Di Luca Franceschi
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La Commissione Cultura alla Camera ha dato il via libera al testo base sugli assistenti alla comunicazione nelle scuole, già approvato in precedenza dal Senato. Una decisione che però solleva numerose perplessità, emerse con forza durante le audizioni parlamentari.
Tutte le voci ascoltate nel corso dei lavori preparatori hanno infatti evidenziato criticità di notevole portata. Tra i nodi problematici più rilevanti emerge l’assenza di una regia nazionale, con le competenze che vengono lasciate interamente in capo agli enti locali. Questo sistema rischia di creare regole differenti da territorio a territorio.
Le conseguenze di questa impostazione sono molteplici e preoccupanti. Si prospetta infatti uno scenario in cui i diritti degli studenti con disabilità varieranno a seconda del codice postale di residenza, creando disparità territoriali difficilmente accettabili in un sistema scolastico che dovrebbe garantire pari opportunità a tutti.
Anche i lavoratori del settore rischiano di trovarsi in condizioni molto diverse tra loro, con tutele e condizioni contrattuali che cambieranno da zona a zona. Pure la qualità complessiva del servizio offerto agli studenti potrebbe risultare disomogenea sul territorio nazionale.
L’interrogativo che emerge riguarda la scelta strategica alla base del provvedimento. Se l’obiettivo dichiarato è davvero quello di garantire diritti universali, sarebbe necessario costruire un sistema nazionale uniforme, piuttosto che proseguire sulla strada della delega agli enti locali.
Il rischio concreto, secondo le critiche sollevate, è quello di istituzionalizzare le disuguaglianze all’interno del sistema scolastico italiano, creando un servizio a più velocità che penalizzerebbe tanto i lavoratori quanto, soprattutto, gli studenti con disabilità che necessitano di assistenza alla comunicazione.
