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VATICAN NEWS * «TERZA ETÀ, NON UN PESO DA GESTIRE MA DONO DA CUSTODIRE»

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19.24 - venerdì 24 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Terza età, non un peso da gestire ma dono da custodire

«Non basta organizzare servizi, occorre costruire relazioni»: solo così «la certezza di non essere dimenticati da Dio» si traduce «nell’esperienza quotidiana di non essere dimenticati dalla propria parrocchia e dalla propria famiglia». Così Vittorio Scelzo, officiale del Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, responsabile per la pastorale degli anziani, traccia con i media vaticani un bilancio a sei anni dall’istituzione della Giornata mondiale dedicata alla terza età, che quest’anno si celebra domenica 26 luglio, nella festa dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Beata Vergine Maria, ovvero “i nonni di Gesù”.

La Giornata mondiale dei nonni e degli anziani è giunta alla sesta edizione. Quale bilancio si può fare del cammino compiuto finora?

In questi anni la Giornata ha iniziato a consolidarsi come un appuntamento stabile nella vita della Chiesa. Nata per rispondere all’isolamento imposto dalla pandemia di Covid 19, ha dato alla riflessione sulla terza età un respiro più organico. L’obiettivo non è mai stato limitato alla celebrazione di una giornata speciale, ma ha puntato allo sviluppo di una vera pastorale degli anziani, capace di superare un’idea della vecchiaia ridotta all’assistenza: l’anziano, non più solo destinatario di servizi caritativi, diventa soggetto attivo della pastorale. Gli anziani sono una porzione consistente del popolo di Dio, ed è necessario offrire loro l’attenzione pastorale che meritano. La sfida, nel lungo periodo, è trasformare questa sensibilità in prassi ordinaria, radicandola nei cammini formativi delle comunità ecclesiali.

Il tema scelto da Leone XIV, «Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49, 15), richiama la vicinanza di Dio e l’impegno della comunità verso gli anziani, soprattutto quelli più soli. Quali prospettive concrete apre questo messaggio?

Le parole di Isaia aprono prospettive molto interessanti. Anzitutto il superamento di quella che Papa Francesco chiamava la “cultura dello scarto”, che chiede alle comunità di uscire e andare incontro agli anziani: in un tempo che misura il valore delle persone in base alla loro efficienza, chi perde le forze o la memoria rischia di sentirsi dimenticato. Leone XIV aggiunge che «l’amore di Dio, che non dimentica nessuno, è risposta all’anonimato in cui la vita umana finisce per smarrirsi». Il messaggio ricorda che la missione della Chiesa è rendere visibile e tangibile questo “non dimenticare” divino, facendo eco all’enciclica Magnifica humanitas. Non basta affermare a parole la dignità degli anziani: bisogna andare loro incontro, farsi prossimi con una visita, con un abbraccio. In pratica il Papa chiede di andare a visitare gli anziani: un invito che pesa in modo particolare in questo tempo, segnato dal caldo estivo e da una solitudine spesso più acuta che in altri periodi dell’anno. Può sembrare, ed è anche, una richiesta di attenzione sociale; ma l’esperienza insegna che questa prossimità smetterà di essere un gesto isolato solo quando gli anziani saranno realmente posti al centro della vita ecclesiale, e allora sarà chiaro a tutti quanto la loro presenza sia preziosa: non un peso da gestire, ma un dono da custodire. Sul piano operativo questo significa che la comunità deve farsi carico della solitudine, vera povertà della terza età: non basta organizzare servizi, occorre costruire relazioni. Come ripetiamo in Dicastero, la sfida è passare “dall’assistenza all’esistenza” con progetti di vita in cui l’anziano si senta parte di un “noi” comunitario. La certezza di non essere dimenticati da Dio deve tradursi nell’esperienza quotidiana di non essere dimenticati dalla propria parrocchia e dalla propria famiglia.

In questi anni avete raccolto esperienze significative nelle diocesi e nelle parrocchie. Ci sono buone pratiche o iniziative particolarmente riuscite che raccontano una crescente sensibilità verso gli anziani?

Sì, il monitoraggio costante del Dicastero mostra una creatività pastorale molto viva, con risposte diverse a seconda dei contesti geografici. In molte diocesi latinoamericane la celebrazione si intreccia con la devozione a sant’Anna. In Venezuela la pastorale degli anziani è particolarmente impegnata affinché il messaggio “Io non ti dimenticherò mai” giunga a tutti gli anziani colpiti dal terremoto. Anche in Asia e in Africa non mancano iniziative che, a partire dalla Giornata, rimettono gli anziani al centro della vita ecclesiale: la diocesi di Kampala, in Uganda, è probabilmente quella con le attività più numerose e capillari. In India, invece, sono stati i giovani, negli anni, a creare campagne social per promuovere la Giornata. Una pratica che si sta diffondendo ovunque, e che abbiamo sostenuto con convinzione, è la visita agli anziani soli: molte parrocchie hanno organizzato veri e propri turni di compagnia. In Europa spiccano i progetti di “alleanza intergenerazionale”, dove giovani e anziani condividono momenti di preghiera o di svago, superando una separazione generazionale che finisce per impoverire entrambi. Quando l’anziano torna al centro, ne beneficia tutta la comunità.

Il Pontefice invita a fare della vicinanza agli anziani uno stile ordinario della vita ecclesiale, non limitato a una sola giornata. Quali sono oggi le sfide principali perché questo accada?

È necessario, anzitutto, un cambio di mentalità, da parte della società, ma anche degli stessi anziani. Non si può accettare di vivere, e di lasciar vivere, venti o trent’anni senza motivazioni e senza missione: la vecchiaia è una stagione della vita che deve trovare una propria spiritualità, non un tempo vuoto da riempire o da gestire in attesa della fine. Né si può far finta che non esista e continuare a vivere come se il tempo non fosse passato. Lo stesso Leone XIV, rivolgendosi direttamente agli anziani nel suo messaggio, li incoraggia con un appello chiaro: «Non abbiate paura della fragilità!», spiegando che questa debolezza, se accolta, apre il cuore all’invocazione e diventa essa stessa vocazione. Ne è segno concreto la missione che il Papa affida proprio agli anziani: unirsi a lui nella preghiera insistente perché giunga presto la pace nel mondo. Una vocazione, non un pensionamento spirituale.

Per accompagnare la Giornata sono stati predisposti sussidi pastorali, la preghiera ufficiale e altri materiali. A chi sono rivolti e come possono aiutare le comunità a vivere questa ricorrenza in modo concreto?

I materiali predisposti — il cosiddetto “kit pastorale” disponibile sul sito del Dicastero — sono strumenti pensati per facilitare il lavoro delle comunità ecclesiali. La proposta è volutamente semplice: celebrare una messa con gli anziani, possibilmente nella chiesa cattedrale, e visitare gli anziani soli della propria comunità. Sono indicazioni molto concrete: coerentemente con il tema scelto per quest’anno, si chiede di non dimenticare nessuno, e dunque di visitare anche gli anziani allettati o non in grado di partecipare alle attività comuni. Anche per loro la Giornata è una chiamata a rinnovarsi e a prendere sul serio la richiesta di Leone XIV di intercedere per la pace.

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