Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Elena Sironi ha denunciato quanto accaduto oggi in Senato, dove i parlamentari pentastellati hanno esposto cartelli con la scritta “Fuori le chat” e occupato simbolicamente i banchi del Governo, portando alla sospensione della seduta.
La protesta non è stata diretta contro Andrea Delmastro né si è trattata di una semplice disputa procedurale. Si è trattato invece di una reazione a una scelta definita gravissima da parte della maggioranza, che in Giunta per le autorizzazioni della Camera ha impedito alla Procura di Roma di acquisire conversazioni ritenute essenziali per un’indagine su ipotesi di riciclaggio e criminalità organizzata.
È necessario chiarire un punto fondamentale: Delmastro non è indagato in questo procedimento. L’inchiesta riguarda Mauro Caroccia e sua figlia Miriam e ha l’obiettivo di ricostruire la provenienza e la destinazione del denaro confluito nella società “Le 5 Forchette”, che gestiva il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Delmastro possedeva il 25 per cento delle quote della società e partecipava a una chat utilizzata, secondo quanto emerso dalle indagini, per discutere della gestione dell’attività.
La Procura non ha chiesto di rendere pubbliche quelle conversazioni né di utilizzarle per un processo politico. La richiesta è stata semplicemente quella di poterle esaminare per ricostruire i rapporti tra i soci, le decisioni assunte e i movimenti di denaro. Utilizzare le prerogative parlamentari per impedire alla magistratura di acquisire materiale utile a indagare altre persone significa trasformare una garanzia costituzionale in uno scudo politico.
Nessuno sa che cosa contengano quelle chat. Proprio per questo motivo devono essere consegnate agli inquirenti. Se non emergerà nulla di rilevante, sarà la magistratura ad accertarlo. Se invece dovessero contenere elementi utili all’indagine, impedire che vengano esaminati rappresenterebbe un fatto di eccezionale gravità.
