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CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO: «LAVORI CONSIGLIO: AUTORITÀ PROVINCIALE PER L’ENERGIA, EDUCAZIONE SESSUALE»

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17.12 - mercoledì 1 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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La seduta pomeridiana si è aperta con la trattazione della mozione n. 432/26, intitolata “Elaborare un disegno di legge provinciale per istituire un’autorità provinciale per l’energia, e per creare una zona provinciale di offerta dell’energia elettrica nel mercato interno europeo”, presentata l’8 giugno 2026 dai consiglieri Zimmerhofer, Knoll, Atz e Rabensteiner.

Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha proposto di incaricare la Giunta a elaborare un disegno di legge che istituisca un’Autorità provinciale per l’energia con compiti di vigilanza sul mercato locale, di promozione di una definizione dei prezzi a livello provinciale non agganciata al prezzo dell’energia prodotta da centrali a gas e di verifica e promozione delle condizioni giuridiche, tecniche ed economiche per dichiarare la provincia di Bolzano zona autonoma di offerta dell’energia elettrica.

La mozione prevedeva inoltre che l’Autorità, in collaborazione con la Giunta e con il coinvolgimento dei competenti organi e autorità statali ed europei – Stato, Terna, GME, ARERA, ACER e Commissione europea – si adoperi per l’istituzione della zona provinciale di offerta, raccogliendo i pareri necessari e i dati di rete e di mercato e rappresentando, nelle valutazioni in corso e future, la specificità di una realtà con prevalenza di produzione idroelettrica da fonti rinnovabili.

Era previsto il ricorso a periti nominati dal Consiglio su proposta dei gruppi consiliari, la conclusione dei lavori entro sei mesi, una relazione al Consiglio entro settembre 2026 e la presentazione del progetto definitivo agli organi competenti all’inizio del 2027.

Zimmerhofer ha sostenuto che una reale capacità di incidere sui prezzi dell’energia richiede un’autonomia energetica provinciale accompagnata da un’autorità regolatrice propria, considerata la centralità dell’idroelettrico nel territorio.

L’urgenza, ha aggiunto, deriva dall’aumento dei prezzi e dalle incertezze geopolitiche, e il quadro giuridico di riferimento sarebbe già disponibile sulla base di un parere dei professori Peter Hilpold (Università di Innsbruck) e Paolo Piva (Università di Padova) del 23 marzo 2022.

Ha inoltre ricordato un proprio ordine del giorno del 2014, rispetto al quale era stato rilevato un margine di manovra nell’ambito della riforma dell’autonomia.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha annunciato voto favorevole, chiedendosi però cosa sia effettivamente possibile e perché, potendo anche i consiglieri presentare disegni di legge, Zimmerhofer non l’avesse fatto direttamente.

Nel merito si è detto d’accordo, pur sottolineando che molte richieste non rientrano nelle competenze provinciali, a cominciare dallo sganciamento dal prezzo del gas.

Ha osservato che non è vero che si produca più elettricità di quanta se ne consumi e che servono al contempo fonti alternative e riduzione dei consumi.

Paul Köllensperger (Team K) ha confermato il sostegno alla mozione, ricordando che il tema era già stato discusso e che anche Leiter Reber aveva proposto di valorizzare maggiormente l’autonomia.

A suo avviso, invece di incaricare la Giunta andrebbe incaricato il Consiglio: la III commissione legislativa dovrebbe aprire un tavolo con APPA ed esperti per portare in aula un disegno di legge consiliare.

Ha ricordato di aver avanzato in passato proposte simili, ritenute allora non percorribili, mentre un’autorità regionale esiste in Belgio, a parità di normativa europea, e ha criticato il modello italiano delle comunità energetiche, costrette a immettere tutta l’energia prodotta per poi riacquistarla.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha spiegato che la forma della mozione è stata scelta per coinvolgere esperti proposti dai gruppi consiliari, e non un disegno di legge personale.

L’obiettivo è sganciare l’idroelettrico dal prezzo del gas, dare un ruolo alle cooperative nate in molti Comuni, favorire una maggiore liberalizzazione del mercato europeo, valutare un’iniziativa a livello Euregio e rimodernare gli impianti esistenti.

Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha chiesto se, alla luce della riforma dell’autonomia approvata, sarà possibile decidere in modo autonomo anche in materia di energia elettrica.

Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha rilevato l’attuale presenza a Roma di molti parlamentari favorevoli all’autonomia e ha invitato a cogliere l’occasione per chiedere un’Autorità autonoma, domandando se la richiesta sia sostenuta dalla Provincia e da Alperia.

L’assessore Peter Brunner ha ricordato un’audizione sul tema tenuta nella scorsa legislatura, proprio sull’ipotesi di un’Autorità provinciale per l’energia.

Una recente sentenza della Corte costituzionale del 2022 riconosce margini per le due Province, ma con limitata possibilità di manovra.

I componenti della commissione avevano concordato che un disegno di legge non fosse opportuno senza prima ascoltare gli esperti a livello statale.

Hildepold e Piva avevano sottolineato che un’iniziativa legislativa locale probabilmente non porterebbe a risultati concreti e che, per ottenere determinate competenze, sarebbe necessario farsi carico anche della gestione della rete, con i relativi costi.

Il presidente Arno Kompatscher ha ribadito la volontà di fare quanto gestibile in autonomia.

L’ultima riforma ha ampliato le competenze provinciali, ma insieme ha accresciuto la responsabilità, come rilevato anche in un recente incontro con la Corte dei conti.

A livello europeo vige il principio dell’unicità dell’Autorità nazionale per ciascuno Stato, con la conseguenza che un’eventuale autorità provinciale sarebbe comunque subordinata.

Ha osservato che l’Alto Adige ha tratto beneficio dall’attuale sistema grazie al plusvalore generato da prezzi più elevati e dai certificati verdi, con la realizzazione di nuovi impianti.

I prezzi dell’energia non potrebbero essere decisi neppure con una propria Autorità e occorrerebbe approfondire a chi destinare l’eventuale energia a basso costo, non certo a chi ne consuma di più.

Zimmerhofer ha replicato che la Giunta ha più risorse del Consiglio per redigere una legge e che il Consiglio è comunque coinvolto nella proposta.

Ha invitato a riflettere sull’Europa delle Regioni e sulla necessità di decentralizzare, criticando il fatto che un tema cruciale come l’energia non sia stato incluso nelle trattative sull’autonomia.

Ha ricordato che, nonostante l’approccio “passo dopo passo” auspicato da Kompatscher, in dodici anni di presidenza non si sarebbe arrivati a risultati tangibili.

La mozione è stata respinta con 14 sì, 18 no e 1 astensione.

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha quindi presentato la mozione n. 434/26, “L’educazione affettiva e sessuale è uno strumento fondamentale per prevenire la violenza”, firmata con Rohrer e Oberkofler il 12 giugno 2026, per incaricare la Giunta di creare i presupposti giuridici affinché l’educazione affettiva e sessuale, finalizzata alla prevenzione della violenza sessuale e degli abusi, sia parte integrante del programma in tutte le scuole e venga inclusa nelle linee guida, e di riferire entro sei mesi al Consiglio sugli effetti del disegno di legge 1735/2026 sul sistema scolastico altoatesino e sulle misure adottate per attuarlo nell’ambito dell’autonomia.

Foppa ha richiamato la norma del ministro Giuseppe Valditara che vieta l’educazione sessuale e affettiva nella scuola dell’infanzia e primaria e subordina le offerte delle scuole medie e superiori al consenso scritto dei genitori, sostenendo che questo obbligo limita l’autonomia scolastica e ostacola un’educazione completa su temi come consenso, salute sessuale e uguaglianza.

Ha affermato che l’educazione affettiva e sessuale non è un lusso né un’ideologia, ma uno strumento efficace per prevenire violenza di genere, abusi e disuguaglianze strutturali, evidenziando i limiti del rinvio alle sole famiglie quando queste siano problematiche o disfunzionali.

Poiché – ha ricordato – la Provincia può adottare i principi delle disposizioni nazionali con margini interpretativi, ha proposto di recepire le raccomandazioni ONU e di rendere obbligatoria l’educazione all’affettività e alla sessualità nei programmi scolastici.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha condiviso l’obiettivo della prevenzione della violenza, ritenendo necessario insegnare anche ai più piccoli il rispetto dei propri confini, ma ha distinto questa finalità dall’educazione affettiva e sessuale in senso stretto.

Ha ricordato che in passato le parti dedicate alla sessualità venivano perfino strappate dai libri di biologia e che iniziative dello Jugendring erano state considerate scandali, chiedendosi chi sia davvero in grado di spiegare la sessualità ai giovani.

Ha sottolineato i pericoli delle informazioni reperite online e ha espresso perplessità per esperienze in Germania e Austria con testimonianze di persone queer, chiedendo di votare separatamente le parole “affettiva” e “sessuale”.

Waltraud Deeg (SVP) ha giudicato il disegno di legge governativo un passo nella direzione sbagliata e ha invitato a concentrarsi su ciò di cui bambine, bambini e giovani hanno bisogno per essere informati e protetti.

Il tema, ha detto, va affrontato senza ideologia, con fiducia nella scuola e nel lavoro delle e dei docenti, perché è l’ignoranza, non l’istruzione, a creare insicurezza.

Franz Ploner (Team K) ha ringraziato i Verdi, sostenendo che la legge approvata al Senato abusa della scuola imponendo il consenso dei genitori, con ripercussioni pratiche e di principio.

Ha ricordato una recente delibera della Giunta, firmata da Messner, sulla promozione della salute sessuale e l’accesso ai contraccettivi, chiedendosi come sia possibile perseguire tali obiettivi se poi si vieta l’educazione sessuale, e avvertendo che la norma nazionale rischia di danneggiare la prevenzione.

Ha aggiunto che la gestione delle attività diventa complessa se non tutti i genitori prestano il consenso.

Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia) ha chiarito che per il ministro Valditara non scompaiono da scuola educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia, ma si intende favorire una maturazione equilibrata e restituire voce ai genitori sui temi dell’identità di genere.

Ha citato un evento a Budrio, descritto come “pride dei bambini”, sostenendo che i minori vi verrebbero esposti a contenuti ideologici queer, e ha criticato un post di Foppa sul “bacetto allo zio” ritenendolo gravemente irrispettoso verso la famiglia.

Madeleine Rohrer (Gruppo verde), cofirmataria, ha richiamato alla necessità di rispetto nel dibattito e ha affermato che conoscere emozioni e corpo rende più liberi e consapevoli e favorisce il rispetto dell’altro.

Ha collegato la difficoltà di gestire le emozioni maschili a gravi esiti come il femminicidio, sottolineando il diritto dei giovani a un’educazione al passo con i tempi e l’importanza di imparare a dire no per difendere i propri limiti.

L’assessore Marco Galateo (Fratelli d’Italia), intervenendo dai banchi, ha precisato che la delibera citata non era stata firmata da lui e che quel modello non riguardava la prevenzione, ma una fase successiva.

Ha affermato che il consenso informato chiesto dal Governo nasce da dieci anni di proposte presentate come prevenzione della violenza sessuale ma, a suo dire, promotrici dell’“ideologia gender”, richiamando lo spettacolo “Fa’ Afafine” e l’affidamento delle attività ad associazioni esterne.

Ha aggiunto che l’educazione all’affettività si svolge ancora oggi e che, pur considerabile condivisibile il dispositivo della mozione, la narrazione che lo accompagna è inaccettabile.

Alex Ploner (Team K) ha respinto una lettura ideologica, ricordando che un tempo l’educazione affettivo-sessuale non esisteva e che molti genitori oggi chiedono alla scuola di occuparsene, sentendosi inadeguati o non trovando dialogo con i figli.

Ha ribadito il diritto educativo dei genitori ma anche il mandato educativo della scuola e la necessità di proteggere i bambini, talvolta anche dai genitori, citando un recente caso di cronaca in cui un padre ha ucciso il figlio perché omosessuale.

L’assessora Rosmarie Pamer (SVP) ha richiamato la sua esperienza di 29 anni di insegnamento della biologia alle medie, sostenendo che l’educazione sessuale e affettiva riguarda salute, rispetto e sensibilità e non deve diventare un tabù.

Ha evidenziato che, in sua esperienza, i genitori sono sempre stati coinvolti con serate informative e ha annunciato sostegno alla mozione.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde), cofirmatario, ha ricordato che l’educazione sessuo-affettiva aiuta i bambini a riconoscere e a tematizzare eventuali abusi, citando la terza indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti, secondo cui l’87% dei casi di abuso minorile avviene in ambito familiare.

Ha chiesto come si possa intervenire in presenza dell’obbligo di consenso dei genitori proprio nelle situazioni di abuso e ha richiamato il parere della Garante per l’infanzia Höller sull’importanza di questi percorsi, negando l’esistenza del “fantomatico gender”.

Renate Holzeisen (Vita) si è collocata in posizione intermedia, affermando che come madre vuole conoscere materiali e nominativi di chi entra in classe e che è giusto coinvolgere i genitori e informare sugli esperti chiamati a intervenire.

Ha però riconosciuto l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva a scuola e segnalato che non tutti gli insegnanti sono adeguatamente formati.

Jürgen Wirth Anderlan (JWA) ha dichiarato di non vedere criticità nella nuova legge, ricordando che in precedenza i genitori non potevano decidere sulle lezioni di educazione affettivo-sessuale.

Ha riferito che molti genitori preferiscono trattare personalmente questi temi con i figli, ritenendo non opportuno intervenire nella scuola elementare, e ha criticato l’uso di asterischi e schwa nei testi rivolti ai bambini.

Christian Bianchi (Forza Italia/Uniti per l’Alto Adige) ha riconosciuto la difficoltà di trovare l’equilibrio giusto, condividendo con Holzeisen che né fiducia cieca né delega totale siano la soluzione.

Ha contestato la rappresentazione della famiglia come luogo di pericolo generalizzato, ha criticato il post di Foppa e, citando dati statistici, ha annunciato il voto contrario.

Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha ribadito che l’educazione sessuale – come quella finanziaria – è fondamentale per i bambini e ha invitato a concentrarsi sul dispositivo della mozione.

Ha ricordato che in passato molte vittime lo sono state perché non se ne parlava e non si conoscevano i propri limiti inviolabili, e che questo rientra nell’educazione affettivo-sessuale.

L’assessore Philipp Achammer ha osservato che riportare il tema nell’ambito esclusivamente privato rappresenta un passo indietro, definendo la decisione del Governo italiano un grave errore.

Ha portato l’esempio di una dirigente scolastica che, avendo introdotto iniziative in materia, ha potuto far emergere due casi di abuso sessuale nella sua scuola.

Ha escluso la separazione tra educazione affettiva ed educazione sessuale, respingendo caricature come gli “spettacoli di travestiti”, e ha ricordato che nelle scuole operano pedagogisti sessuali formati, non bastando le sole competenze interne.

Ha annunciato che, a sei mesi dall’entrata in vigore della legge nazionale, la Provincia adeguerà le proprie norme indicando che, laddove si tratti di prevenzione della violenza sessuale, sono necessarie specifiche iniziative.

Ha avvertito che delegare tutto al privato equivale a consegnare i minori a Internet, con i rischi connessi, e ha citato un libro in uso in Germania ispirato al principio “i miei sentimenti, il mio corpo, le mie regole”.

Ha quindi dichiarato di accogliere la mozione.

Per fatto personale, Knoll ha chiarito di aver sottolineato proprio l’importanza della formazione per prevenire gli abusi sessuali, ritenendo che l’assessore alla scuola non lo avesse compreso.

In replica, Brigitte Foppa ha ringraziato per il dibattito e ha respinto l’accusa di aver parlato male delle famiglie, ricordando che era stata invece attribuita a lei, in modo di cattivo gusto, una presunta esperienza negativa personale.

Ha spiegato che l’esempio del “bacetto allo zio” voleva promuovere la consapevolezza del diritto del bambino a dire sì o no, e ha osservato che chi rifiuta educazione sessuo-affettiva o contraccettivi gratuiti dovrebbe presentare proposte alternative, finora assenti.

La mozione è stata posta in votazione e approvata con 29 sì e 4 no, con le parole “affettiva” e “sessuale” del punto 1 votate separatamente e sostenute con 24 sì, 8 no e 1 astensione.

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