(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, lancia un appello a tutte le forze politiche rappresentate nel consiglio regionale pugliese per avviare una seria discussione con il Governo nazionale, che si accinge a portare avanti e a siglare le preintese sull’autonomia differenziata per Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Sul fronte della sanità, gli accordi attribuirebbero alle quattro Regioni la facoltà di fissare tariffe differenziate per le strutture sanitarie, di gestire in autonomia i fondi statali per ospedali e tecnologie, di istituire propri fondi sanitari integrativi e di destinare risorse proprie ad assumere personale o a pagare compensi aggiuntivi a chi è già in servizio. Leve che, potendo essere attivate con pieno margine solo dalle Regioni a maggiore capacità fiscale, rischiano – secondo Decaro – di trasformare un’autonomia formalmente uguale per tutti in una competizione sostanzialmente diseguale tra territori, sulla pelle dei pazienti del Sud.
“Da quando mi sono insediato, il 7 gennaio – sottolinea il presidente -, ho lavorato prima di tutto per garantire la continuità dei servizi sanitari e per affrontare il problema più grave che pesa sulle famiglie pugliesi: le liste d’attesa. Capisco la tensione politica di queste settimane su disavanzo e manovra, e apprezzo il ruolo di stimolo che l’opposizione sta esercitando: fa parte del confronto democratico. Ma lo dico con la stessa franchezza anche a chi mi critica: mentre discutiamo del passato, la vera minaccia è nel futuro, e ha un nome preciso: autonomia differenziata. Stiamo correndo verso un baratro con lo sguardo rivolto all’indietro, litigando su chi guida mentre l’automobile sta per andare a sbattere. Se le preintese (accordi tra Stato e Regioni) verranno approvate così come sono scritte, sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo, soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo. Non è autonomia, è secessione a rate: perché non sposta soltanto competenze, sposta risorse di mobilità passiva e professionisti, dal Sud verso il Nord, un’emorragia silenziosa che svuoterà i nostri ospedali proprio mentre lottiamo per accorciare le liste d’attesa. Rischiamo di trasformare il Sud in terra da cui i medici partono, non in terra dove i pazienti guariscono. Un disastro di questa portata si ferma solo con un fronte meridionale unito, che parli con una voce sola: tutta la classe politica del Mezzogiorno, senza distinzione di schieramento, risponderà domani di questo passaggio se lascerà travolgere la sanità del Sud. Non è una battaglia di parte, è una battaglia di sopravvivenza. Per questo mi rivolgo a tutte le forze civili e politiche pugliesi: fermiamo insieme questo disegno, prima che diventi irreversibile”.
