(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n’è una che segna l’affermazione definitiva del Terzo Reich.
Una notte in cui si regolano i conti.
È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un’operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle SA, la milizia armata del partito nazionalsocialista.
Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA.
È la “notte dei lunghi coltelli”.
Paolo Mieli e il professor Giovanni Sabbatucci ne parlano a “Passato e Presente”, in onda sabato 18 luglio alle 20.30 su Rai Storia.
Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania.
Alla fine, si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate.
Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle SA ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d’assalto.
Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati.
Gregor Strasser, leader della sinistra nazista.
Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie; il leader dell’azione cattolica Erich Klausener; Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore; il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria.
Vengono tutti uccisi a sangue freddo.
La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche.
Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934.
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