(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita.
Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte?
È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita.
Emanuela Lucchetti viaggia nei luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale, mentre Paolo Mieli e la professoressa Cristina Costanzo ne parlano in studio a “Passato e Presente” in onda lunedì 8 giugno alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia.
Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare.
A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte.
Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto.
E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli.
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