(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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CORTE DEI CONTI: IL FONDO SICUREZZA INTERNA (ISF) 2014-2020
La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 53/2026/G, la relazione sul Fondo Sicurezza Interna (Internal Security Fund – ISF) relativa al ciclo di programmazione 2014-2020.
Il Fondo, gestito dal Ministero dell’interno – Dipartimento della Pubblica sicurezza, è stato destinatario di una dotazione complessiva finale pari a 608 milioni di euro, tra quota comunitaria e cofinanziamento nazionale.
Le risorse hanno finanziato progetti volti a garantire uno spazio comune di sicurezza, libertà e giustizia all’interno dei confini europei, attraverso il contrasto alla criminalità, il controllo integrato delle frontiere e la gestione di crisi e di emergenze.
Dall’analisi della magistratura contabile si rileva una gestione complessivamente positiva del Programma nazionale italiano, che ha mostrato una forte capacità di assorbimento delle risorse, l’assenza di procedure di disimpegno automatico da parte della Commissione europea e il costante raggiungimento dei target di spesa annuali stabiliti.
Il sistema di governance, monitoraggio e verifica, insieme all’articolato sistema di controlli amministrativi, operativi e di audit previsto dalla normativa europea, ha assicurato, inoltre, il rispetto dei principi di sana gestione.
Su 25 indicatori comuni con un valore obiettivo superiore a zero, 10 (pari al 40%), sono stati raggiunti o superati e alcuni di essi hanno registrato risultati di gran lunga superiori alle attese: le ore di mediazione linguistica hanno raggiunto il 286% del target, i sistemi a pilotaggio remoto (RPAS-droni) finanziati il 100%, i progetti NUI/EES per il controllo degli ingressi e delle uscite il 300%.
Le infrastrutture del Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) si sono, inoltre, attestate al 160% del valore programmato, i controlli di frontiera sviluppati al 177%, la durata della formazione transfrontaliera a oltre quindici volte il previsto e gli strumenti per la protezione delle infrastrutture critiche al 200%.
Per gli indicatori che presentano uno scostamento rispetto ai target iniziali, le principali cause sono legate alla sovrastima dei valori obiettivo in fase di programmazione, alla modifica del metodo di calcolo introdotta dalla Commissione europea nell’ottobre 2019, che non ha più consentito di attribuire simultaneamente più indicatori allo stesso progetto, all’assenza di proposte progettuali in alcuni ambiti specifici, come quello della tratta di esseri umani, e alle rinunce di alcuni beneficiari dovute a cause di forza maggiore, tra cui la pandemia e contenziosi amministrativi.
Anche il sistema dei controlli ha evidenziato un elevato livello di efficacia e capillarità, con 109 ispezioni in loco, pari all’85% dei progetti finanziati, ben oltre la soglia minima del 20% prefissata. I controlli di secondo livello svolti dall’autorità di audit – si legge ancora nell’analisi – non hanno evidenziato irregolarità di sistema, mentre le verifiche della Corte dei conti europea su due progettualità si sono concluse senza rilievi e non sono state registrate segnalazioni da parte dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).
La sola criticità gestionale ha interessato il progetto di mediazione linguistica della Direzione Centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo del Ministero dell’Interno, in seguito sanata mediante una rettifica finanziaria pari a 483.386 euro.
Pur in presenza del pieno raggiungimento degli obiettivi e dell’efficace attuazione del Programma, la Corte ha individuato alcuni ambiti di miglioramento, anche in vista dell’attuazione del nuovo ciclo 2021-2027.
Le raccomandazioni formulate dalla magistratura contabile, prevalentemente di natura rappresentativa e programmatoria, hanno riguardato, in particolare, l’utilizzo delle spese relative all’assistenza tecnica, nonché la promozione e la selezione delle future progettualità e una maggiore integrazione delle tematiche ambientali di rilievo comunitario, in coerenza con le priorità trasversali dell’Unione europea.
