Di Luca Franceschi
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Naike Gruppioni, deputato di Fratelli d’Italia, interviene sulla vicenda delle dichiarazioni rilasciate in Aula dall’onorevole Silvestri. Secondo Gruppioni, le espressioni utilizzate risultano gravi, offensive e totalmente inadeguate all’interno del Parlamento italiano. A destare preoccupazione è soprattutto il tentativo di ridimensionare l’accaduto attraverso giustificazioni che, a suo dire, risultano insulse rispetto alle aspettative di chiarezza del popolo italiano.
Quando vengono impiegate locuzioni caratterizzate da evidente contenuto sessista nei confronti del Presidente del Consiglio, non sussistono margini per interpretazioni forzate o artifici retorici: rimane soltanto l’obbligo morale di presentare le proprie scuse. Tuttavia, ciò che genera maggiore perplessità è la reazione manifestata dagli esponenti della sinistra politica.
Di fronte a un’offesa volgare e lesiva rivolta a una donna, piuttosto che procedere immediatamente con una chiara presa di distanza e una ferma condanna dei fatti, numerosi rappresentanti hanno preferito utilizzare l’occasione per fare battute sul cognome di Silvestri, trasformando così una questione di rilevanza in una rappresentazione triviale. Tale atteggiamento, secondo il deputato, mette in luce l’incoerenza totale di chi sostiene principi di rispetto, parità di genere e protezione della donna soltanto quando risulta funzionale agli interessi della propria corrente politica.
La questione centrale è elementare: se identiche parole fossero state dirette a una figura femminile appartenente all’area progressista, si sarebbe inevitabilmente assistito a lunghe giornate di contestazioni pubbliche, dichiarazioni di protesta e appelli alle dimissioni. Poiché invece il bersaglio coincide con Giorgia Meloni, per molti la situazione appare accettabile o quasi. Si tratta di un doppio standard oramai manifesto, che la popolazione italiana percepisce e valuta quotidianamente.
La dignità delle donne non può essere subordinata alle loro posizioni all’interno dello schieramento politico. Il principio del rispetto non ammette eccezioni selettive e il ripudio delle ingiustizie non può variare secondo convenienze. Chi sceglie il silenzio o l’attenuazione delle responsabilità contribuisce a normalizzare un lessico che non dovrebbe mai ottenere cittadinanza negli organi rappresentativi dello Stato.
