Di Luca Franceschi
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L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha pubblicato un parere che smonta completamente il Piano Economico-Finanziario del Ponte sullo Stretto, portando alla luce quella che viene definita l’ennesima operazione poco trasparente camuffata da grande infrastruttura. A denunciarlo è il vicepresidente della commissione Ambiente-Infrastrutture alla Camera, secondo cui il progetto sponsorizzato dal governo sta crollando sotto il peso delle contraddizioni emerse dalla documentazione ufficiale.
Contrariamente alla retorica sul rilancio del Mezzogiorno, l’opera rischia di trasformarsi in un salasso per chi dovrà attraversare lo Stretto. I costi ipotizzati per il pedaggio superano i 27 euro al casello, con previsioni che arrivano a sfiorare i 50 euro negli anni a venire. Si tratterebbe di rincari automatici e vincolanti, privi di qualsiasi meccanismo di tutela per gli automobilisti e i cittadini.
Nel frattempo, per i concessionari privati il rischio d’impresa risulterebbe praticamente azzerato. Il progetto si baserebbe su previsioni di traffico poco realistiche, mentre rimangono irrisolti i problemi legati ai collegamenti: le infrastrutture stradali e ferroviarie necessarie per raggiungere il ponte non dispongono di coperture finanziarie definitive né di tempi certi di realizzazione.
Il Ministero dei Trasporti avrebbe presentato un sistema tariffario che non stimola il contenimento delle spese e non garantisce che eventuali maggiori introiti vengano redistribuiti agli utenti. Dopo il blocco della Corte dei Conti, che aveva fermato la delibera Cipess anche per l’assenza del parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, e il netto rifiuto dell’ANAC che richiede una nuova procedura di gara, questo ulteriore pronunciamento dell’ART rappresenta un colpo decisivo.
L’Autorità ha infatti formulato ben undici osservazioni e posto condizioni tecniche stringenti, minando alla base la sostenibilità economica dell’intera operazione. Emerge quindi un quadro in cui nessuno dei documenti alla base del progetto appare solido, ben oltre gli annunci propagandistici diffusi sui canali social.
La richiesta rivolta al governo è quella di porre fine a quella che viene definita una colossale mistificazione, di cui si chiede piena consapevolezza ai massimi livelli istituzionali.
