Di Luca Franceschi
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Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta una svolta significativa nella questione delle concessioni demaniali marittime. Con un’ordinanza di grande rilevanza, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che i procedimenti di evidenza pubblica per l’assegnazione delle spiagge scattano esclusivamente quando sussiste una comprovata e reale scarsità delle risorse naturali. La mappatura e la valutazione di tale scarsità spettano allo Stato membro interessato. Secondo il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, Segretario di Presidenza e membro della X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, questa decisione rappresenta una svolta clamorosa che dissolve anni di ricostruzioni ideologiche sulla materia.
La sentenza della CGUE nella causa C-574/25, nota come Balneari Rimini II e resa pubblica il 10 luglio scorso, ha chiarito in modo inequivocabile un principio fondamentale. L’applicazione dell’articolo 12 della Direttiva Bolkestein e il conseguente obbligo di gara sussistono soltanto nel caso in cui le risorse naturali risultino effettivamente scarse. La valutazione sulla disponibilità delle spiagge rimane pertanto di competenza del Governo nazionale e indirettamente dei singoli enti locali territoriali.
Zucconi sottolinea che la mappatura effettuata dal Governo Meloni nel 2023 ha già attestato la non scarsità della risorsa del demanio marittimo a livello nazionale. Alla luce di questa fondamentale pronuncia europea, è adesso possibile l’elaborazione di una norma chiara e risolutiva che recepisca il principio stabilito dalla Corte UE. Tale intervento normativo potrebbe finalmente offrire certezze normative ed economiche alle migliaia di imprese balneari italiane e alle loro famiglie, rappresentando una soluzione concreta a una questione che ha generato incertezza nel settore per troppi anni.
