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COLDIRETTI: «INCENDI: 6 SU 10 CAUSATI DA PIROMANI, TRIPLICATI I BOSCHI BRUCIATI NEL 2026»

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14.11 - lunedì 27 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Anche a causa dell’azione dei piromani gli ettari di boschi e terreni bruciati hanno superato i 66mila ettari nel 2026, oltre il triplo rispetto alla media storica degli ultimi vent’anni. Con una quota di incendi di origine dolosa che può arrivare fino al 60% è necessario dunque rafforzare la prevenzione, intensificare i controlli e valorizzare il ruolo degli agricoltori come presidio del territorio, investendo anche nell’educazione ambientale per difendere un patrimonio indispensabile per la biodiversità, la sicurezza idrogeologica e la qualità della vita delle comunità.

È quanto afferma la Coldiretti in relazione alla nuova ondata di incendi che sta interessando il Mezzogiorno, dalla Puglia alla Sicilia fino alla Basilicata, mentre brucia anche il resto d’Europa, dalla Francia alla Spagna.

Nel giro di una settimana gli ettari di boschi e terreni percorsi dalle fiamme hanno subito una vera e propria impennata, secondo un’analisi Coldiretti su dati Effis, il sistema di Copernicus che monitora i roghi di grandi dimensioni, e il ritorno del caldo record potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione.

Le temperature tropicali e la prolungata assenza di piogge stanno creando le condizioni ideali per la diffusione degli incendi, favorendo anche l’azione criminale di chi appicca volontariamente il fuoco.

Decine di migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli, oliveti e terreni agricoli sono già andati distrutti, con danni gravissimi alle produzioni, agli ecosistemi e alle economie locali.

Dietro alcuni roghi si nascondono interessi speculativi che puntano al cambio di destinazione d’uso dei terreni o all’installazione di impianti fotovoltaici, fenomeni che richiedono la massima attenzione e controlli rigorosi.

Il conto pagato dal Paese è pesantissimo.

Oltre al patrimonio boschivo vengono compromessi habitat naturali, biodiversità, attività agricole e forestali, turismo ambientale e capacità del territorio di trattenere l’acqua e contrastare frane e alluvioni.

Per ricostituire un bosco devastato dalle fiamme possono essere necessari fino a quindici anni, mentre i danni economici e ambientali si protraggono per decenni.

Accanto all’azione dei piromani pesano anche incuria e comportamenti irresponsabili.

Per questo Coldiretti e Federforeste hanno predisposto un vademecum con le principali regole di prevenzione.

La mancata manutenzione del sottobosco, la presenza di vegetazione secca e il vento aumentano in modo esponenziale il rischio di propagazione delle fiamme, soprattutto nelle aree interne e più difficili da raggiungere.

È quindi fondamentale accendere fuochi solo nelle aree autorizzate, sorvegliarli costantemente, spegnere completamente barbecue e braci prima di allontanarsi e non abbandonare mai mozziconi di sigaretta o altri materiali incandescenti.

In Italia la superficie forestale ha raggiunto il livello record di quasi 120 mila chilometri quadrati.

Eppure solo due boschi su tre sono gestiti e sottoposti a cure colturali, mentre un terzo è lasciato all’abbandono, diventando più vulnerabile agli incendi, alla siccità, agli eventi climatici estremi e agli attacchi di insetti e parassiti.

Un patrimonio che va tutelato anche attraverso una gestione attiva del bosco e il sostegno alle imprese agricole e forestali che ogni giorno garantiscono manutenzione, sorveglianza e cura del territorio.

Difendere i boschi significa difendere il futuro del Paese.

Per questo è indispensabile investire in prevenzione, manutenzione e presidio del territorio, riconoscendo il ruolo strategico degli agricoltori come prime sentinelle contro il dissesto idrogeologico, gli incendi e l’abbandono delle aree interne.

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