Di Luca Franceschi
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Durante l’Ufficio di Presidenza della Commissione d’inchiesta sul Covid si è consumato uno strappo istituzionale che ha fatto emergere la vera natura dell’operato di Fratelli d’Italia. Secondo quanto denunciato dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione, Alfonso Colucci, è caduta definitivamente ogni apparenza di imparzialità nell’attività dell’organismo parlamentare.
Coloro che durante la pandemia assumevano posizioni contrarie alle misure di contenimento e invitavano a non rispettare le regole, oggi si presentano come paladini della verità. Tuttavia, la verità che intendono perseguire appare distorta e strumentale, più simile a quella propaganda orwelliana descritta nel celebre romanzo distopico 1984, dove la realtà veniva manipolata dal Ministero della Verità.
La maggioranza ha proposto di convocare come testimone il proprio capogruppo alla Camera, Bignami, in un’operazione che viene definita priva di reale utilità per l’inchiesta. L’obiettivo appare quello di garantirsi un’ulteriore occasione per diffondere accuse contro gli avversari politici, creando un meccanismo dove le domande e le risposte sono concordate in anticipo per ottenere dichiarazioni preconfezionate a fini diffamatori.
Particolarmente grave viene considerato il tentativo di delegare gli interrogatori ai consulenti nominati dalla maggioranza. Questa procedura comporterebbe la convocazione di cittadini presso i commissariati di polizia, con modalità che violerebbero sia le regole istituzionali che i diritti fondamentali delle persone chiamate a testimoniare. Un approccio che solleva interrogativi preoccupanti sulla concezione della democrazia che anima chi governa la Commissione.
I gruppi di opposizione, pur essendo numericamente superiori, hanno tentato invano di contrastare quello che viene definito uno scempio delle istituzioni. La loro battaglia si è infranta contro la volontà di un solo partito, Fratelli d’Italia, che attraverso la presidenza della Commissione riesce a imporre unilateralmente le proprie decisioni.
Secondo l’accusa, le scelte operate sarebbero funzionali esclusivamente alla propaganda del Presidente del Consiglio Meloni, che da Palazzo Chigi continuerebbe a dirigere le operazioni di quella che viene bollata come un’ignobile farsa istituzionale.
La denuncia si conclude con un allarme sulla deriva autoritaria in atto, un fenomeno che desta enorme preoccupazione per le sorti della democrazia e del corretto funzionamento delle istituzioni parlamentari.
