Di Luca Franceschi
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La Guardia di Finanza di Trieste e lo SCICO, coordinati dalla DDA di Milano, hanno portato a termine un’operazione di grande rilievo nei confronti di un’organizzazione transnazionale a matrice albanese dedita al traffico di stupefacenti. L’operazione ha condotto complessivamente a 16 arresti e al sequestro di circa un quintale di droga, comprensivo di oltre 77 chilogrammi di marijuana e 21 chilogrammi di cocaina, oltre a hashish, armi clandestine e armi bianche. Tra i beni confiscati figura anche un’Alfa Stelvio modificata con un doppio fondo destinato al trasporto dello stupefacente.
Particolarmente significativo è stato il lavoro svolto dal Nucleo Patrimoniale Economico Finanziario di Trieste, che ha sequestrato una serie di patrimoni illeciti della banda, tra cui immobili, automobili, contanti e orologi di lusso per un valore complessivo di 1,1 milioni di euro.
L’indagine ha avuto origine da un controllo effettuato a Latisana e ha coinvolto complessivamente 33 persone indagate per associazione a delinquere, narcotraffico, riciclaggio e illecita detenzione di armi. La rete criminale forniva droga in tutto il Nord Italia, con evidenze di consegne registrate a Sesto San Giovanni, Saronno, Milano e Lecco, e riforniva altresì le principali località turistiche del Nord-Est.
Il meccanismo organizzativo della banda prevedeva lo stoccaggio della droga in appartamenti e garage intestati a prestanome incensurati. L’organizzazione aveva inoltre avviato una produzione autonoma di sostanze stupefacenti in una serra ubicata nel pavese. Per la distribuzione territoriale, la banda si avvaleva di una rete strutturata di corrieri e di un continuo turnover di giovani cittadini albanesi privi di precedenti penali, che entravano in Italia tramite visti turistici della durata di novanta giorni, per poi essere rimpatriati e sistematicamente sostituiti al fine di eludere i controlli delle autorità.
Secondo Nicole Matteoni, deputata di Fratelli d’Italia e segretario provinciale del partito a Trieste, il successo dell’operazione evidenzia la criticità rappresentata dalla rotta balcanica per quanto riguarda i traffici illeciti e l’immigrazione clandestina. La deputata ha sottolineato come la decisione del Governo di sospendere l’accordo di Schengen e di riattivare i controlli alla frontiera nord-orientale abbia rappresentato una misura fondamentale per la protezione della comunità.
