Di Luca Franceschi
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Dopo gli scontri avvenuti a Chiomonte, le dichiarazioni rilasciate dai No Tav aggravano ulteriormente la situazione. Di fronte a decine di appartenenti alle Forze dell’ordine rimasti feriti, diversi mezzi incendiati, un cantiere oggetto di assalto e al lancio di pietre, bulloni e ordigni esplosivi improvvisati, risulta inaccettabile qualificare l’accaduto come una “grande giornata di lotta” e millantare addirittura una sconfitta delle istituzioni. Nel comunicato diffuso dai manifestanti non compare alcuna condanna rispetto alle violenze perpetrate, né alcun tentativo di presa di distanza. Piuttosto, quanto avvenuto viene presentato quasi come un evento positivo degno di celebrazione.
Parimenti preoccupante è il richiamo alla vicenda di Fakir per criticare le Forze dell’ordine e il ricorso al termine “vendetta” per commentare le identificazioni avvenute dopo gli episodi violenti. In una situazione caratterizzata da violenze diffuse e numerosi feriti, proseguire nell’alimentare questa contrapposizione rappresenta un atteggiamento irresponsabile. I numeri del bilancio sono eloquenti: il Coisp ha reso noto un conteggio provvisorio che parla di oltre sessanta agenti feriti, quattro mezzi di servizio dati alle fiamme e un cantiere sottoposto ad aggressione coordinata.
Quanto documentatosi non può essere considerato come esercizio legittimo del diritto di protesta o manifestazione del dissenso. Si tratta di violenza diretta contro uomini e donne in uniforme e contro lo Stato medesimo. È indispensabile che coloro i quali hanno partecipato agli atti violenti siano identificati e chiamati a rispondere delle proprie azioni. Analogamente, chi ha provocato danni materiali deve sostenerne le relative spese. Non è equo che i cittadini finanzino il ripristino di quanto danneggiato da chi oggi arriva persino a esaltare i comportamenti tenuti.
Sebbene il diritto di manifestare rimanga inviolabile e non soggetto a discussione, non esiste altrettanto alcun diritto di assaltare strutture, incendiare automezzi o aggredire operatori delle Forze di polizia e dell’Arma dei carabinieri. Alle donne e agli uomini in divisa va espressa la massima solidarietà e il riconoscimento per l’opera svolta. La linea dello Stato rimane ferma: nessuna giustificazione e nessuna tolleranza per l’impunità. La realizzazione della TAV proseguirà e le istituzioni non cederanno di fronte alle manifestazioni di violenza.
