Di Luca Franceschi
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Il piano di tagli annunciato da Electrolux rappresenta uno dei tanti esempi delle politiche industriali fallimentari, se non addirittura inesistenti, portate avanti dal governo Meloni in questi quattro anni.
La critica arriva dalla capogruppo M5S in commissione Attività Produttive alla Camera, Emma Pavanelli, che sottolinea come gli europarlamentari di Fratelli d’Italia-Ecr abbiano deciso di interrogare l’Unione Europea sul piano di ridimensionamento della multinazionale dell’elettrodomestico.
Una mossa definita sorprendente, considerando che lo stesso partito esprime il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, definito una “calamità naturale” per la gestione della crisi.
Dopo il tavolo di confronto di un anno fa, il ministro si sarebbe completamente disinteressato della crisi cronica che attraversa l’industria del bianco.
Pavanelli ricorda che Electrolux trasferirà le produzioni dismesse o ridimensionate dall’Italia verso la Polonia, quindi all’interno dell’Unione Europea.
Le delocalizzazioni riguardano le cappe da cucina di Cerreto d’Esi, le lavasciuga di Porcia e le lavapiatti di Solaro.
I lavoratori di questi siti produttivi attendono da giorni di vedere almeno un membro del governo Meloni ai cancelli degli stabilimenti, anche solo per ricevere una parola di conforto.
Questa assenza dimostra l’incapacità dell’esecutivo di dare risposte concrete ai lavoratori, nonostante la retorica sulla tutela del Made in Italy.
Una cantilena ormai stantia, alla quale i lavoratori non credono più.
