Di Luca Franceschi
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I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato hanno commentato il Rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulla politica economica del Paese, esprimendo forti preoccupazioni sullo stato dell’economia italiana sotto l’attuale governo.
La lettura del documento provoca una profonda inquietudine, sostengono i rappresentanti pentastellati, poiché più che presentare novità economiche, che del resto non ci sono e non potrebbero esserci, il rapporto conferma in modo disarmante il degrado che l’Esecutivo Meloni-Giorgetti starebbe infliggendo all’Italia.
Nel commentare la crescita del Pil prevista per il 2025, ferma a uno scheletrico +0,5%, l’Upb sottolinea come questo dato risulti ben al di sotto della media europea per il secondo anno consecutivo.
Secondo le simulazioni dell’ufficio, le misure addizionali del Pnrr contribuirebbero alla crescita del Pil dell’anno in corso per mezzo punto percentuale, che corrisponde grosso modo alle altrettanto scheletriche previsioni di crescita per il 2026 elaborate dalla Commissione europea, che assegnano all’Italia un +0,5%.
In sostanza, secondo i parlamentari M5S, Meloni e Giorgetti dovrebbero erigere una statua a Conte e al Pnrr, unica ragione per la quale l’Italia riesce ancora a galleggiare, nonostante l’Esecutivo sia riuscito a gestire in maniera dozzinale anche il Piano stesso.
Per quanto riguarda il presunto boom dell’occupazione, tanto sbandierato dalla Premier Meloni, l’Upb evidenzia che permangono problemi gravi di una popolazione in età lavorativa che si è ridotta di oltre 70mila persone nell’ultimo anno e dell’elevatissimo tasso di inattività, che riguarda oltre 12 milioni di individui, due terzi dei quali donne.
I salari reali continuano a registrare un -8% rispetto al 2020, dato che riecheggia quello diffuso dall’Istat in sede di audizione sul Documento di finanza pubblica 2026.
In questa desolante e costante stagnazione, l’Upb aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: in uno scenario avverso, caratterizzato da prezzi energetici più elevati e minore crescita, il debito potrebbe salire fino al 140 per cento del Pil già quest’anno, smentendo così la narrazione dei conti in ordine.
