(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Approda sul palcoscenico dell’Arena di Verona una nuova produzione della Traviata di Giuseppe Verdi firmata da Paul Curran e realizzata in collaborazione con il Moulin Rouge di Parigi.
Lo spettacolo, realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, è proposto da Rai Cultura giovedì 16 luglio alle 21.20 su Rai 3, con la conduzione di Cristina Capotondi e Alessandro Preziosi.
Il regista scozzese, al suo debutto in Arena, propone una lettura originale ed esteticamente d’impatto del capolavoro verdiano, che proietta il pubblico nella Parigi di inizio Novecento, nella vita notturna di Montmartre, fra gli splendori della Belle Époque, dove esplose la popolarità del Moulin Rouge.
Le scenografie sono di Juan Guillermo Nova, i costumi di Stefano Ciammitti, creatore dei visionari abiti per le cerimonie olimpiche in Arena, le luci di Fabio Barettin, le coreografie di Kyle Lang.
Sul podio, a dirigere i complessi artistici areniani, è chiamato Michele Spotti.
Sul palco un cast di prestigio internazionale, con la giovane Martina Russomanno nella parte di Violetta, Yusif Eyvazov in quella di Alfredo e Amartushin Enkhbat come Germont padre.
La regia televisiva è curata da Fabrizio Guttuso Alaimo.
“La storia di Violetta sembra ancora attuale – dice il regista Paul Curran – Viene giudicata dalla stessa società che dipende da lei, è ammirata in pubblico ma ritenuta immeritevole di dignità in privato.
La stessa Parigi del libretto rivive qui in scena negli anni ’10 del Novecento.
Un periodo di straordinaria energia, bellezza e liberazione.
Parigi era animata dalla cultura del cabaret, musica, danza e nuove idee artistiche.
Allo stesso tempo, dietro il glamour, l’edonismo, lo spettacolo e l’eccesso, esistevano profonde divisioni sociali e solitudine personale.
Un contrasto molto vicino al mondo emotivo de La traviata”.
Il nuovo allestimento resta fedele alla drammaturgia verdiana, immergendola in un mondo spettacolare e ricco di contrasti come quello del cabaret parigino, ricostruito con accuratezza storica e artistica.
Proprio La Traviata, soggetto che conquistò Verdi anche per ragioni biografiche, segnò una svolta decisiva nella sua carriera e in quella di tutto il teatro d’opera, sin dal suo esordio nel 1853 (un fiasco clamoroso, trasformatosi l’anno dopo in un trionfo e mai più interrotto).
Una storia scabrosa, trattata con verità e potenza teatrale, tratta dalla Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio e ispirata alla vera esistenza di Alphonsine Plessis.
Amore e sacrificio, sogni privati e pubblico giudizio si scontrano, in quella che è una delle opere più rappresentate.
Una storia contemporanea, per il pubblico dell’epoca, destinata a fare scandalo, allora come oggi.
Uno sforzo produttivo ingente, che ha impegnato centinaia di tecnici tra falegnami, carpentieri, elettricisti, pittori, scultori e decoratori, in progettazione, costruzione, trasporto, montaggio, dagli oltre 10 mila metri quadrati dei laboratori di via Gelmetto, alla sartoria di Fondazione, a quelle di Milano e Roma, fino all’immenso palcoscenico dell’Arena, dove macchinisti e tecnici realizzano grandi movimentazioni a vista per spettacolari cambi di scena.
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