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RINASCIMENTO NAZIONALE * «NAZIONALE, MALAGÒ, MALDINI E NUOVO CT. SFORZINI: “DOPO TRE MONDIALI FALLITI NON BASTA CAMBIARE L’ALLENATORE. IL CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE LAVORA A UNA PROPOSTA DI LEGGE PER RIFONDARE IL CALCIO ITALIANO TRENT’ANNI DOPO BOSMAN”»

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08.45 - venerdì 24 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’AgenziaOpinione) –
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L’Italia può affidarsi a Giovanni Malagò, nominare Paolo Maldini direttore tecnico, avvalersi dell’esperienza internazionale di Leonardo e scegliere il migliore commissario tecnico disponibile. Ma se non si interviene sulle cause strutturali della crisi del calcio italiano continueremo a discutere dei sintomi senza curare la malattia.

Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, intervenendo nel dibattito che sta accompagnando il nuovo corso della Federazione Italiana Giuoco Calcio dopo la terza mancata qualificazione ai Campionati del Mondo.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha avviato un approfondito lavoro di ricerca giuridica, sportiva e istituzionale che parte da una domanda tanto semplice quanto inevitabile: trent’anni dopo la sentenza Bosman è ancora corretto il punto di equilibrio tra la libera circolazione dei calciatori nell’Unione europea e la funzione dei campionati nazionali come principale luogo di formazione della Nazionale italiana? Oppure l’evoluzione del diritto europeo e dello stesso ordinamento sportivo impone oggi una nuova riflessione?

Per sviluppare questo lavoro il Centro Studi ha affidato il coordinamento scientifico e giuridico dell’approfondimento all’avvocato Antonio Oppicelli, del Foro di Genova, membro del Circolo Liguria del Centro Studi Rinascimento Nazionale, autore di un’importante riflessione giuridica sul rapporto tra la sentenza Bosman, gli articoli 45 e 165 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea e la funzione istituzionale dei campionati nazionali.

La riflessione non mette in discussione la sentenza Bosman nel contesto storico in cui fu pronunciata. Al contrario, prende atto che, dopo trent’anni, il calcio europeo è profondamente cambiato e che il diritto dell’Unione si è nel frattempo evoluto. Oggi appare legittimo interrogarsi se il principio della libera circolazione dei lavoratori debba essere nuovamente bilanciato con l’interesse, anch’esso riconosciuto dal diritto europeo, alla tutela della funzione delle rappresentative nazionali.

I numeri parlano con impressionante chiarezza. La presenza di calciatori stranieri in Serie A è cresciuta costantemente fino a raggiungere livelli tra i più elevati d’Europa, mentre gli Under 21 italiani trovano sempre meno spazio nel massimo campionato, pur continuando le Nazionali giovanili a conseguire risultati di assoluto prestigio. Esiste dunque una frattura tra la capacità del nostro sistema di produrre talento e quella di trasformarlo in esperienza agonistica ai massimi livelli.

Su queste basi il Centro Studi Rinascimento Nazionale è al lavoro per verificare la sostenibilità giuridica e la praticabilità normativa di possibili interventi finalizzati a rafforzare il collegamento tra i campionati nazionali e la Nazionale italiana. Qualora gli esiti di questo approfondimento confermino la sostenibilità delle soluzioni individuate, il lavoro verrà ulteriormente affinato sotto il profilo tecnico e giuridico e potrà essere tradotto in una proposta di legge da sottoporre innanzitutto a Futuro Nazionale, ma anche, senza alcuna preclusione ideologica, a tutte le altre forze politiche, nell’interesse esclusivo della Nazione.

Tra le ipotesi oggetto di approfondimento figura anche quella di prevedere una presenza minima di calciatori italiani nella formazione iniziale delle squadre di Serie A, lasciando pienamente liberi il mercato, il tesseramento, la composizione delle rose, le convocazioni, le sostituzioni e la gestione tecnica della gara. Si tratta di una soluzione che sarà attentamente verificata sotto il profilo della compatibilità con la Costituzione, con il diritto dell’Unione europea e con l’ordinamento sportivo, nella prospettiva di ricostruire il collegamento funzionale tra campionato nazionale e Nazionale italiana attraverso strumenti rispettosi dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.

Naturalmente il lavoro è appena iniziato. Il Centro Studi promuoverà un confronto aperto con giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto europeo, esperti di diritto sportivo, dirigenti, allenatori ed ex calciatori, nella convinzione che un tema di questa portata richieda il massimo livello di approfondimento scientifico. L’obiettivo non è offrire soluzioni precostituite, ma contribuire ad aprire un dibattito serio e documentato su una questione che, alla luce della crisi della Nazionale italiana, appare ormai non più rinviabile.

Cambiare il commissario tecnico può essere necessario. Affidarsi all’esperienza di Malagò, Maldini e Leonardo può rappresentare un nuovo inizio. Ma dopo tre Mondiali mancati l’Italia ha il dovere di interrogarsi sulle ragioni profonde della crisi. Se continuiamo a cambiare gli uomini senza modificare il sistema, continueremo a rincorrere le emergenze senza mai risolverle. La Nazionale italiana appartiene a tutti gli italiani. E il suo rilancio è un interesse nazionale che dovrebbe unire, non dividere, la politica.

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