(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
La presidente della Regione, assieme all’assessore degli Enti Locali e Urbanistica, prende posizione sulla nuova classificazione nazionale dei Comuni montani, che penalizza 102 Comuni dell’Isola e rischia di indebolire territori già segnati da condizioni di fragilità.
“La Sardegna non chiede privilegi, chiede equità”, sottolineano Alessandra Todde e Francesco Spanedda.
Una scelta – quella della riclassificazione restrittiva basata fondamentalmente sull’altitudine e sulla pendenza del territorio – che la Regione ha contestato fin dall’inizio del confronto istituzionale con il Governo, chiedendo un sistema capace di riconoscere la complessità dei territori e di considerare, accanto ai parametri geomorfologici, elementi decisivi come insularità, spopolamento, accessibilità ai servizi e fragilità infrastrutturale.
“Questa non è una semplice revisione amministrativa, ma una scelta politica che incide concretamente sulla vita delle comunità e sul futuro delle aree interne”, dichiara la presidente Alessandra Todde.
“Non si possono applicare criteri uguali a territori profondamente diversi, ignorando condizioni che determinano ogni giorno opportunità e difficoltà per cittadini e amministrazioni.
La Sardegna chiede che vengano riconosciute le proprie specificità e il valore della propria autonomia.
Difendere i Comuni delle aree interne significa difendere il diritto delle persone a restare nei propri territori e garantire pari opportunità a tutte le comunità dell’Isola.
Mentre alla Sardegna vengono sottratti 102 Comuni dalla classificazione montana, nel Nord Italia i Comuni riconosciuti come montani aumentano di 66 unità.
Questa è una scelta precisa del Governo Meloni e del ministro Calderoli, che produce effetti profondamente diseguali tra i territori.
Non accetteremo che l’insularità e le condizioni oggettive di svantaggio delle nostre comunità vengano ignorate da criteri che finiscono per penalizzare proprio le aree che avrebbero più bisogno di sostegno e attenzione istituzionale”.
L’assessore Spanedda sottolinea la tempestività con cui si è mossa la Regione nei tavoli istituzionali di confronto col Governo.
“Lo abbiamo sostenuto fin dall’inizio: una classificazione fondata quasi esclusivamente su criteri geometrici non restituisce la realtà dei territori e rischia di amplificare le disuguaglianze”, afferma l’assessore degli Enti locali.
“La Sardegna – evidenzia – ha portato avanti una proposta fondata sull’equità territoriale, perché la montagna non può essere letta soltanto attraverso altitudine e pendenza, ma deve tenere conto delle condizioni effettive in cui vivono le comunità, della distanza dai servizi e delle difficoltà infrastrutturali”.
“La nostra battaglia non riguarda un riconoscimento formale, ma gli strumenti necessari per sostenere territori fragili, contrastare lo spopolamento e garantire nuove opportunità di sviluppo”, prosegue Spanedda.
“Continueremo a essere al fianco dei Comuni nelle iniziative per chiedere una revisione della classificazione e a difendere in ogni sede istituzionale le specificità della Sardegna”.
