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CONFCOMMERCIO TRENTINO * DESERTIFICAZIONE: PIFFER, «MENO NEGOZI SIGNIFICA TERRITORI PIÙ FRAGILI, SERVE UNA STRATEGIA DI SISTEMA»

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18.47 - mercoledì 22 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Piffer: «Meno negozi significa territori più fragili: serve una strategia di sistema». Il vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino commenta il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia: «Le imprese stanno reagendo e innovando, ma la desertificazione commerciale non può essere considerata un processo inevitabile»

La rete commerciale italiana si riduce, mentre le imprese diventano mediamente più strutturate, produttive e capaci di adattarsi alla trasformazione dei consumi. È il quadro delineato dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione e presentato questa mattina a Roma. Tra il 2018 e il 2025 il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, registrando una diminuzione del 14,4%, pari a oltre 96 mila punti vendita. Nello stesso periodo, tuttavia, il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%. Gli addetti sono diminuiti in misura molto più contenuta, dell’1,8%, confermando una progressiva concentrazione del mercato verso imprese più grandi e organizzate.

Per l’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino erano presenti i vicepresidenti Camilla Girardi e Stefano Andreis.

«Il Rapporto restituisce l’immagine di un settore tutt’altro che immobile: le imprese commerciali hanno reagito a una fase complessa, segnata dall’inflazione, dalla digitalizzazione e dal cambiamento delle abitudini di acquisto, investendo, innovando e riorganizzando le proprie attività» commenta Massimo Piffer, presidente dell’Associazione commercianti al dettaglio del Trentino e vicepresidente vicario di Confcommercio Trentino.

«La crescita del fatturato e della produttività dimostra la capacità imprenditoriale del comparto, ma non deve nascondere il dato più critico: in sette anni è scomparso quasi un negozio su sette. Meno attività significano minori servizi, meno presidio, meno relazioni e una crescente fragilità dei centri urbani, dei quartieri e dei territori periferici. La desertificazione commerciale non è una faccenda privata tra imprenditore e mercato: riguarda direttamente la qualità della vita delle comunità».

Il Rapporto evidenzia dinamiche profondamente differenziate tra i diversi comparti. Crescono con particolare intensità i discount, il cui fatturato è più che raddoppiato, con un incremento del 101,1%, e i canali alternativi al negozio tradizionale, compreso l’e-commerce, che registrano una crescita del fatturato del 41,9%. Risultano invece maggiormente esposte le attività di prossimità e alcuni esercizi specializzati, tra cui edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali.

«Non si tratta di contrapporre piccolo e grande commercio oppure attività fisiche e digitali – prosegue Piffer – Occorre governare il cambiamento attraverso una visione capace di valorizzare il pluralismo distributivo, l’innovazione, la crescita dimensionale delle imprese e, nello stesso tempo, la funzione insostituibile dei negozi di vicinato. Ogni territorio deve poter conservare un equilibrio tra accessibilità dei servizi, vitalità economica, attrattività e coesione sociale».

Confcommercio Trentino segue da anni queste trasformazioni e ha orientato la propria azione verso una visione di sistema, nella quale commercio, turismo, servizi, mobilità, rigenerazione urbana e qualità dello spazio pubblico sono parti di un unico ecosistema. Un approccio particolarmente rilevante per il Trentino, caratterizzato da una rete diffusa di centri urbani, località turistiche, vallate e comunità montane nelle quali la presenza delle attività economiche rappresenta anche un presidio territoriale e sociale.

«Difendere il commercio non significa conservare artificialmente ciò che non funziona più, ma creare le condizioni affinché le imprese possano evolvere, investire e continuare a essere presenti nei territori – sottolinea Piffer – Servono politiche coordinate, riduzione della burocrazia, accesso al credito, sostegno agli investimenti tecnologici, formazione, rigenerazione degli spazi urbani, infrastrutture adeguate e regole uguali per tutti gli operatori. Il commercio deve essere riconosciuto per ciò che è: una vera infrastruttura economica e sociale, come ribadito dal presidente Sangalli».

Piffer rivolge infine un riconoscimento alle donne e agli uomini del sistema associativo: «Questi risultati e questa capacità di leggere le trasformazioni non nascono dal nulla. Sono il frutto anche del lavoro quotidiano di migliaia di imprenditrici e imprenditori che dedicano tempo, competenze ed energie alla rappresentanza dei propri colleghi. A loro va il nostro plauso: attraverso associazioni, gruppi territoriali e organismi di categoria contribuiscono ogni giorno non soltanto a tutelare le imprese, ma a disegnare un futuro di sviluppo e benessere per l’economia e per il territorio trentino».

«La rappresentanza autentica – conclude Piffer – non consiste nel difendere il passato, ma nel comprendere il cambiamento prima che diventi emergenza e nel trasformarlo in una possibilità condivisa. È questo il compito che Confcommercio Trentino intende continuare a svolgere».

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