Di Luca Franceschi
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Durante la conferenza “Tutto quello che resta della Palestina. Dagli Epstein files al genocidio” che si è svolta presso la Camera dei Deputati, la senatrice Alessandra Maiorino ha tracciato un parallelo inquietante tra meccanismi di potere antichi e moderni.
La coordinatrice del comitato Politiche di Genere e Diritti Civili del M5S, che ricopre anche il ruolo di capogruppo in Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, ha evidenziato come lo scandalo degli Epstein Files abbia riportato alla memoria dinamiche sociali risalenti a millenni fa.
Nel suo intervento, la parlamentare ha richiamato l’Iliade e le tragedie greche, opere in cui le donne venivano rappresentate come parte del bottino di guerra, trofei nelle mani di re e condottieri, semplici oggetti di scambio utilizzati come simboli di status sociale.
La senatrice ha sottolineato come a distanza di quasi 3.500 anni quel sistema non sia sostanzialmente mutato: ancora oggi uomini ricchi e potenti sigillerebbero accordi, alleanze e progetti attraverso lo sfruttamento del corpo e della vita di donne e bambine.
Maiorino ha denunciato come si tratti di crimini orrendi per i quali nessuno viene perseguito, proprio perché considerati irrilevanti dal sistema patriarcale dominante.
La parlamentare pentastellata ha infine esteso il ragionamento alla situazione di Gaza, individuando la medesima logica di disumanizzazione e oggettivazione delle vittime applicata contro il popolo palestinese.
