Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello ha denunciato con forza la mancanza di azione da parte del governo sul tema della radicalizzazione online dei minori, un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti nel nostro paese.
Gli ultimi episodi di cronaca parlano chiaro: violenze commesse da minori nei confronti dei loro insegnanti, giovani indagati per odio razziale, casi di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, possesso illegale di armi e persino l’arresto di un minorenne che stava progettando una strage nella sua scuola. Tutti segnali di un fenomeno gravissimo che si sviluppa negli ambienti digitali.
Le community violente che proliferano online diffondono idee suprematiste, misogine, neonaziste e nichiliste. In questi spazi virtuali la violenza viene estetizzata e trasformata in uno strumento di riconoscimento sociale, sviluppando vere e proprie culture violente. Gli adolescenti vengono progressivamente esposti a contenuti sempre più estremi, in un processo di radicalizzazione che avviene lontano dagli occhi delle famiglie e delle istituzioni.
Durante il question time alla Camera, la deputata Sportiello ha chiesto alla Ministra Roccella quali iniziative urgenti il governo intenda assumere per intercettare questi fenomeni, supportare le famiglie e garantire servizi, spazi e benessere ai ragazzi e alle ragazze, ai bambini e alle bambine.
La risposta della Ministra Roccella, secondo quanto riferito dalla parlamentare pentastellata, non ha però nominato nemmeno una volta la radicalizzazione online. Una lacuna che dimostra, secondo Sportiello, la mancanza di consapevolezza del problema da parte del governo.
Con la chiusura delle scuole ormai alle porte, la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Non esistono spazi e attività pensate per i ragazzi durante il periodo estivo, che affideranno gran parte del loro tempo a un algoritmo di cui non conosciamo il funzionamento e le logiche.
La deputata del M5S ha sottolineato come il governo debba avere il coraggio politico di discutere della trasparenza degli algoritmi e porsi domande fondamentali: perché un ragazzo di dieci anni che si collega su una piattaforma si ritrova poi a guardare materiale violento? Le piattaforme hanno una responsabilità che va riconosciuta e non possono essere sempre esonerate dal loro ruolo in questo processo di radicalizzazione.
Sportiello ha lanciato una provocazione forte, affermando che viene quasi il dubbio che queste subculture misogine, neofasciste e razziste in fondo piacciano a parte della maggioranza di governo, che sembra accontentarsi che la situazione continui così.
La parlamentare ha concluso ribadendo che serve volontà politica, quella stessa volontà che è mancata quando più di un anno fa aveva chiesto di discutere con urgenza una legge sull’esposizione dei minori sui social, richiesta che venne negata dalla maggioranza.
