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MARGHERITA COGO * VANNACCI: «QUANDO IL DIBATTITO POLITICO SEMPLIFICA IL PASSATO»

Scritto da
11.13 - venerdì 17 luglio 2026

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Margherita Cogo

 

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Vannacci e la storia: quando il dibattito politico semplifica il passato.

In un dibattito televisivo, Roberto Vannacci ha sostenuto che la più grande invasione subita dall’Italia sarebbe stata quella dei Longobardi, i quali avrebbero rappresentato al massimo il 4% della popolazione autoctona dello Stivale.

Da qui il confronto con l’Italia di oggi, dove gli stranieri residenti si attestano intorno al 10% della popolazione. Ma è proprio su questo punto che la ricostruzione merita alcune precisazioni.

Anzitutto, viene spontaneo chiedersi su quali basi possa essere indicata con tanta sicurezza una percentuale come il 4%. Non esiste alcun censimento della popolazione del VI secolo e gli storici formulano soltanto stime, spesso molto diverse tra loro, ricavate da fonti archeologiche, demografiche e documentarie. Presentare quella percentuale come un dato certo significa attribuire alla ricerca storica un livello di precisione che, semplicemente, non possiede.

È vero che i Longobardi finirono progressivamente per integrarsi nella società italica. Tuttavia, anche questo processo viene spesso raccontato in modo eccessivamente lineare. La conversione al cattolicesimo non fu immediata: i Longobardi erano inizialmente in gran parte ariani o ancora legati a culti pagani e soltanto nell’arco di alcune generazioni si verificò la piena integrazione religiosa e culturale con la popolazione romano-italica.
È però corretto ricordare che, nel Medioevo, la religione costituiva uno degli elementi centrali dell’identità politica e sociale.

Analoga semplificazione riguarda i Normanni. Anche in questo caso vengono citate percentuali – l’1% della popolazione autoctona– che non trovano riscontro in dati censuari, ma soltanto in ricostruzioni storiografiche. È vero che i Normanni erano cattolici e che contribuirono a consolidare il cristianesimo latino nell’Italia meridionale. Meno corretta è invece l’affermazione secondo cui avrebbero espulso i Saraceni e i Mori nel 1092.

La realtà storica è assai più complessa. Dopo la conquista della Sicilia, i sovrani normanni mantennero per lungo tempo una società caratterizzata dalla convivenza di latini, greci e musulmani. La corte di Ruggero II rappresenta uno degli esempi più noti di integrazione amministrativa e culturale tra comunità diverse. Le espulsioni e la definitiva eliminazione della presenza politica musulmana furono un processo molto più lungo, culminato soltanto nel XIII secolo, sotto Federico II.

Il punto non è negare che i popoli invasori, nel corso dei secoli, si siano progressivamente assimilati alle popolazioni locali. Questo è un dato storicamente fondato. Il problema nasce quando episodi complessi della storia medievale vengono ridotti a pochi numeri e a un racconto lineare per sostenere tesi sull’immigrazione contemporanea.

La storia offre strumenti per comprendere il presente, ma difficilmente può essere utilizzata come una formula matematica. Per questo motivo, quando il dibattito politico richiama eventi di quindici secoli fa, sarebbe auspicabile confrontarsi con gli studi degli storici e con la complessità delle fonti, evitando semplificazioni che rischiano di trasformare la storia in uno strumento di legittimazione politica anziché in una disciplina di conoscenza.

 

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