Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha sollevato critiche significative sulla gestione del progetto del Ponte sullo Stretto durante un’intervista a L’aria che tira su La7. Il politico ha espresso l’aspettativa che l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, annunciasse le proprie dimissioni, considerando la situazione complessiva dell’opera come un caso critico che merita dimissioni volontarie.
Bonelli ha puntato il dito contro la struttura organizzativa della società, rilevando un rapporto abnorme tra dirigenti e dipendenti totali. Su 114 addetti complessivi, 21 ricoprono posizioni dirigenziali, equivalendo a un dirigente ogni cinque persone. A questa situazione si aggiunge una deroga speciale al tetto degli stipendi che consente compensi superiori ai 300 mila euro per alcune posizioni.
Riguardo alla questione della presenza dell’avvocato Saccomanno nel Consiglio di amministrazione, il deputato ha osservato che sebbene Ciucci sostenga che il professionista non avesse funzioni di amministrazione o rappresentanza, la questione più rilevante rimane quella delle responsabilità che potranno essere accertate dalla magistratura anche in riferimento all’articolo 5 del decreto legislativo 231 del 2001, che riguarda la responsabilità degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti con funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione.
Bonelli ha chiarito che le sue richieste di dimissioni non derivano primariamente dall’indagine in corso, bensì dalla gestione politica e amministrativa complessiva del progetto. Il deputato ha evidenziato come il governo, insieme al ministro Salvini, stia impegnando 14 miliardi di euro di risorse pubbliche nonostante le gravi criticità sollevate da comitati, tecnici e organismi scientifici che hanno analizzato l’opera.
Il parlamentare ha rivolto un appello diretto al governo, affermando che se intende procedere con la realizzazione del Ponte sullo Stretto deve rispettare rigorosamente le regole previste. Secondo Bonelli, il governo non può proseguire con un progetto risalente al 1997, ignorando le nuove evidenze scientifiche e sismiche emerse negli ultimi decenni. Come elemento particolarmente critico, Bonelli ha evidenziato che il pilone di Cannitello insiste su una faglia attiva, definendo questo fatto come un problema strutturale di enorme entità, ben al di là di una semplice questione tecnica secondaria.
