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ISTAT * BANCHE / PROTESTI E ASSEGNI (2024): «IL NORD-EST AI MINIMI, ALTO ADIGE E TRENTINO AI LIVELLI PIÙ BASSI, CON 0,1 E 0,2 PERSONE PROTESTATE OGNI MILLE ABITANTI»

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12.24 - lunedì 27 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In lieve calo i protesti, aumenta il loro valore monetario. Nel 2024 i protesti iscritti nel Registro informatico dei protesti sono 222.999, di cui 197.713 cambiali (l’88,7%) e 25.286 assegni (l’11,3%). Rispetto al 2023, i protesti nel loro complesso diminuiscono lievemente (-0,9%), mentre calano dell’81,3% rispetto al 2013, quando erano pari a 1.192.984. Il loro valore monetario supera i 264 milioni di euro: circa 181 milioni le cambiali (68,5%) e circa 83 milioni (31,5%) gli assegni. Il valore complessivo dei protesti aumenta del 10,5% rispetto al 2023, mentre diminuisce del 90,2% rispetto al 2013, quando superava i due miliardi e mezzo di euro.

I soggetti protestati sono 61.040, in calo dell’1,3% rispetto al 2023: 42.590 persone (69,8%, -2,2% rispetto al 2023) e 18.450 imprese (30,2%, +0,8%). I soggetti protestati si riducono del 75,1%, rispetto al 2013, quando erano pari a 245.210.
In media, nel 2024, sono 3,7 i protesti per soggetto protestato iscritti nel Registro, dato sostanzialmente stabile rispetto al 2023.

 

In leggera diminuzione il numero dei protesti

I protesti hanno assunto rilevanza statistica dalla fine degli anni Venti (oltre un milione all’anno) , sono aumentati soprattutto a partire dagli anni successivi alla Seconda guerra mondiale fino a toccare i livelli più alti alla fine degli anni Sessanta (oltre 16 milioni all’anno). Dai primi anni Settanta iniziano a diminuire: scendono sotto il milione dal 2014 e sotto i 500mila nel 2018. Nel 2024 sono 222.999 e rappresentano circa un quinto dei protesti registrati nel 2013 (primo anno della nuova serie storica).

Sebbene sia un fenomeno numericamente sempre più esiguo, i protesti restano un indicatore economico e sociale importante che offre la possibilità di misurare la sofferenza economica, soprattutto di quella parte della popolazione e dell’imprenditoria che, per diverse ragioni, rimane fuori dalle varie forme di finanziamento, dal credito al consumo e dalla digitalizzazione dei pagamenti .

È il caso, ad esempio, di chi non può accedere alle forme di credito ufficiale per i costi troppo alti o per i requisiti troppo stringenti o perché “cattivi pagatori” per un disguido, un ritardo di pagamento subito a sua volta o una crisi improvvisa. L’uso delle cambiali o degli assegni, in questi casi, è una scelta “obbligata”, di “sopravvivenza”, dettata dalla carenza di liquidità, dalla mancanza di credito digitale e che utilizza il proprio patrimonio personale a garanzia dei propri debiti (con eventuale pignoramento in caso di insolvenza). Ma è anche il caso di coloro che operano in aree meno digitalizzate o in quei settori o contesti specifici che tradizionalmente continuano a usare cambiali o assegni come mezzo di pagamento dilazionato nel tempo, per la loro natura di titolo esecutivo, che permette di agire rapidamente in caso di mancato pagamento.

L’andamento dei protesti nel breve periodo è ancora in diminuzione, -0,9% nel 2024 rispetto al 2023. Il calo, tuttavia, procede a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti (-11,8% nel 2023). La riduzione è più decisa nelle Isole (-6,8%) e nel Nord-ovest (-5,7%), più lieve nel Nord-est (-0,8%), mentre il Centro segna una crescita (+6,4%) e il Sud rimane sostanzialmente stabile (+0,1%).
Le cambiali protestate sono 197.713 e coprono l’88,7% del totale dei protesti, con quote più elevate nel Nord-est (99,2%), al Sud (98,7%), nelle Isole (98,0%) e nel Nord-ovest (90,8%). Gli assegni (25.286) costituiscono l’11,3% del numero complessivo dei protesti, toccando quote più alte solo al Centro (31,8%).

Osservando il loro andamento, le cambiali protestate diminuiscono dell’1,5% rispetto al 2023, con fluttuazioni massime nelle Isole (-7,2%) e al Centro (-4,0%) e minime nel Nord-ovest e nel Nord-est (rispettivamente -0,3% e -0,4%); rimangono sostanzialmente invariate al Sud (+0,1%). Gli assegni protestati, al contrario, aumentano complessivamente del 4,2%, con picchi di crescita più elevati al Centro (+38,6%) e nelle Isole (+17,7%), mentre risultano in diminuzione nel Nord-ovest (-38,6%), nel Nord-est (-30,2%) e al Sud (-3,2%). In un’ottica di lungo periodo, tuttavia, sono ancora gli assegni a registrare la contrazione più forte (-89,1% rispetto al 2013, contro -79,4% delle cambiali).

Le cambiali protestate sono associate maggiormente alle persone (117.295; il 59,3% delle cambiali iscritte nel Registro informatico dei protesti – REPR), gli assegni alle imprese (15.607, il 61,7% di tutti gli assegni protestati). Le cambiali associate alle persone diminuiscono del 4,0% rispetto al 2023, al contrario di quelle associate alle imprese che aumentano del 20,8%. Gli assegni segnano invece una crescita sia se associati alle persone (+6,9%) sia alle imprese (+18,7%).

 

In aumento il tasso di utilizzo delle cambiali e in calo quello degli assegni

Il calo dei protesti sul lungo periodo dipende da molti fattori. L’utilizzo dei titoli di credito come mezzi cambiari per il pagamento dilazionato di una certa somma di denaro, su base fiduciaria, ha subito nel tempo sostanziali modifiche legate alla trasformazione dell’intero sistema creditizio e all’introduzione progressiva di nuovi metodi di pagamento digitalizzati. Secondo Banca d’Italia, nel 2024, le carte di pagamento, compresi i pagamenti fatti all’ATM (Automated Teller Machine ovvero Bancomat) e quelli effettuati con carte di debito a distanza, rappresentano il 73,4% dei pagamenti diversi dal contante; i bonifici e le disposizioni di incasso (addebiti preautorizzati, Riba, Mav) ne ricoprono il 26,2%, gli assegni bancari e circolari lo 0,4% .

In questo quadro, le cambiali emesse, calcolate sulla base delle marche da bollo rilasciate dall’Agenzia delle Entrate nel 2024, sono in diminuzione se si considera il lungo periodo (-41,2% rispetto al 2013), mentre sono in aumento rispetto al 2023. In particolare, tra il 2023 e il 2024 passano da 6.149.568 a 6.648.074 (+8,1%) e il loro tasso di utilizzo da 104 a 113 cambiali emesse ogni 1.000 abitanti (+8,2% rispetto al 2023; -39,9% rispetto al 2013 quando erano 188 ogni 1.000) (Figura 1).

Rispetto alla cambiale, l’uso dell’assegno è molto più diffuso, ma più in diminuzione sia nel lungo che nel breve periodo. Secondo Banca d’Italia, gli assegni bancari emessi passano da 58.274.249 nel 2023 a 50.834.617 nel 2024 (-12,8%; -76,8% rispetto al 2013, quando erano 219.550.952) e coprono lo 0,3% del volume totale delle transazioni non in contanti. Anche il loro tasso di utilizzo è in calo: gli assegni emessi ogni 1.000 abitanti passano da 988 nel 2023 a 862 nel 2024 (-12,7% rispetto al 2023; -76,3% rispetto al 2013, quando erano 3.640).

 

In calo il tasso di protesto delle cambiali, in lieve aumento quello degli assegni

Nel 2024 sono protestate 29,7 cambiali ogni 1.000 emesse (nel 2023 erano 32,6). Il tasso di assegni protestati è di 0,5 ogni 1.000 emessi (era 0,4 nel 2023). Considerando un arco di tempo più lungo, sia il tasso di cambiali sia il tasso di assegni protestati sono fortemente ridotti: nel 2013 erano rispettivamente 85,0 le cambiali protestate ogni 1.000 emesse e 1,1 gli assegni protestati ogni 1.000 emessi (Figura 1).

La riduzione della circolazione di cambiali e di assegni e del loro uso nel lungo periodo spiega solo in parte la consistente diminuzione dei protesti. Su questa dinamica ha inciso anche l’attività di pubblicità realizzata dal Registro informatico dei protesti (REPR) e, per gli assegni, anche l’esercizio di controllo da parte di altri organismi, come la Centrale di allarme interbancaria (CAI) . L’attività di pubblicità e di vigilanza sui soggetti protestati, infatti, ha lo scopo di tutelare chiunque abbia rapporti economici con il protestato. Il nome del debitore iscritto nel REPR è pubblico ed è di semplice consultazione da parte di chiunque voglia informazioni sull’eventuale debitore. Inoltre, tali servizi di vigilanza per gli assegni comportano effetti più restrittivi per i soggetti protestati in termini di accesso al credito e ai mezzi di finanziamento bancario, rispetto a quelli previsti dalla legislazione vigente in caso di pubblicità del protesto mediante il REPR .

 

Cambiali: uso più frequente nelle Isole; più protestate nel Nord-ovest

A livello territoriale, nel 2024 i tassi di protesto delle cambiali sono inversamente proporzionali a quelli di utilizzo.
Nel Nord-ovest si riscontra il tasso di utilizzo di cambiali più basso (82 cambiali emesse ogni 1.000 abitanti), ma anche il più alto tasso di cambiali protestate (46,9 ogni 1.000 cambiali emesse). Al contrario, le Isole sono l’area geografica nella quale le cambiali vengono utilizzate di più (181 cambiali emesse ogni 1.000 abitanti), ma anche quella in cui vengono protestate di meno (14,6 ogni 1.000 emesse) (Figura 2). Una situazione intermedia è rappresentata dal Centro e dal Sud sia per il tasso di utilizzo sia per quello di protesto.

 

Assegni: sia uso sia protesto più frequente al Centro

Gli assegni sono più diffusi al Centro (962 emessi ogni 1.000 abitanti), nelle Isole (952), nel Nord-ovest (895) e al Sud (874), mentre nel Nord-est si registrano i tassi più bassi di utilizzo (653 assegni emessi ogni 1.000 abitanti). I tassi degli assegni protestati sono più alti al Centro (1,6 per 1.000 emessi), mentre sono quasi nulli nel Nord-est, al Sud e nelle Isole. Tra le regioni emerge il Lazio per gli assegni protestati (3,7 per 1.000 emessi).

 

Cambiali: mancato pagamento soprattutto per insufficienti istruzioni su come restituire il debito

Il mancato pagamento si distingue a seconda della tipologia di titolo di credito protestato .
I motivi per cui le cambiali possono essere protestate sono nella maggioranza dei casi indicati dal domiciliatario (174.920; 88,5%), seguono quelli segnalati dal pubblico ufficiale (16.806; 8,5%) e dal debitore (4.413 nel 2024, pari al 2,2%). Per 1.574 cambiali (0,8%) si fa riferimento ad “altri motivi”.

L’87,4% del complesso delle cambiali (172.754; +1,0% rispetto al 2023) è protestato perché “Il domiciliatario non paga per mancanza di istruzioni” (Figura 3), con quote che vanno dal 98,4% del Nord-ovest al 76,5% delle Isole, e presenta una elevata difformità regionale: la percentuale è massima in Liguria (99,7%), minima in Basilicata (37,7%) e nulla in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste. Tale motivazione indica che il domiciliatario (ad esempio, la banca o l’istituto designato per il pagamento della cambiale) non ha ricevuto indicazioni chiare e specifiche da colui che ha emesso la cambiale su come procedere con il pagamento.

In altri casi la mancata istruzione può dipendere da una disfunzione comunicativa tra gli enti e le autorità competenti che ruotano, a diverso titolo, intorno alla posizione debitoria divenuta oggetto di protesto.
Per il 5,0% (9.980; -14.8% rispetto al 2023) e per il 2,2% (4.394; +4,0%) delle cambiali, il protesto è levato, rispettivamente, con i codici “Assente/chiuso: lasciato avviso” e “Riferirà (familiare, dipendente, portiere, altro)”. Il “…lasciato avviso” raggiunge nelle Isole il 13,5% di tutte le motivazioni, mentre è lo 0,5% nel Nord-ovest. Il residuo 5,4% è segnalato per altri codici.

 

Assegni: per lo più protestati per “mancanza totale o parziale di fondi”

Nel 2024 il 71,0% degli assegni (17.954; +8,9% rispetto al 2023) è protestato per “Mancanza totale o parziale di fondi nel momento in cui il titolo viene presentato per il pagamento” (codice A20), secondo l’art.2, Legge n.386 del 1990. A livello territoriale, tale motivazione raggiunge la quota massima nel Nord-est (74,0%) e quella minima nelle Isole (57,2%). A livello regionale la situazione è più differenziata: rappresenta il 100,0% delle motivazioni indicate nella Provincia autonoma di Trento, il 39,1% di quelle registrate in Sardegna ed è assente in Calabria.

Il 19,1% degli assegni (4.835; -5,6% rispetto al 2023) è protestato perché “emesso [dal correntista] in data posteriore a quella di iscrizione in archivio effettuata dal trattatario ai sensi degli articoli 9 e 10-bis, lettera a), della legge n. 386 del 1990” (codice A12), cioè per mancanza di autorizzazione, secondo l’art. 1, Legge n. 386 del 1990. Questo codice rappresenta il 27,7% di quelli indicati nelle Isole e il 4,7% di quelli dichiarati nel Nord-est, è più diffuso nelle Marche (50,0%) e nullo in Calabria e nella provincia Autonoma di Trento.

Al 4,7% degli assegni (1.197; +4,9% rispetto al 2023) è levato un protesto poiché reca “una firma di traenza illeggibile e non corrispondente allo specimen” (codice A32). In questo caso si tratta di un assegno recante una firma non riferibile al correntista ma non denunciato come smarrito o rubato. Tale motivo di mancato pagamento è più elevato al Centro (5,2%) e nullo nelle Isole. Il 5,1% sono protestati per motivi residuali.

 

Tutti gli assegni e sei cambiali su 10 protestate entro un anno

Nel 2024 per il 58,7% delle cambiali il protesto perviene entro un anno dalla sua data di emissione (solo lo 0,5% in meno di un mese), il 17,8% tra 13 e 24 mesi e l’8,4% tra 25 e 36 mesi. Una quota pari al 15,1% delle cambiali iscritte nel REPR è protestata in un periodo di tempo superiore a 36 mesi dalla data di emissione.
Tutti gli assegni, invece, sostanzialmente sono protestati entro l’anno (in particolare, il 44,2% in meno di un mese dalla sua data di emissione e il 55,8% in una data compresa tra 1 e 12 mesi) (Figura 4).

 

Minore il tempo impiegato per protestare le imprese

Per le cambiali il tempo medio intercorso tra la data di emissione del titolo e la data di levata del protesto è di 18 mesi, con valori superiori alla media nazionale nel Nord-ovest (21 mesi) e inferiori al Sud (15 mesi). Per gli assegni, il tempo medio tra emissione e levata del protesto è di un mese, senza differenze nelle varie aree geografiche ma con valori inferiori ai 30 giorni nelle regioni Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna e Provincia Autonoma di Trento.

Nel caso di protesti associati alle persone (cambiali e assegni), il tempo medio intercorso tra la data di emissione e la data di levata del protesto è di 19 mesi, con valori superiori nel Nord-ovest (22 mesi), nel Nord-est e nelle Isole (entrambi 20 mesi) e inferiori al Centro (16) e al Sud (18 mesi); i valori regionali sono compresi tra i 24 mesi in Liguria e i 14 mesi nel Lazio e in Molise. Quando il protesto è associato a un’impresa, i tempi medi sono più brevi (12 mesi a livello nazionale). In questo caso, il tempo medio è più elevato nel Nord-est e nelle Isole (entrambe 16) e nel Nord-ovest (15 mesi), mentre è inferiore al Centro
(9 mesi). A livello regionale, invece, le differenze sono più marcate: vanno dai 23 mesi della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen ai 7 mesi nel Lazio.

 

Le imprese sono più protestate delle persone

Spostando l’attenzione ai soggetti, si osserva, per l’anno 2024, una stabilizzazione dei tassi di persone e di imprese protestate.
Le persone iscritte nel REPR sono 42.590 nel 2024, pari a 0,7 persone protestate ogni 1.000 abitanti residenti. Analogamente al 2023 sono soprattutto uomini 26.775 (62,9%); le donne sono 15.808 (37,1%), mentre per sette persone non è presente questa informazione.
Il tasso di uomini protestati è quasi il doppio rispetto a quello delle donne: 0,9 su 1.000 uomini
contro 0,5 su 1.000 donne, differenza legata anche alla maggiore presenza degli uomini nel mondo dell’economia e delle finanze.
Le imprese protestate sono meno rispetto al numero di persone (18.450), ma con un’incidenza più elevata (3,9 su 1.000 imprese attive nell’anno precedente) .

 

Tasso più alto di persone e di imprese protestate in Calabria e Campania

I tassi più alti di persone protestate si registrano al Sud e nelle Isole (rispettivamente 1,0 e 0,8 ogni 1.000 abitanti (dato sostanzialmente stabile rispetto al 2023 – Figura 5). La Calabria e la Campania sono le regioni dove si osserva il più alto numero di persone protestate rispetto alla popolazione (1,1 ogni 1.000 abitanti).

A livello di ripartizione, i tassi distinti per genere confermano quanto già osservato per il complesso delle persone: sia uomini sia donne vengono protestati maggiormente al Sud e nelle Isole, (rispettivamente
1,3 e 1,1 uomini e 0,7 e 0,6 donne ogni 1.000 persone dello stesso sesso) . Le donne presentano gli stessi valori più elevati anche nel Centro (0,6). A livello regionale, i tassi degli uomini protestati sono più elevati in Campania (1,5) e in Calabria (1,4); analogamente a quanto avviene per le donne, dove queste regioni registrano entrambe il tasso più alto (0,8).

Il Sud e le Isole segnano il primato anche per quanto riguarda l’elevato tasso di imprese protestate, rispettivamente con 6,8 e 6,0 ogni 1.000 attive nell’anno precedente . In particolare, tutte le regioni del Mezzogiorno hanno tassi maggiori rispetto alla media nazionale: soprattutto la Calabria (10,7), seguita dalla Campania (7,3) e dalla Sicilia (6,7).

Nel Nord-est si osservano i valori più bassi dei tassi sia di persone protestate (0,4 ogni 1.000 abitanti residenti), sia di imprese (2,0 ogni 1.000 imprese attive). Nello specifico regionale, sono sostanzialmente nulli i tassi di persone protestate nelle due Province Autonome (tasso pari a 0,1 ogni 1.000 abitanti a Bolzano/Bozen e 0,2 a Trento), seguite dalla Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (0,3) e da Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Marche (tutte 0,4); per le imprese protestate, i tassi sono di nuovo minimi in Trentino-Alto Adige, con le due Province autonome di Bolzano/Bozen (0,7) e di Trento (1,2), seguite da Veneto (1,8), Friuli-Venezia Giulia (2,1), Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (2,3), Emilia-Romagna e Marche (2,5).

 

Tassi di protestati maggiori per gli stranieri

L’83,9% del totale dei protestati è un italiano (35.738). Gli stranieri (6.843), pari al 16,1% del totale dei protestati, hanno un tasso quasi doppio rispetto agli italiani, segno di una loro maggiore difficoltà di natura economica: 1,3 i protestati stranieri per 1.000 residenti stranieri (1,5 per gli uomini e 1,0 per le donne) rispetto allo 0,7 dei protestati italiani (0,9 e 0,5 i tassi della popolazione italiana maschile e femminile).
Tra gli stranieri, iscritti al Registro informatico dei protesti, prevalgono i provenienti dalla Romania (18,4%), dalle Filippine (7,6%), dal Marocco (5,3%), dall’Albania (4,9%), dal Senegal (4,5%) dall’Ecuador (4,0%), dalla Germania (3,7%), dal Perù (3,6%), mentre il 48,0% è nato in altri Paesi.
Se i protestati stranieri, distinti per Paese di nascita, vengono rapportati alla popolazione straniera residente in Italia distinta per cittadinanza, i tedeschi registrano il tasso di protesto più alto (7,0 per 1.000 residenti di cittadinanza tedesca), seguiti dagli ecuadoriani (4,6), filippini (3,4), senegalesi (2,6), peruviani (2,2), romeni (1,2), marocchini (0,9) e albanesi (0,8).

 

Maggiore il tasso di protestati per i 36-55enni

Il 49,7% delle persone protestate nel 2024 ha un’età compresa fra 36 e 55 anni (i 46–55enni rappresentano il 27,2% di tutti i protestati, i 36-45enni il 22,5%). I 36-45enni e i 46-55enni presentano anche il tasso di protesto più elevato (1,3 per 1.000 persone appartenenti alla stessa classe di età).
Nel 2024 l’età media del complesso dei protestati è di 49 anni (48 per gli uomini e 50 per le donne). Risulta leggermente inferiore nel Nord-est (47 anni) e lievemente superiore al Centro e nelle Isole (50 anni). Rispetto al 2023, l’età media rimane invariata per le donne, mentre si abbassa leggermente per gli uomini (da 49 a 48, Figura 6). I protestati italiani hanno un’età media di 50 anni (49 per gli uomini e 51 per le donne), mentre i nati all’estero sono in media più giovani (45 anni) e con differenze di genere più accentuate (44 anni per gli uomini e 48 per le donne).

 

In leggera diminuzione la recidività delle persone

Il 63,2% delle persone iscritte nel Registro risulta protestato nel corso dell’anno per più titoli di credito: più della metà (54,7%) di tutti i protestati lo è per un numero che varia fra 2 e 6 titoli (23.308). Più specificatamente, il 19,2% ha avuto 2 protesti (Figura 7), il 25,9% da 3 a 4 protesti, il 9,6% da 5 a 6, il 6,2% da 7 a 10 e il 2,3% più di 10.

La recidiva nel 2024 è in leggera diminuzione rispetto al 2023: -0,6 punti percentuali le persone protestate per più di un titolo di credito nel corso del 2024. Il 36,8% delle persone è protestata per un solo titolo di credito (15.670 persone); erano il 36,2% nel 2023.
Quasi tutti i protestati nel 2024 (il 99,5%) risultano iscritti nel REPR per una sola tipologia di titolo di credito protestato (solo cambiale/tratta accettata o solo assegno) e presso una sola Camera di Commercio (il 98,7%), analogamente agli anni precedenti.

 

Sostanzialmente stabile la recidività delle imprese

Le imprese protestate hanno un andamento analogo a quello delle persone. La maggioranza (il 60,2%, ovvero 11.107 su 18.450 imprese protestate nel 2024) è iscritta nel REPR per più titoli di credito protestati nell’anno (tale quota era pari a 60,5% nel 2023). Per le imprese la recidività nel 2024 rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (-0,3 punti percentuali). La quota di imprese protestate per un solo titolo è pari a 39,8% (era pari al 39,5% nel 2023).

Nel 2024 quasi tutte le imprese presenti nel REPR hanno protesti per una sola tipologia di titolo di credito (98,6%, 18.183 unità): sono il 74,5% le imprese protestate per sole cambiali (13.547), il 25,5% è protestato per soli assegni (4.636 unità), quota invariata, rispetto al 2023.
Il 96,9% delle imprese iscritte al REPR nel 2024 (17.869) risulta protestata da una sola Camera di Commercio, quota leggermente inferiore rispetto a quella del 2023 (-1,0 punti percentuali). Tra le imprese protestate da una sola Camera di Commercio, il 58,9% delle imprese è protestata per più di un titolo di credito (-0,7 punti percentuali rispetto al 2023).

 

In leggera diminuzione la recidività delle persone

Il 63,2% delle persone iscritte nel Registro risulta protestato nel corso dell’anno per più titoli di credito: più della metà (54,7%) di tutti i protestati lo è per un numero che varia fra 2 e 6 titoli (23.308). Più specificatamente, il 19,2% ha avuto 2 protesti (Figura 7), il 25,9% da 3 a 4 protesti, il 9,6% da 5 a 6, il 6,2% da 7 a 10 e il 2,3% più di 10.

La recidiva nel 2024 è in leggera diminuzione rispetto al 2023: -0,6 punti percentuali le persone protestate per più di un titolo di credito nel corso del 2024. Il 36,8% delle persone è protestata per un solo titolo di credito (15.670 persone); erano il 36,2% nel 2023.
Quasi tutti i protestati nel 2024 (il 99,5%) risultano iscritti nel REPR per una sola tipologia di titolo di credito protestato (solo cambiale/tratta accettata o solo assegno) e presso una sola Camera di Commercio (il 98,7%), analogamente agli anni precedenti.

 

Sostanzialmente stabile la recidività delle imprese

Le imprese protestate hanno un andamento analogo a quello delle persone. La maggioranza (il 60,2%, ovvero 11.107 su 18.450 imprese protestate nel 2024) è iscritta nel REPR per più titoli di credito protestati nell’anno (tale quota era pari a 60,5% nel 2023). Per le imprese la recidività nel 2024 rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (-0,3 punti percentuali). La quota di imprese protestate per un solo titolo è pari a 39,8% (era pari al 39,5% nel 2023).

Nel 2024 quasi tutte le imprese presenti nel REPR hanno protesti per una sola tipologia di titolo di credito (98,6%, 18.183 unità): sono il 74,5% le imprese protestate per sole cambiali (13.547), il 25,5% è protestato per soli assegni (4.636 unità), quota invariata, rispetto al 2023.
Il 96,9% delle imprese iscritte al REPR nel 2024 (17.869) risulta protestata da una sola Camera di Commercio, quota leggermente inferiore rispetto a quella del 2023 (-1,0 punti percentuali). Tra le imprese protestate da una sola Camera di Commercio, il 58,9% delle imprese è protestata per più di un titolo di credito (-0,7 punti percentuali rispetto al 2023).

 

In leggera diminuzione la recidività delle persone

Il 63,2% delle persone iscritte nel Registro risulta protestato nel corso dell’anno per più titoli di credito: più della metà (54,7%) di tutti i protestati lo è per un numero che varia fra 2 e 6 titoli (23.308). Più specificatamente, il 19,2% ha avuto 2 protesti (Figura 7), il 25,9% da 3 a 4 protesti, il 9,6% da 5 a 6, il 6,2% da 7 a 10 e il 2,3% più di 10.

La recidiva nel 2024 è in leggera diminuzione rispetto al 2023: -0,6 punti percentuali le persone protestate per più di un titolo di credito nel corso del 2024. Il 36,8% delle persone è protestata per un solo titolo di credito (15.670 persone); erano il 36,2% nel 2023.
Quasi tutti i protestati nel 2024 (il 99,5%) risultano iscritti nel REPR per una sola tipologia di titolo di credito protestato (solo cambiale/tratta accettata o solo assegno) e presso una sola Camera di Commercio (il 98,7%), analogamente agli anni precedenti.

 

Sostanzialmente stabile la recidività delle imprese
Le imprese protestate hanno un andamento analogo a quello delle persone. La maggioranza (il 60,2%, ovvero 11.107 su 18.450 imprese protestate nel 2024) è iscritta nel REPR per più titoli di credito protestati nell’anno (tale quota era pari a 60,5% nel 2023). Per le imprese la recidività nel 2024 rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (-0,3 punti percentuali). La quota di imprese protestate per un solo titolo è pari a 39,8% (era pari al 39,5% nel 2023).

Nel 2024 quasi tutte le imprese presenti nel REPR hanno protesti per una sola tipologia di titolo di credito (98,6%, 18.183 unità): sono il 74,5% le imprese protestate per sole cambiali (13.547), il 25,5% è protestato per soli assegni (4.636 unità), quota invariata, rispetto al 2023.
Il 96,9% delle imprese iscritte al REPR nel 2024 (17.869) risulta protestata da una sola Camera di Commercio, quota leggermente inferiore rispetto a quella del 2023 (-1,0 punti percentuali). Tra le imprese protestate da una sola Camera di Commercio, il 58,9% delle imprese è protestata per più di un titolo di credito (-0,7 punti percentuali rispetto al 2023).

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