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ELIO BONFANTI * TRENTO – CANAL S. BOVO: «IRREGOLARITÀ AMMINISTRATIVE E GESTIONALI PRESSO LA DISCARICA PONTE DI RONCO, ULTERIORE SEGNALAZIONE A NOE ED APPA»

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10.51 - venerdì 22 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Foto tratta da Google maps

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“El tacon le peso del buso”. (ulteriore segnalazione ai NOE ed a APPA circa la discarica di Ponte di Ronco), Succede poche volte che la lettura di un documento redatto per rispondere a forti dubbi circa la regolarità di un’opera e la sua liceità finisca, all’opposto, per accrescerne i dubbi ed aumenti le perplessità circa la opportunità di realizzare una discarica nell’alveo di uno dei più significativi e naturalisticamente rilevanti torrenti alpini.

E’ purtroppo questo il caso della risposta data dal Sindaco di Canal San Bovo, Bartolo Rattin, alla interrogazione sulla discarica di Ponte di Ronco fatta dal Conigliere Comunale Michele Zortea in data 24 novembre 2025. Innanzitutto i tempi (150 giorni, cinque mesi, dal 24 novembre 2025 al 28 aprile 2026) parlano da soli circa la padronanza della materia da parte del primo cittadino del Comune di Canal San Bovo. Il Sindaco Rattin impiega ben 5 mesi a rispondere all’interrogazione. Lo fa con una nota di ben 15 cartelle dattiloscritte che, a dispetto della prolissità, contengono numerose inesattezze e chiariscono ben poco sulla reale situazione della discarica dal punto di vista della sua reale capienza, della regolarità del percorso autorizzativo ed infine sulla reale ottemperanza alle prescrizioni imposte all’opera nel corso dei suoi vari iter di approvazione.

Non serve una attenta lettura per capire il senso reale della risposta: minimizzare, imbonire ed alla fine minacciare i cittadini e le associazioni che hanno avuto l’ardire di affermare che la discarica è un pericolo per la popolazione del Vanoi, un rischio pesante per uno dei torrenti più significativi delle Alpi, un gravissimo errore ambientale e paesaggistico.

Come don Abbondio, preoccupato non da quanto accade ma di non essere personalmente coinvolto, il sindaco Rattin ripete molte volte, nella sua risposta all’interrogazione, che la decisione di realizzare la discarica è stata presa nel 1998 (ben prima della sua elezione a Sindaco), e che praticamente fin dalla sua prima autorizzazione la discarica di Ponte di Ronco ospita rifiuti con codice CER 170504 (terreni e rocce da scavo). Lo fa avventurandosi in affermazioni scientificamente sbagliate come quando, a pagina 11 della risposta, scrive: “Il rifiuto classificato con codice CER/EER 170504 è per legge, da sempre, catalogato come non pericoloso in quanto non è catalogato come nocivo per l’ambiente e per l’uomo” (e allora perché viene portato in discarica? ndr), salvo poi smentirsi da solo tre righe più avanti quando è costretto ad ammettere che “il codice CER/EER 170504 è una cosiddetta voce a specchio del codice CER/EER 170503* (con asterisco): entrambi i codici si riferiscono allo stesso rifiuto… Nella pratica un qualsiasi rifiuto con codice a specchio è un materiale che può contenere o meno sostanze pericolose” (nel nostro caso gli IPA che sono tossici e cancerogeni! Ndr).

Il fatto che Ponte di Ronco sia sostanzialmente l’unica discarica in Trentino dove possono essere conferiti i rifiuti provenienti dagli scavi presso lo scalo Filzi non lo tange nemmeno. Invece di interrogarsi sul perché quasi 100 camion al giorno, negli ultimi mesi del 2024 e per gran parte del 2025, facevano circa 100 km in andata ed altrettanti al ritorno per portare le terre del bypass fino a Canal San Bovo, il Sindaco inventa la storiella del materiale “non pericoloso” ed in questo modo copre la speculazione che sta alla base di detti conferimenti. In altre parole copre che si tratta di un businnes realizzato ad arte per lucrare su di una grande opera. Una speculazione alla cui realizzazione hanno partecipato soggetti importanti e noti dell’imprenditoria Trentina e della Cooperazione, che hanno lautamente guadagnato su ogni passaggio dell’operazione, ovvero prima nell’acquisto, dal giudice fallimentare, della discarica ad un prezzo molto ridotto (all’incirca 400.000 euro) rispetto alla stima iniziale, poi, quando non erano trascorsi neppure 6 mesi dall’acquisto, rivendendo la stessa ad Ecopera (il cui Presidente era nella cordata che aveva comperato la discarica) per una cifra di circa 2,5 milioni di euro ed infine accaparrandosi un lavoro (il ricovero dei terreni contaminati provenienti dai lavori di realizzazione della circonvallazione ferroviaria ac/av di Trento) che garantisce ricavi milionari e che ha costi ridottissimi di manodopera.

 

Capienza della discarica.

Da una attenta lettura della risposta del Sindaco Rattin si evince che la prima autorizzazione a realizzare una discarica nell’alveo del torrente Vanoi in località Ponte di Ronco è dell’agosto 1998,

data nella quale il Comune autorizzava il “Risanamento ambientale dell’area Giaroni mediante discarica di inerti di seconda categoria tipo A”. Il progetto iniziale prevedeva una discarica con una capacità di 210.000 metri cubi. Al momento della presentazione della seconda autorizzazione (denominata “Proroga della efficacia Valutazione di Impatto Ambientale… del 6.11.1998), avvenuta nel 2003, presso Ponte di Ronco erano stati depositati 38.532 metri cubi di inerti (poco meno di 8000 metri cubi all’anno dal 1999 al 2003).

Sempre dalla risposta del Sindaco veniamo a sapere che nel 2003 e nel 2004, presso la discarica sono stati conferiti altri 19.000 metri cubi di rifiuti (cfr. risposta Rattin, pag. 4) mentre nel 2005 ne sono stati conferiti altri 15.143 (cfr risposta Rattin, sempre pag. 4).
Nel 2006 il Comune di Canal San Bovo rilasciava una nuova autorizzazione (con scadenza 2011) nel quale veniva consentito il conferimento di 205.000 metri cubi di rifiuti inerti.

Nel 2006 sono stati conferiti in discarica 15.266 metri cubi (cfr. pag.6 risposta Rattin), mentre dal 2007 al 2011 presso la discarica non sono avvenuti conferimenti.

Facendo i conti, “spannometricamente”, risulta insomma che nel 2012, al momento della nuova autorizzazione (quella attualmente in vigore) denominata “Progetto esecutivo di adeguamento al D.Lgs. 36/2003 della discarica di rifiuti inerti di Ponte di Ronco Giaroni” presso la discarica stessa erano già stati conferiti quasi 90.000 metri cubi di rifiuti inerti.

Ciò nonostante la nuova autorizzazione fissa in 250.000 metri cubi la ulteriore capacità ricettiva della discarica portando il conferimento reale a ben oltre i 300.000 metri cubi complessivi (per l’esattezza poco meno di 340.000 metri cubi), mentre la durata della autorizzazione passa a 16 anni (dal 2012 al 2028).

Sul come e sul perché una discarica di inerti, pensata per far fronte alle esigenze locali, sia passata da una previsione iniziale di 210.000 metri cubi a più di 330.000 attuali (più del 50% in più delle previsioni iniziali!) il sindaco Rattin non dice nulla e pare preoccupato solo di farci sapere che è da tempo che in quella discarica finiscono terre e rocce da scavo (codide CER 170504), senza chiarire però che nel caso dei trasferimenti provenienti dallo scalo Filzi di Trento, si tratta di terreno caratterizzato e collocato in colonna B del titolo V della parte quarta del D.Lgs. 152/06, noto anche come Codice dell’Ambiente, nello specifico terreno contaminato da Idrocarburi Policiclici Aromatici IPA (sostanze tossiche e cancerogene prodotte nel limitrofo SIN di Trento Nord).
Dalla risposta del Sindaco sembra che la Amministrazione Comunale non si sia resa conto, o non voglia rendersi conto!, che la riattivazione della discarica è avvenuta proprio in funzione della realizzazione della circonvallazione ferroviaria ac/av di Trento. A dimostrarlo basta il dato relativo ai conferimenti che passano da 4.775 tonnellate del 2023 alle 51.496 tonnellate del 2024 fino alle 96.807 tonnellate del 2025. Detto in altre parole in due anni finiscono a Ponte di Ronco ben 123.751 tonnellate di rifiuti provenienti dallo scalo Filzi di Trento pari a oltre 86.000 metri cubi di terreni e rocce da scavo pesantemente contaminate da Idrocarburi Policiclici Aromatici, ma anche da altre sostanze pesantemente inquinanti e cancerogene come ad esempio il cromo esavalente. In due anni insomma sono arrivati a Canal San Bovo una quantità di rifiuti pari a quella ospitata dalla discarica nei 25 anni di precedente esercizio!

 

La prescrizioni

Tutte le autorizzazioni rilasciate per la coltivazione della discarica hanno avuto prescrizioni. Anche su questo la risposta del Sindaco è quantomeno nebulosa ed inesatta.
A pag. 1 della risposta al Consigliere Zortea, il Sindaco Rattin scrive infatti che l’iniziale autorizzazione, quella del 1998, prevedeva fra l’altro come prescrizione “il posizionamento di n. 2 piezometri a monte ed a valle dell’impianto, secondo la linea di flusso della falda”. Sempre nella risposta, il Sindaco parla del posizionamento di un terzo piezometro, ma non si sa nulla né sul dove è stato collocato né sui risultati delle analisi effettuate.
Se e quando tali posizionamenti siano avvenuti, dove siano stati localizzati ed i risultati delle analisi di detti piezometri non sono dati conosciuti (se non per le tre rilevazioni fatte nel corso del 2025 su cui ci soffermeremo dopo). Manca completamente qualsiasi riferimento al quando tale prescrizione sia stata ottemperata e l’unico riferimento contenuto nella risposta (cfr pag. 12 punto 3) racconta di una nota ricevuta dal Comune il 27 febbraio 2026 da parte della ditta Ponte di Ronco srl nella quale si dichiara che “nel mese di dicembre 2025 i piezometri presenti ed in funzione erano 5 (cinque)”.
Il posizionamento dei piezometri è di grande importanza.

Dalle analisi fornire come allegato all’interrogazione sarebbe importante conoscere il posizionamento dei piezometri, considerata la variabilità circa la conducibilità della falda dove passando da un piezometro all’altro, nel corso dello stesso prelievo, si hanno valori addirittura decuplicati, indice potenziale di una forte contaminazione della falda stessa! (cfr allegati alla risposta del Sindaco Rattin).
Non solo. Non si capisce, se la funzione dei piezometri è quella di analizzare lo stato della falda, perché due piezometri siano costantemente in secca e quindi inutili allo scopo…

Infine non è chiaro chi abbia determinato il posizionamento dei piezometri e se lo stesso sia avvenuto in contraddittorio con l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente o siano frutto della decisione dei proprietari della discarica.
E’ invece privo di rilevanza il fatto che il Sindaco dichiari che: “Ad oggi a questo Comune non risulta essere pervenuta una qualche segnalazione comunicante la non conformità, per i parametri verificati, dei valori da osservare”.

Quando il padrone della discarica è anche il soggetto che fa le analisi e certifica i conferimenti (Ecoopera è infatti sia la proprietaria della Ponte di Ronco srl che la società incaricata dei rilievi) pare francamente difficile che autosegnali le proprie criticità ad enti esterni preposti al controllo ed alla vigilanza.
Quello che invece non dice il Sindaco è se l’Amministrazione Comunale ha chiesto ad APPA di intensificare i controlli e di verificare il funzionamento dei presidi posti a verifica del funzionamento della discarica; eventualità questa di cui la risposta purtroppo non dà notizia.
In generale poi manca una cronologia esatta circa la realizzazione delle prescrizioni imposte all’opera.
Non esiste, o meglio non è pubblico, un verbale redatto dall’Amministrazione comunale che certifichi l’avvenuta realizzazione delle prescrizioni effettuate, una planimetria in cui queste siano riscontrabili, le coordinate della loro geolocalizzazzione e neppure una perizia privata asseverata sulla loro realizzazione.

Sappiamo, dalla risposta del Sindaco, che da una prima autorizzazione allo scarico dei percolati nel torrente Vanoi si è passati ad un sistema a circuito chiuso, che dovrebbe convogliare i percolati in una vasca dove vengono puliti con filtri e poi riutilizzati per bagnare ed impedire le polveri e la dispersione in aria dei prodotti volatili. Tale sistema (posto che sia stato realizzato correttamente) è stato però realizzato nel 2014, molto prima che in quella discarica finissero terre impregnate di Idrocarburi Policiclici Aromatici, sostanze volatili tossiche e cancerogene. Non è dato sapere se i presidi posti ai controlli siano in grado, insomma, di far fronte ad una situazione come quella che si è venuta a creare attraverso il conferimento a Canal San Bovo dei terreni dell’ex scalo Filzi di Trento.

Non risulta inoltre che vi sia stata alcuna riflessione circa le caratteristiche della discarica in oggetto e le eventualità normate dal rischio torrentizio ed il fatto che detta norma sia avvenuta post autorizzazione non esula l’Amministrazione comunale (titolare della sanità pubblica degli abitanti) a chiedere alla proprietà notizie in merito o imporre l’adeguamento alle nuove misure. Alla base delle politiche pubbliche andrebbe posto insomma non solo un burocratico rispetto delle norme esistenti ma un sano principio di prudenza e di precauzione, che tuteli l’interesse generale della comunità.
Infine, fa tremare le vene ai polsi, soprattutto se letta in riferimento agli accadimenti dell’alluvione del 1966 (sessanta anni orsono!), la citazione fatta dal Sindaco, a pag .14 della risposta alla interrogazione, del verbale/deliberazione n. 21/2006 del Comitato Provinciale per l’Ambiente che dichiara che (sic!): La vicinanza del torrente Vanoi alla discarica non desta preoccupazione in quanto le verifiche idrauliche eseguite e gli interventi di sistemazione degli argini previsti fanno si che l’impianto risulti non soggetto a fenomeni di esondazioni fino a tempi di ritorno pari a 200 anni”.

 

I rapporti di prova

Alla risposta all’interrogazione il Sindaco allega 3 rapporti di prova relativi alle analisi effettuate presso la discarica di Ponte di Ronco. Si tratta di tre prelievi delle acque sotterranee effettuati rispettivamente il 19 marzo, il 12 settembre ed il 24 dicembre 2025 utilizzando i piezometri collocati presso la discarica.

Nella presente nota ci soffermeremo sui prelievi del 19 marzo e del 12 settembre in quanto i conferimenti dallo scalo Filzi sono stati ridotti nella seconda parte del 2025 e sono stati sospesi a settembre 2025 a seguito del blocco del cantiere a nord e della pressoché totale sospensione dei lavori in quell’area.
Dalla lettura dei suddetti rapporti di prova a campione emergono alcune criticità.
Innanzitutto i tempi delle analisi. Data la delicatezza della discarica, dovuta sia al materiale conferito che alla sua localizzazione, il fatto che passino mediamente 45 giorni fra il prelievo e l’emissione dei rapporti di prova, trasforma quello che dovrebbe essere uno strumento di monitoraggio ambientale in un mero atto burocratico.

Il perché di detta scelta non è chiaro. Pare evidente però che questa è quantomeno una scelta sconcertante posto che i proprietari della cava sono gli stessi che realizzano ed esaminano i prelievi e quindi almeno i tempi dovrebbero essere velocizzati. Inoltre, visto che il conferimento in discarica avviene a posteriori di una caratterizzazione non si capisce perché gli elementi chimici ricercati non siano uguali a quelli ricercati presso lo scalo Filzi ed in particolare perché una serie di sostanze riscontrate in sede di caratterizzazione (a cominciare dagli IPA) non siano ricercati nelle analisi effettuate sulle acque sotterranee in discarica. Procedura questa che permetterebbe un doppio riscontro sui risultati.
Inoltre il Sindaco non dice, nella sua risposta, cosa l’autorizzazione prescriva circa i tempi delle analisi, ovvero circa la loro cadenza (mensile, trimestrale, semestrale, episodica…), né risulta che il Comune di Canal San Bovo abbia chiesto (atto minimo di fronte alle preoccupazioni dei cittadini circa la discarica!) una significativa intensificazione dei monitoraggi al fine di conoscere le conseguenze sul torrente Vanoi e comunque sul territorio del conferimento nell’alveo del citato torrente di terre contaminate da IPA, seppur in colonna B.

Dalla lettura dei dati forniti come allegati alla interrogazione emerge che i risultati relativi al cromo esavalente, che ricordiamo è una sostanza estremamente tossica, mutagena e cancerogena (classificato dall’IARC nel gruppo 1 dei cancerogeni certi) risultano significativi, ricordato che i limiti consigliati dal Istituto Superiore di Sanità sono da considerarsi indicativi e andrebbero valutati circa i loro effetti cumulativi con gli altri inquinanti presenti e non analizzati soltanto come singole voci.

Dai rapporti di prova risulta infatti che quando gli inerti non provengono dallo scalo Filzi (prelievi effettuati il 24 dicembre 2025) il valore del cromo esavalente è inferiore ai 0,15 microgrammi litro. Invece nei prelievi effettuati il 19 marzo 2025 i valori riscontrati sono sempre notevolmente superiori: presso il P1 erano di 0,357, presso il P2 di 1,78 e presso il P3, di 1,32. Tali variazioni, anche se in misura minore, sono state riscontrate anche in occasione delle analisi relative ai prelievi realizzati a settembre 2025.
Dai rapporti di prova emerge al riguardo un’altra significativa criticità, che cresce in rapporto al fatto che ad effettuare i controlli è la stessa società proprietaria della discarica.

A lato del valore del cromo esavalente, in tutti i rapporti di prova allegati alla risposta all’interrogazione, c’è in asterisco che rinvia a fondo pagina dove è scritto: “(*)= Le prove così contrassegnate a fianco del risultato, non sono accreditate da Accredia”.
Accredia è l’ente unico nazionale di accreditamento designato dal Governo, il suo ruolo è verificare e certificare che i laboratori di prova e gli organismi di certificazione lavorino in maniera imparziale e competente. Detto in altre parole i risultati circa il cromo esavalente non sono accreditati dall’istituto che garantisce sulla scientificità dei laboratori che operano analisi di questo tipo. Si tratta insomma di un vulnus tutt’altro che secondario visto che siamo già in una situazione anomala che vede coincidenza fra controllore e controllato…

I motivi ed il significato del non accreditamento possono essere molti e non per forza sintomo di scarsa scientificità, certo è però che questo accada in questa situazione è inaccettabile e dovrebbe almeno spingere sia il Comune che APPA a rifare le analisi e ad imporre che tutte le sostanze siano analizzate adottando i criteri e le metodologie che Accredia impone e comunque che le analisi vengano svolte da laboratori accreditati Accredia per ogni tipo di sostanza reperibile negli scavi e nelle lavorazioni che vengono effettuate presso lo scalo Filzi e comunque nei lavori di realizzazione della circonvallazione di Trento.

La risposta all’interrogazione risulta poi assolutamente non condivisibile quando a pag. 13 punto 7 in riferimento al cosiddetto “decreto Galasso” scrive che “il Codice dei beni culturali e del paesaggio non ha istituito una fascia di rispetto di 150 metri da fiumi e torrenti”. E’ la stessa risposta, nel paragrafo successivo, ad affermare infatti che detto codice paesaggistico ha imposto un vincolo paesaggistico per i fiumi ed i torrenti “e relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.” Che la VIA provinciale abbia “valutato questo aspetto” ma non abbia agito di conseguenza conta assai poco visto che l’autorizzazione è una “autorizzazione omnibus” (in cui convergono varie autorizzazioni), ma il titolare è il Comune di Canal San Bovo che aveva, ed ha, l’autorità e la possibilità di sospendere ed annullare l’autorizzazione in parola se questa è in contrasto con la normativa vigente. Cosa che, da questo punto di vista, pare evidente!

Infine va ricordato che è la stessa ultima autorizzazione rilasciata a dare al Comune questa possibilità anche alla luce di variazioni normative intervenute e di sensibilità ambientali rinnovate o di modificazioni strutturali in essere, come è la crisi climatica, che sta facendo registrare fenomeni atmosferici come le bombe d’acqua che hanno fortemente destabilizzato il territorio del nostro paese. Il fatto poi che la discarica di Ponte di Ronco sia uno sfregio paesaggistico è così evidente ed universalmente riconosciuto da non doverci spendere neppure una parola.

Infine risulta assolutamente insopportabile, oltreché inelegante, che si usi la risposta ad una interrogazione per minacciare i cittadini ed i comitati che hanno sollevato critiche ed evidenziato criticità significative in ordine alla discarica di Ponte di Ronco, arrivando al punto di minacciare di denuncia chi ha criticato. Siamo in presenza insomma di un comportamento pesantemente antidemocratico e di un concetto di democrazia autoritario e opaco.
La presente segnalazione sarà inviata ai NOE dei Carabinieri e ad APPA con l’invito, qualora le circostanze segnalate fossero anche fatti penalmente rilevanti, di procedere informando la Magistratura competente e ogni altro organo preposto al controllo.

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Elio Bonfanti

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