(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta un richiamo durissimo per l’Italia e per le sue istituzioni. È la triste conferma di quanto siano ancora radicati, persino nei luoghi in cui dovrebbero prevalere attenzione, ascolto e consapevolezza, pregiudizi sessisti e stereotipi patriarcali che finiscono per colpevolizzare le donne anziché proteggerle».
Lo afferma, in una nota, la senatrice e presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger, commentando la condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo sul caso della donna vittima di violenze domestiche.
«Definire un coltello puntato alla gola un “gioco” o sostenere che sia normale per un uomo dover vincere le resistenze di una donna è semplicemente inaccettabile. È espressione di una cultura patriarcale che mette in discussione la volontà della donna, non riconosce il principio del consenso, minimizza la violenza e finisce per spostare sulla vittima la responsabilità di ciò che ha subito.
Quando simili parole entrano nelle aule giudiziarie, il danno diventa ancora più grave. Perché sono proprio questi atteggiamenti a scoraggiare le donne dal denunciare. Alla violenza subita si aggiunge infatti quella istituzionale, quel fenomeno conosciuto come vittimizzazione secondaria.
La condanna di Strasburgo non può restare senza conseguenze. Occorre verificare con rigore, nelle sedi competenti, se emergano profili di responsabilità disciplinare. Questo anche per difendere l’autorevolezza, l’imparzialità e la credibilità della magistratura.
Ogni donna deve sapere che denunciare è un diritto e che le istituzioni sono dalla sua parte. Questo è il messaggio che oggi dobbiamo rendere concreto, con atti, responsabilità e conseguenze chiare», conclude Unterberger.
