(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Io non sono il difensore della donna. Sono l’accusatore di un certo modo di fare i processi per violenza».
La violenza. Lo “stupro”: è lei a scandire per la prima volta questa parola nell’aula di un Tribunale, a lato di chi lo ha subito. A lato di Donatella Colasanti, la giovane sopravvissuta al massacro del Circeo. A cento anni dalla nascita, Rai Cultura ricorda Tina Lagostena Bassi, una protagonista della storia civile italiana, con uno speciale di Silvia Cossu per la regia di Nicoletta Nesler, in onda martedì 2 giugno alle 12.00 su Rai Storia, per “Italiani”, introdotto da Paolo Mieli.
La donna, l’avvocata e la parlamentare che ha contribuito a cambiare il modo in cui il Paese guarda alla violenza contro le donne viene raccontata dalla scrittrice Lidia Ravera, dalla magistrata Paola Di Nicola, da Dacia Maraini e da Loredana Rotondo, regista di “Processo per Stupro”, il primo processo ripreso dal vivo dalle telecamere Rai. È il 1979 e l’impegno di Lagostena Bassi incontra la tv e oltre 13 milioni di telespettatori ai quali mostra la violenza subita da una donna, anche in tribunale.
«Il processo si fa nei confronti della vittima – denuncia – e lo trovo molto ingiusto. C’è un motivo del perché le donne non denuncino a sufficienza: perché la risposta istituzionale è tragica».
Lo speciale ricostruisce il percorso umano e professionale di una donna cresciuta nell’antifascismo, segnata dalle leggi razziali, allieva del giurista e partigiano Giuliano Vassalli.
«Ho chiesto di studiare e mi hanno detto di sì, mio marito era contento. Poi ho scoperto che non era così per le altre donne. Allora ho pensato che fosse giusto che i miei privilegi venissero messi al servizio delle donne che non ne avevano, per aiutare a conquistare i loro diritti».
Dalla Casa delle Donne di via del Governo Vecchio alla riforma del diritto di famiglia, dal danno biologico alla Commissione pari opportunità, la tenacia di Lagostena Bassi attraversa tutta l’Italia del secondo Novecento.
La battaglia più lunga è quella del 15 febbraio 1996, quando, dopo quasi vent’anni e sei legislature, viene approvata la legge contro la violenza sessuale.
Lo stupro non è più un reato contro la morale pubblica e il buon costume, ma contro la persona.
«Non chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare – dice Lagostena Bassi nella sua arringa al “Processo per Stupro” –, non ci interessa. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia. Noi chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, e attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi la concezione socioculturale del nostro Paese. E si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto».
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