(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Dove la “dolcezza” del Rodano incontra il sale del Mediterraneo, le acque ospitano una biodiversità rara fatta di anguille e cavallucci marini, di uccelli migratori e di zanzare delle quali si cibano, di scarabei sacri che negli escrementi dei tori depongono le uova.
È la Camargue, la più vasta zona umida di Francia, un ecosistema fragile e vitale che, nei secoli, l’uomo ha cercato di modellare, ma che oggi, tra innalzamento del mare, inquinamento e specie minacciate, sta imparando a proteggere.
Lo racconta martedì 23 giugno alle 14.40 su Rai 5 il documentario «La terra dai mille contrasti».
Classificata come Riserva della Biosfera, la Camargue è un delta in continuo movimento, poiché per millenni il Rodano ha portato dalle Alpi al Mediterraneo sedimenti e costruito isolotti, dune e lagune che, anche oggi, cambiano forma in una sola stagione.
A nord, la Camargue conserva il suo ruolo di zona di transizione, dove l’acqua dolce alimenta gli ambienti umidi e condiziona l’equilibrio delle aree salmastre della Bassa Camargue.
Qui, a sud, le lagune e la costa sono segnate dal sale, e l’uomo ne ha trasformato il paesaggio con dighe, bacini e canali, ma negli ultimi anni l’approccio è cambiato, verso un ciclo più naturale.
I primi effetti sono visibili: la salicornia sta riconquistando superfici da cui era scomparsa e sui fondali si sono moltiplicate le praterie di fanerogame, piante che producono ossigeno, attenuano il moto ondoso e offrono rifugio agli abitanti del mare.
Tra le specie monitorate dai biologi c’è la nacchera, grande mollusco protetto, c’è il cavalluccio marino dal muso corto, scoperto nel 2012 nei banchi sabbiosi dell’Espiguette, ci sono i tursiopi, osservati al largo di Saintes-Maries-de-la-Mer.
Non tutto, però, va nella stessa direzione.
Nell’Étang du Vaccarès, cuore biologico della Camargue, l’acqua ristagna sempre più a lungo e può accumulare pesticidi provenienti dai canali agricoli, a risentirne è l’anguilla europea che, dopo il lungo viaggio dall’Atlantico, cerca di entrare nelle lagune per crescere.
La terraferma, invece, conferma la rarefazione di insetti come lo scarabeo sacro, danneggiato dai trattamenti antiparassitari usati su tori e altri bovini.
Oltre a rappresentare un luogo di studio per queste ricchezze naturali, la Camargue è soggetta da decenni a una spettacolare erosione che, a fronte dell’innalzamento del livello degli oceani, costringe gli esseri umani ad adattarsi in modo sempre nuovo.
Ed è da questo equilibrio, ancora in costruzione, che passa il futuro della Camargue.
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