Di Luca Franceschi
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Il governo sta cercando di reperire risorse per finanziare un nuovo decreto sul caro carburanti e sta valutando il ritorno delle accise mobili. Tuttavia, continua a rifiutarsi di adottare quella che secondo Bonelli sarebbe l’unica scelta corretta: tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Sommando le proroghe dei decreti carburanti da marzo a luglio 2026, la riduzione delle accise ha già comportato un costo di quasi 2 miliardi di euro per le casse pubbliche.
Le accise mobili non rappresentano una soluzione al problema dei prezzi dei carburanti, poiché si tratta di un intervento temporaneo che viene pagato dai contribuenti. La vera risposta dovrebbe invece consistere in un contributo straordinario sugli extraprofitti dei petrolieri, abbinato a un piano per accelerare l’elettrificazione del Paese e lo sviluppo delle energie rinnovabili, al fine di ridurre la dipendenza da petrolio e gas.
Secondo il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, il governo agisce come lo sceriffo di Nottingham: anziché far pagare chi realizza profitti record, trasferisce il conto ai cittadini italiani. I contribuenti finiscono così per pagare due volte: prima attraverso il caro energia, poi attraverso gli sconti sulle accise finanziati con le proprie tasse. Per questo esecutivo, sostiene Bonelli, gli interessi dei petrolieri vengono prima di quelli delle famiglie.
La politica energetica del governo, secondo la dichiarazione, rimane condizionata dagli interessi di Trump, delle monarchie del Golfo e delle lobby del gas, continuando a bloccare la transizione energetica. Questo approccio consente l’arricchimento di petrolieri e multinazionali, mentre gli italiani rimangono ostaggio del caro energia e dei costi sempre più pesanti della crisi climatica.
