Di Luca Franceschi
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Entra in vigore oggi il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, un provvedimento che secondo Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, rappresenta un modello profondamente disumano e preoccupante. Il patto, sostiene Zan, comporta un evidente svuotamento del diritto d’asilo e normalizza la detenzione dei migranti, con il rischio concreto di trasformare l’Europa in una fortezza caratterizzata da respingimenti sistematici, deportazioni di massa e violazioni costanti dei diritti umani secondo il modello ICE di Trump.
L’esponente democratico qualifica il provvedimento come un attacco diretto ai diritti fondamentali e ai valori che costituiscono la base stessa dell’Unione europea. Secondo Zan, non si tratta di una misura volta all’efficienza ma rappresenta piuttosto una forma di repressione strutturata, e non garantisce ordine bensì comporta una compressione sistematica delle garanzie giuridiche.
Mentre il governo italiano plaude all’adozione del patto e la premier Giorgia Meloni continua a difendere l’operatività dei centri di trattenimento in Albania, i dati empirici evidenziano il fallimento totale di questa strategia: sono state rimpatriate soltanto 90 persone a fronte di una spesa che ha raggiunto quasi un miliardo di euro. Il presunto modello albanese, sostiene Zan, non esiste concretamente.
La posizione critica di Zan trova ulteriore fondamento in un parere della Corte di giustizia dell’Unione europea. L’avvocata generale ha documentato nero su bianco che il protocollo sottoscritto dall’Italia presenta gravi lacune normative e manca completamente di disposizioni chiare destinate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone.
Secondo l’europarlamentare, con il governo Meloni il rispetto dei diritti umani in Italia è diventato un vuoto assoluto. Questo è dimostrato dalle zone grigie che caratterizzano l’attuazione del Patto europeo nel nostro paese, in particolare dall’assenza di un organismo indipendente preposto alla protezione e al monitoraggio dei diritti fondamentali, elemento che invece è espressamente previsto dalla normativa dell’Unione europea.
Zan conclude affermando che questo non è il modello europeo che ritiene desiderabile. L’Unione europea, secondo la sua visione, nasce con la missione storica di proteggere le persone e garantire loro tutele effettive, non certo per ridurre le garanzie fondamentali e smantellare i diritti acquisiti.
