Nella nuova legge elettorale in discussione alla Camera, lo Stablicum, si punta a superare la dicotomia tra liste bloccate e preferenze con una soluzione di compromesso: mantenere bloccato solo il capolista di ciascuna lista, lasciando che gli eletti successivi siano determinati dalle preferenze ricevute. Un meccanismo ibrido, già sperimentato in altri sistemi proporzionali europei, che preserva la capacità dei partiti di garantire l’elezione dei propri candidati di punta, restituendo però agli elettori una voce sulla composizione del gruppo parlamentare.
Le elaborazioni di Youtrend, basate su 3.000 simulazioni probabilistiche per ciascun ramo del Parlamento, mostrano che con questo sistema l’impatto delle preferenze dipenderebbe dalla dimensione del partito. Per una lista che si attesta intorno al 10% dei voti, la quota di eletti con preferenze sarebbe marginale (circa il 5%). Ma già al 20%, percentuale alla portata di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico secondo i sondaggi attuali, la quota salirebbe al 34% alla Camera e al 27% al Senato. Per un partito al 30%, circa la metà dei parlamentari sarebbe eletta con le preferenze (55% alla Camera, 50% al Senato).

