(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Gallagher in missione in Ucraina: “Condizioni giuste per una pace giusta”
Il segretario per i Rapporti con gli Stati da ieri fino al 21 luglio nel Paese est-europeo come inviato speciale del Papa per il 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino. Prima tappa a Leopoli con il saluto all’arcivescovo Mokrzycki e alcune autorità locali alle quali ha ribadito l’auspicio di “riportare pace in questa parte di Europa”. In serata, il trasferimento a Kyiv e l’incontro col capo della Chiesa greco-cattolica Shevchuk
Un cielo assolato accoglie l’inizio della missione in Ucraina dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, quale inviato speciale del Papa per le celebrazioni del 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino, che, come annunciato da un post sull’account X @TerzaLoggia dalla Segreteria di Stato, si terranno domenica 19 luglio nel santuario della Madonna del Monte Carmelo a Berdychiv. L’occasione, poi, è anche la rievocazione del viaggio di Giovanni Paolo II, che visitò il Paese nel 2001. Il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede, atterrato a Cracovia, in Polonia (lo spazio aereo ucraino è chiuso a causa della guerra), giovedì 16 luglio, ha proseguito poi in auto assieme al nunzio apostolico a Kyiv, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas. Rimarrà nel Paese fino a martedì 21.
Il passaggio in auto alla frontiera di Krakovets
Dopo il passaggio al punto di frontiera di Krakovets – interminabili le file di auto sia in entrata che in uscita dal Paese, alcuni attendono anche 8-10 ore senza la certezza di avere il permesso per il transito –, dove la delegazione vaticana è stata accolta dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, insieme a rappresentanti del Ministero degli Affari esteri ucraino, e l’attraversamento di alcuni villaggi situati al di là del confine, la prima tappa a Leopoli. Città dalla visibile eredità storica-artistica e architettonica risalente ai periodi polacco e austro-ungarico, fondata ufficialmente nel 1256 da re Danilo di Galizia (il nome le fu dato in onore di suo figlio Leone) nel principato ruteno di Galizia-Volinia, il cui centro urbano è stato inserito nel 1998 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. La stessa Leopoli è stata più volte colpita dai raid russi, l’ultima volta a fine marzo 2026.
Riportare la pace in questa parte di Europa
Qui Gallagher, ricevuto dall’arcivescovo cattolico di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, nella mattinata di venerdì ha incontrato presso la curia arcivescovile un gruppo di autorità dell’oblast e della città. “Una fine giusta della guerra vuol dire riportare la pace in questa parte di Europa”, dice il rappresentante della Santa Sede, aggiungendo come la Chiesa e Papa Leone XIV “non dimenticano le sofferenze del popolo ucraino e i suoi sacrifici. Dobbiamo creare le condizioni giuste per una pace giusta”. Alle 9.00 in punto, nella cappella della struttura, si è tenuto un momento di preghiera e silenzio per le vittime del conflitto: momento toccante e significativo che viene osservato in tutta l’Ucraina alla stessa ora fin dall’inizio delle ostilità nel febbraio 2022 in forma spontanea, diventando più recentemente una norma di legge: lavoratori, studenti, cittadini, tutti si fermano, scendendo dalle auto o interrompendo ogni cosa per un minuto di raccoglimento.
La visita all’Università di Leopoli
Quindi ha fatto visita all’Università cattolica della città, che conta circa 30 mila iscritti, sia online che in presenza. Il terreno dove sorge l’ateneo, attrezzato con bunker speciali dove possono trovare rifugio anche i cittadini dei quartieri circostanti in caso di attacco, è stato acquistato dalle autorità ucraine nel 1998, che vi hanno fatto erigere un campus avveniristico (sette le facoltà), con al centro una chiesa. Dove questa si trova adesso, era previsto inizialmente che si costruissero uffici dedicati alla propaganda sovietica. Gli edifici, ancorché non colpiti direttamente, hanno subito da vicino i bombardamenti russi. Due anni fa un missile è caduto a poche centinaia di metri causando 7-8 vittime. In totale sono circa una quarantina i morti legati all’università, tra studenti e loro familiari. “La guerra è qui”, sottolinea nel corso dell’incontro il presidente dell’ateneo, il vescovo metropolita greco-cattolico, Borys Gudziak, accogliendo monsignor Gallagher e illustrando strutture e attività accademiche. Tra queste il sostegno diretto a molti disabili, accolti in ambienti che sono parte integrante dell’ateneo: con loro si intrattiene per qualche minuto la delegazione, ascoltando le loro storie attraverso il racconto dalla responsabile del programma di formazione del Collegio universitario, suor Maria Radist, e condividendo riflessioni di speranza per il futuro. “Tutti sono impegnati nel fornire assistenza e aiuto: gli studenti che vengono da noi ricevono un’educazione integrale, che comprende anche il sapersi donare per gli altri”, conclude Gudziak.
A Kyiv l’incontro con Shevchuk
In serata, dopo una tappa alla chiesa San Giovanni Paolo II di Rivne, l’arrivo alla nunziatura apostolica di Kyiv, dove Gallagher si intratterrà per un incontro con l’arcivescovo maggiore greco-cattolico di Kyiv-Halyc, sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk.
