Di Luca Franceschi
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Mentre l’economia italiana arranca con una crescita striminzita dello 0,8% nel 2024 e dello 0,5% previsto per il 2025 e il 2026, la redditività delle banche raggiunge livelli superiori a quelli del 2008. È questa la fotografia tracciata dal senatore Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che invita a riflettere sul paradosso di banche che guadagnano cifre record mentre l’economia italiana ristagna sotto il Governo Meloni.
Con profitti da primato, gli istituti di credito stanno remunerando in modo profumatissimo i loro azionisti, come forse non era mai accaduto prima. Ma sorge spontanea una domanda: cosa arriva davvero all’economia reale? È questa la prospettiva attraverso cui occorre valutare il gigantesco risiko bancario in corso da oltre due anni nell’era Meloni a Palazzo Chigi.
Una lente di osservazione che, sulla base delle considerazioni dell’economista Sandro Trento pubblicate sul quotidiano Domani, deve spingere a interrogarsi sulla funzione fondamentale di una banca. Se la risposta è massimizzare il rendimento del capitale, il 2025 si configura come un anno eccellente. Se invece la risposta riguarda l’allocazione di investimenti produttivi e il sostegno alla trasformazione in un’economia che compete con potenze di scala incomparabile, allora qualcosa evidentemente non funziona.
Questo è il nodo cruciale della questione. Qualcosa di troppo rilevante non torna. Non si tratta di schierarsi a favore di questa o quella banca, o di sostenere questa o quella cordata. Il punto centrale è comprendere che la battaglia finanziaria attualmente in corso in Italia non avrà avuto alcun senso se non produrrà risultati concreti per lo sviluppo del Paese.
Risultati che dovrebbero tradursi nel risollevare un’economia letteralmente azzerata dall’attuale Esecutivo, nel riaccendere una produzione industriale in arretramento da tre anni consecutivi, nel sostenere i piani di investimento delle imprese che oggi dipendono ancora in modo significativo dal credito bancario.
Il Presidente del Consiglio Meloni può festeggiare quanto vuole il boom di Borsa, il record di capitalizzazione, lo sfondamento dei 50mila punti. Tuttavia, tutto questo risulta trainato da un comparto bancario-finanziario che ha realizzato e continua a realizzare una montagna di profitti, mai davvero tassati dal Governo.
Si tratta soprattutto di un boom prettamente finanziario, che ha certamente reso felici gli azionisti ma ha lasciato ai margini tutti gli altri portatori di interesse: quelle piccole imprese, quelle famiglie, quelle giovani coppie che avrebbero invece bisogno di banche a supporto delle loro esigenze concrete, per poter davvero riaccendere l’economia del Paese.
