,2% con 885 eventi meteo estremi, e nel 2023 era al 37,3% e 780 eventi meteo estremi.
Allagamenti da piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107) gli eventi meteo estremi registrati in questi sedici anni con più frequenza. Preoccupa anche l’intensificarsi di mareggiate e raffiche di vento che negli ultimi 5 anni (dal 2022 al 2026) hanno segnato rispettivamente un aumento del +550% e del +80%. A livello regionale, in questi 16 anni il Sud d’Italia risulta essere l’area più colpita con Sicilia (232 eventi meteo estremi), Puglia (136), e Calabria (104) nelle prime tre posizioni della classifica delle regioni con più eventi meteo estremi, seguite da Liguria (99), Lazio (88) e Campania (88). Tra le città, il triste primato spetta a Genova (50), seguita da Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). All’11esimo posto il litorale romano con Ostia segnata da 12 eventi meteo estremi e al 14esimo posto da Cesenatico, sulla costa dell’Emilia-Romagna. A questi dati si aggiungono quelli dell’erosione costiera amplificata dalla crisi climatica in corso. Negli ultimi cinquant’anni, secondi i dati ISPRA, lungo i litorali italiani sono spariti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge, con la perdita diretta di importanti ecosistemi e l’esposizione ad un rischio di degrado di una fascia di territorio sempre più compressa dallo sviluppo urbano e infrastrutturale.
Accanto ai dati, Legambiente torna a denunciare la mancanza in Italia di un piano nazionale per l’adattamento specifico delle coste alla crisi climatica su cui è urgente lavorare insieme allo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Due priorità che indirizza al Governo insieme ad altre quattro posposte, ossia l’urgenza di una legge contro il consumo di suolo, di interventi di rinaturalizzazione delle coste, ad esempio ricostituendo le fasce dunali e zone umide e paludose, oltre che a garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, ristabilire la legalità e fermare il cemento sulle spiagge.
In Europa cosa si sta facendo: In Europa meglio dell’Italia, fanno Spagna, Inghilterra e Belgio che da anni stanno già dando un esempio importante sul fronte della gestione delle coste e la protezione dalle inondazioni. In Spagna, ad esempio, dal 2017 è stata approvata la strategia di adattamento costiero agli effetti dei cambiamenti climatici, soggetta a Valutazione Ambientale Strategica. In Inghilterra i Piani di Gestione Costiera (Shoreline Management Plans) contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia Nazionale per la Gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera e definiscono un approccio con uno scenario fino al 2105. Esistono 20 piani che coprono la costa inglese (mentre Scozia e Galles hanno Piani nazionali specifici), sviluppati tra il 2006 e il 2012, sono consultabili da tutti online. Un altro strumento a disposizione delle autorità locali e del pubblico è la nuova Mappa Nazionale del Rischio di Erosione Costiera, che utilizza i dati di monitoraggio della Rete Nazionale dei Programmi Regionali di Monitoraggio Costiero e tiene conto delle proiezioni climatiche del Regno Unito redatte nel 2018. In Belgio sono attivi interventi per la protezione dalle inondazioni, come ad esempio quelli avviati a Hedwige e Prosper Polders, aree sotto il livello del mare e soggette spesso a mareggiate.
“I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori. Occorre mettere in campo una strategia nazionale di difesa delle coste sempre più fragili a causa della crisi climatica ma anche dell’eccessiva attività antropica e del consumo di suolo. L’aumento degli eventi meteo estremi e il Ciclone Harry che nei mesi scorsi ha colpito diverse regioni della Penisola siano un monito e non restino inosservati. Il nostro Paese fonda gran parte della sua economia su mare, turismo e pesca, non può permettersi il lusso di riconcorrere le emergenze, deve prevenirle”.
Focus erosione costiera, posidonia e buone pratiche: Legambiente nel suo report, grazie al contributo scritto da Sergio Cappucci, ENEA, e da Enzo Pranzini, Università di Firenze, ricorda anche come la posidonia sia un alleato prezioso per contrastare l’erosione costiera. Gli accumuli di Posidonia spiaggiata e altri materiali vegetali (tronchi, canne), quando non eliminati, possono costituire infatti un elemento di protezione contro l’azione delle mareggiate. Ad oggi, però, in molti tratti costieri si ricorre ancora alla pulizia meccanizzata degli arenili durante la stagione estiva che provoca una perdita di sabbia, sia perché essa è contenuta all’interno della banquette, sia perché i mezzi meccanici affondano spesso nel corpo della spiaggia prelevando anche i sedimenti. Per questo l’associazione ambientalista torna a chiedere una maggiore attenzione per la posidonia spiaggiata.
Oltre a ciò, Legambiente segnala anche alcune buone pratiche a livello nazionale, tra questi il Piano per la gestione del Parco Regionale Isola di S. Andrea ed il litorale di Punta Pizzo in Puglia e il progetto LIFE Providune “Conservazione e ripristino degli habitat dunali nei siti delle province di Cagliari, Matera e Caserta”, e il più recente progetto LIFE terrAmare, coordinato da DREAM Italia e di cui Legambiente è partner, nato per promuovere la gestione sostenibile delle coste nei siti Natura 2000 in Italia e in Grecia che, grazie a “Comunità per le spiagge ecologiche”, diffonderà buone pratiche di turismo sostenibile oltre ad aumentare la protezione delle coste lavorando alla stabilizzazione delle dune e alla promozione di ormeggi a basso impatto ambientale per la tutela della posidonia oceanica.
Concessioni Spiagge: Altro grande tema, riguarda quello delle concessioni balneari e delle gare richieste dalla Direttiva Europea 2006/123/CE. Su questo Legambiente chiede un lavoro di qualità sui progetti e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di accelerare nella definizione delle Linee Guida per le gare di affidamento delle concessioni balneari, fondamentali per stabilire parametri di sostenibilità e non solo. Ad oggi il Governo ha risposto cercando la strada più semplice, ossia estendendo la validità delle concessioni esistenti al 30 settembre 2027, con i Comuni obbligati ad avviare procedure di gara entro il 20 giugno 2027. Nel corso del 2025 numerose sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali hanno bocciato, com’era prevedibile, la proroga legislativa concessa dal Governo Meloni e le proroghe decise da alcuni Comuni (tra i più recenti casi quelli di Grosseto e di altri Comuni costieri toscani quali Viareggio, Camaiore, Forte). Per fortuna intanto Regioni, Province e Comuni, stanno andando avanti definendo delle linee guide che vanno nella strada giusta.
“In Italia – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente – occorre evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico. Per questo nel nostro nuovo report portiamo in primo piano un protocollo promosso dall’Associazione Mare Libero e basato sulla co-programmazione, previsto dall’art. 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per accompagnare i Comuni nella ridefinizione complessiva della pianificazione costiera. La co-programmazione consente alle amministrazioni di individuare, insieme agli enti del Terzo Settore, i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari e le risorse disponibili, attraverso un processo strutturato in cui competenze tecniche, scientifiche e civiche”.
Tra gli esempi, in Veneto, il Comune di Jesolo ha stabilito di assegnare il punteggio di gara sulla base di un’ampia serie di parametri, valorizzando particolarmente gli investimenti che l’operatore si impegna a realizzare nel corso della durata della concessione. In questo modo, è stata premiata l’innovazione nei servizi e nelle infrastrutture, con una forte attenzione agli interventi di riqualificazione ambientale e infrastrutturale e di valorizzazione di produzioni locali.
