Di Luca Franceschi
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Tra i vari emendamenti presentati dalla destra e introdotti in maniera repentina, non si registrano solamente quelli volti a ridisegnare i collegi esteri secondo convenienze politiche. Esiste infatti un altro provvedimento che rappresenta, secondo le critiche avanzate, una vera e propria sottrazione di consensi elettorali: l’emendamento firmato da Paolo Emilio Russo concernente l’esclusione dal computo della cifra elettorale nazionale di coalizione dei voti provenienti da liste che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3% oppure risultano prime liste non elette.
Questa modifica normativa stravolge la disciplina vigente con effetti particolarmente pregiudizievoli per le coalizioni costituite da un maggior numero di liste e che aggreghino più voti complessivi. Significativamente, la disposizione non fissa un parametro minimo e definito di voti necessari per essere inclusi nel totale della coalizione, come invece prevede l’attuale normativa che stabilisce una soglia dell’1%, bensì lo subordina a una componente imprevedibile prima della consultazione elettorale, ovvero la percentuale di suffragi della prima lista che non supera lo sbarramento. Un simile meccanismo potrebbe determinare l’eliminazione dal computo di cifre molto rilevanti, potenzialmente fino a un milione di voti.
L’effetto concreto di questa norma creerebbe un paradosso contraddittorio rispetto alle narrazioni ufficiali: una coalizione che conseguisse la maggioranza relativa dei suffragi potrebbe essere costretta a escludere tali consensi dal computo, trasformandosi da vincente in soccombente. Al rovescio di quanto sostiene pubblicamente la destra, questo meccanismo tecnico permetterebbe alla coalizione con un numero minore di voti di risultare vittoriosa.
La determinazione nel contrastare questo provvedimento rimane ferma, considerandolo una forzatura del tutto inaccettabile dal punto di vista democratico.
