Di Luca Franceschi
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La fauna selvatica rappresenta un patrimonio indisponibile dello Stato, ma per l’attuale maggioranza sembra essere diventata una mera merce di scambio utilizzata per saldare debiti elettorali e mantenere il consenso. È questa l’unica vera motivazione che si cela dietro un provvedimento che rischia di compromettere il rapporto tra ambiente, scienza e Costituzione, costruito con fatica in oltre trent’anni di politiche di tutela.
La scienza viene messa da parte, il ruolo dell’ISPRA subisce un pesante ridimensionamento, mentre si cerca di far passare per tutela quello che avrà inevitabilmente un impatto negativo sulla biodiversità del Paese.
Si arriva persino ad aprire la possibilità di cacciare sul demanio marittimo, mettendo così a repentaglio aree di straordinario valore naturalistico che dovrebbero essere invece protette e preservate, non certo trasformate in zone destinate all’attività venatoria.
Ancora più grave risulta il messaggio culturale che viene trasmesso alle giovani generazioni. Invece di educare al rispetto degli ecosistemi e della natura, si compie un passo indietro, con l’utilizzo di armi sempre più sofisticate e una riduzione delle tutele per la fauna.
Mentre si infligge questo duro colpo alla biodiversità, si procede contemporaneamente ad alleggerire le sanzioni previste per il bracconaggio.
Queste le dure critiche espresse in aula dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale, intervenuta durante la discussione generale sul disegno di legge sulla caccia.
