(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’uomo è in grado di capire l’intelligenza degli animali? Le piante sono intelligenti? Il maschio alfa è il più bullo o è quello che coopera meglio? Cosa serve in natura per vincere nella lotta per la sopravvivenza? Perché anche la natura è capace di ingannare e simulare? Questi sono solo alcuni degli interrogativi al centro della puntata di “Sapiens Files” condotta da Mario Tozzi e intitolata “Gli inganni della natura”, in onda sabato 4 luglio alle 20.30 su Rai 3.
Da sempre i Sapiens adottano strategie per eliminare un nemico. E se non sono forti cercano di sembrarlo. In tutto il mondo naturale l’inganno e la simulazione servono spesso per restare vivi. E questo è vero anche per le piante.
Per descrivere le strategie di sopravvivenza in natura si va all’Orto Botanico di Roma, uno scrigno vegetale dove, nei secoli, l’uomo ha tentato di raccogliere, studiare e dare un ordine alla vita delle piante. Nel Medioevo si trovava nei Giardini Vaticani e più tardi è stato trasferito dove si trova attualmente, ai piedi del Gianicolo. Oggi è popolato da 3000 specie di piante, con ambienti naturali mediterranei ed esotici. Qui si sono adattate vegetazioni abituate a climi e terreni diversi.
La paura di morire è il grande motore dell’istinto di sopravvivenza. Il mondo animale ha sviluppato diverse strategie per proteggersi dai nemici. Alcuni animali più di altri sembrano in grado di rubare e mentire. Per difendersi dai predatori o per catturare una preda il polpo cambia colore. Con la scusa dell’accoppiamento, femmine di lucciola attirano maschi di altre specie per poi mangiarli.
Le piante non sono da meno. Da oltre 450 milioni di anni risolvono gli stessi problemi: difendersi, nutrirsi, riprodursi, cooperare, colonizzare ambienti difficili. Pur restando ferme e impossibilitate a scappare per difendersi, sono in grado di chiamare in aiuto altre simili, di ingannare oppure di fingersi qualcos’altro. Quando un bruco inizia a rosicchiare una foglia di pioppo, questo rilascia nell’aria una miscela di molecole che attirano vespe che depongono le uova dentro il corpo del bruco aggressore. Si finge morto il melograno quando produce le prime foglie: essendo queste di colore rosso si mimetizzano con il terreno o il fondo boschivo ingannando i potenziali predatori. Alcune specie di piante tropicali, poi, producono foglie macchiate simili a quelle danneggiate dagli insetti che per questo le ignorano. Grande maestra dell’inganno è l’orchidea che, nonostante il suo fiore sia, per la maggior parte delle specie, privo di nettare, attira gli insetti impollinatori imitando l’odore della femmina. Con intelligenza le piante carnivore, originarie di zone carenti di nutrienti, hanno imparato (muovendosi) a procurarsi il nutrimento cibandosi di animali. Piante che muoiono cedono la loro ultima energia alle altre, piante che hanno bisogno vengono soccorse, a dimostrazione che in natura non vince chi è più forte e violento ma chi coopera meglio, chi fa rete.
Per molto tempo si sono immaginate le piante come individui isolati, appartenenti a un mondo vegetale nettamente separato e distinto da quello animale. Oggi si sa che non è così. Nel “wood wide web”, come è stata ribattezzata la rete sotterranea di connessioni fra le piante, non c’è bisogno di muoversi o di avere un cervello per essere intelligenti. E dalle piante, che hanno preceduto di molto i Sapiens nel colonizzare la Terra, ci sarebbe tanto da imparare in termini di successo evolutivo. Innanzitutto, la resilienza, cioè la capacità di resistere ai cambiamenti e alle sollecitazioni ambientali sfruttando le nostre potenzialità.
“Sapiens Files” è anche online su RaiPlay.it.
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