Di Luca Franceschi
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Secondo Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia, esiste una differenza sostanziale tra coloro che utilizzano i diritti come meri slogan e chi invece li rispetta concretamente nei fatti. La recente sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano, che condanna Ilaria Salis al pagamento di un risarcimento superiore a 300 mila euro a favore di due ex collaboratori, rappresenta per Almici un fatto di rilevanza politica oltre che giudiziaria, in quanto la Salis non avrebbe una giusta causa per i licenziamenti effettuati.
L’esponente di FDI sottolinea come sia particolarmente significativo che una parlamentare europea, la quale ha costruito gran parte della propria visibilità pubblica intorno alla difesa dei lavoratori e dei diritti sociali, si trovi costretta a comparire davanti a un magistrato proprio per le modalità con cui ha concluso i rapporti lavorativi con due dipendenti. Questo episodio si aggiunge alle vicende già note relative all’occupazione abusiva di un immobile, sollevando questioni di credibilità e coerenza.
Almici evidenzia come chi pretende quotidianamente di impartire lezioni di legalità e giustizia sociale dovrebbe essere il primo a dimostrare, attraverso i propri comportamenti concreti, il rispetto delle norme e delle persone che collaborano con lui. L’accusa riguarda dunque non solo i fatti specifici, ma la mancanza di coerenza tra il messaggio pubblico e le azioni private.
Il deputato critica inoltre quello che definisce il silenzio della sinistra, la quale secondo lui è sempre sollecita nel richiedere tutele e garanzie quando imputati sono imprenditori o datori di lavoro, ma risulta molto meno attiva quando una sentenza riguarda un proprio esponente di rilievo come un europarlamentare.
Almici riconosce che la giustizia ha dato ragione ai due ex collaboratori e auspica che quanto stabilito dal Tribunale sia eseguito prontamente e senza ulteriori controversie. Data la posizione economica di un parlamentare europeo, sostiene che non dovrebbero emergere problemi nell’attuazione della decisione giudiziale.
Concludendo, Almici invita la sinistra a smettere di distribuire patenti di moralità e impartire lezioni agli altri, suggerendo invece di verificare prima la propria situazione interna. La credibilità, sostiene, non si misura attraverso gli slogan, bensì attraverso la coerenza tra ciò che viene dichiarato pubblicamente e ciò che effettivamente viene realizzato nei comportamenti quotidiani.
