(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sabato 11 luglio sul palco del Teatro Capovolto, la Stagione estiva del Teatro Sociale curata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento, salirà una vera e propria leggenda della scena musicale indipendente italiana: Massimo Zamboni.
Lo storico chitarrista e fondatore dei CCCP-Fedeli alla linea e dei CSI, farà tappa a Trento con P.P.P. – Profezia è Predire il Presente, il suo nuovo reading-concerto ispirato all’universo immaginativo, letterario e sonoro scelto da Pasolini come cornice delle sue opere.
P.P.P. Profezia è Predire il Presente è il reading-concerto di Massimo Zamboni che ha ispirato l’omonimo album uscito nel gennaio 2025 per Le Vele – Egea Records, che vede sul palco Erik Montanari alle chitarre e ai cori, Cristiano Roversi alle tastiere, e synth.
Più che un concerto, si tratta di un’opera letteraria trasposta in musica.
Più che canzoni, capitoli che ripercorrono e ricostruiscono una storia unica e controversa, preziosa e drammatica.
Quella di uno dei maggiori intellettuali italiani di sempre, Pier Paolo Pasolini.
Il concerto ha molteplici sfaccettature e modalità di fruizione, così come lo sono l’anima e il pensiero di Pier Paolo Pasolini, a cui è dedicato nel cinquantesimo anniversario della sua uccisione.
Un concerto e un disco pervasi da quel dolore civico profondo che accompagna incessantemente il percorso di P.P.P. come uomo e come intellettuale che ha saputo profetizzare e percepire la trasformazione drammatica e lacerante dell’Italia.
Il disco nasce dall’omonimo progetto di reading-concerto che alterna canzoni, letture tratte da Pasolini e testi scritti da Zamboni, P.P.P. Profezia è Predire il Presente si compone di tredici tracce: canti popolari, un omaggio a Giovanna Marini, brani estratti dal lungo percorso musicale di Zamboni e tre inediti (La rabbia e l’hashish, Cantico cristiano e Tu muori) che conducono lungo un percorso sempre più scuro, quasi desolato, per accompagnare il pensiero e la fine del pensare di Pasolini.
Un Pasolini multiforme, inafferrabile, che ha affrontato inimicizie insanabili, disumane, e un isolamento feroce altrettanto.
Eppure, ancora oggi, a 50 anni dalla sua uccisione, non possiamo prescindere dalla sua intelligenza, da quel suo sguardo che taglia come un laser ed è capace di offrire squarci di una compassione profondissima, conclude Zamboni.
Una narrazione a tema che parte dal suo Friuli, dalla lingua che Pasolini ha lottato per portare a una dignità cancellata dal moderno, passando per lo sgomento verso la cecità di tutti, ponendo una speranza pre-politica nella capacità rigenerativa di un popolo che ormai non si può più chiamare tale.
Un entusiasmo per la rivoluzione portoghese, tra gli ultimi sussulti positivi di un continente, e poi il declino, il cadere, il rimpicciolirsi.
Un innamoramento finale per la sconfitta, fino a quel 2 novembre 1975 dove la notte di Ostia schianta definitivamente ciò che tanti avrebbero voluto veder schiantare: una persona non grata, da far tacere, ma la cui parola è oggi più presente e necessaria che mai.
Un pensiero che, nonostante i plurimi tentativi, non è stato schiacciato da chi lo avrebbe voluto ridurre, impoverire e semplificare.
E che si presenta oggi più attuale che mai.
La Stagione estiva del Teatro Sociale si inserisce all’interno del contenitore “Trento aperta 2026- Che bella libertà!”, ricco palinsesto coordinato dall’Ufficio Cultura turismo eventi del Comune di Trento.
