Di Luca Franceschi
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Rifondazione Comunista sostiene con convinzione l’Appello europeo per il diritto all’abitare lanciato da Unione Inquilini e altre organizzazioni impegnate nella lotta per il diritto alla casa. Si tratta di un documento che racchiude priorità fondamentali per affrontare una delle più gravi crisi sociali del nostro tempo.
In ogni angolo d’Europa, e con particolare gravità nel nostro Paese, si assiste a un sistematico smantellamento dello Stato sociale. Mentre i governi e le istituzioni europee sacrificano le risorse al riarmo, stanziando cifre sempre più rilevanti per le spese militari, gli investimenti destinati all’edilizia abitativa, alla sanità e alla lotta alle disuguaglianze vengono progressivamente azzerati. La crisi abitativa non rappresenta un fenomeno casuale, ma la conseguenza diretta della finanziarizzazione e della speculazione immobiliare selvaggia che trasformano le città europee in terreni di sfruttamento per i grandi fondi immobiliari e per un turismo senza limiti, determinando l’espulsione delle classi lavoratrici, dei giovani e di coloro che già faticano a garantirsi condizioni di vita dignitose.
Il documento promosso da Unione Inquilini individua tre priorità fondamentali. La prima riguarda l’edilizia residenziale pubblica e l’applicazione della regola del 30%. È essenziale l’adozione di criteri vincolanti a livello europeo che pongano fine alla pratica ingannevole dello “social housing” privato. I finanziamenti pubblici, inclusi quelli della Piattaforma di investimento della Banca europea per gli investimenti, devono essere destinati prioritariamente all’edilizia pubblica permanente con canoni sociali. Gli affitti devono raggiungere un costo effettivamente sostenibile, allineato al parametro fissato dall’Onu che stabilisce una spesa non superiore al 30% del reddito familiare.
La seconda priorità affronta il consumo di suolo e la riqualificazione del patrimonio esistente. Risulta inaccettabile che milioni di persone vivano in condizioni di marginalità abitativa o senza una casa, mentre un patrimonio immobiliare enormemente vasto rimane vuoto per motivi puramente speculativi. È necessario un ampio programma europeo dedicato alla manutenzione e al rinnovamento energetico delle abitazioni popolari e delle aree periferiche, supportato da finanziamenti dedicati, che privilegi il recupero degli edifici già presenti senza cedere ulteriori spazi costruibili ai privati. Particolare attenzione deve essere posta affinché il “Pacchetto Semplificazione” previsto per il 2027 non diventi uno strumento per indebolire le protezioni riservate alle persone in situazioni di vulnerabilità.
Il terzo aspetto richiama l’importanza della democrazia e della partecipazione in contrapposizione all’influenza delle lobby. Nel corso del Summit sulla Casa che si terrà a Dublino nel prossimo novembre, e all’interno dell’Alleanza Europea per la Casa, i sindacati degli inquilini, i movimenti sociali e i rappresentanti dei residenti devono disporre di un ruolo strutturale e decisionale. Le scelte che influenzano l’esistenza delle persone non possono continuare a essere determinate dalla pressione delle lobby dei costruttori e della finanza.
Rifondazione Comunista, da lungo tempo schierata a fianco dei movimenti e dei sindacati che lottano per il diritto all’abitare, rinnova il proprio impegno e invita alla mobilitazione collettiva. Di fronte alla risoluzione del Parlamento Europeo, che colpevolmente omette di affrontare le cause strutturali della crisi abitativa, si ribadisce con fermezza che la casa non deve essere considerata una merce, ma rappresenta un diritto umano fondamentale e inviolabile.
L’alternativa è univoca: le persone e i loro bisogni sociali devono essere prioritari, mentre la strada della militarizzazione e della speculazione deve essere definitivamente abbandonata.
