Di Luca Franceschi
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme che non può essere ignorato: l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda rappresenta una minaccia sempre più concreta. La conferma del primo caso a Goma, città che costituisce uno snodo strategico per i movimenti di popolazione nell’area, ha trasformato quella che era una crisi circoscritta a livello locale in un pericolo con implicazioni globali.
I numeri dell’emergenza sono preoccupanti: si contano 336 casi sospetti e già 88 decessi provocati dal letale ceppo Bundibugyo, una variante del virus per la quale non esistono ancora vaccini o cure specifiche. Di fronte a questa situazione, l’Italia ha il dovere di muoversi con anticipo per garantire la tutela dei propri cittadini.
Non si tratta di cedere ad allarmismi ingiustificati, ma la prudenza e la prevenzione rappresentano un obbligo che non può essere eluso. Per questo motivo viene richiesto al governo e al ministero della Salute di attivare immediatamente protocolli di sorveglianza speciale e controlli rigorosi alle frontiere aeroportuali, con particolare attenzione agli arrivi internazionali e ai voli in coincidenza provenienti dalle aree considerate a rischio.
Il monitoraggio della temperatura corporea e l’attivazione di canali sanitari prioritari negli hub principali come Roma Fiumicino e Milano Malpensa costituiscono lo scudo minimo indispensabile per intercettare qualsiasi potenziale minaccia prima che la situazione diventi ingestibile.
L’Italia ha una lunga tradizione di impegno nella cooperazione sanitaria in Africa e non può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo di fronte a questa emergenza. L’esecutivo italiano deve farsi promotore di un’azione coordinata a livello europeo finalizzata al potenziamento dei test diagnostici, dei sequenziamenti genetici del virus e dei trial clinici da condurre direttamente sul territorio colpito.
Bloccare il virus alla fonte, nei luoghi dove si è originato, rappresenta l’unica strategia efficace per evitare che l’emergenza sanitaria arrivi a bussare alle porte dell’Europa.
