Di Luca Franceschi
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La Conferenza delle Regioni ha espresso una netta bocciatura nei confronti della legge delega del governo sulla riforma del Servizio sanitario nazionale. Si tratta di una posizione inequivocabile che segna un momento di forte tensione tra le istituzioni regionali e l’esecutivo.
Durante l’audizione davanti alla decima Commissione del Senato, le Regioni italiane hanno manifestato apertamente il loro dissenso verso il governo Meloni. È significativo sottolineare come queste amministrazioni locali siano ancora oggi in larga maggioranza guidate da giunte di centrodestra, lo stesso schieramento politico dell’esecutivo nazionale.
Il principale motivo di critica riguarda le modalità con cui è stato condotto l’iter della riforma. Le Regioni hanno infatti lamentato di essere state convocate soltanto al termine dei lavori sul testo, trovandosi di fatto esautorate dalla maggioranza parlamentare.
I rappresentanti della Conferenza hanno utilizzato parole molto forti, arrivando a chiedere il ritiro della riforma da parte dell’esecutivo. Secondo le Regioni, l’impianto normativo proposto rischia di scardinare il Servizio sanitario nazionale così come lo conosciamo.
I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno espresso piena condivisione rispetto alle critiche mosse dalle Regioni. Attraverso una nota, hanno evidenziato come anche il Parlamento sia stato completamente scavalcato e svilito in questo processo decisionale.
Nel merito della riforma, il Movimento 5 Stelle ha ribadito le proprie preoccupazioni più volte espresse in passato. Secondo i pentastellati, il governo sta conducendo la sanità pubblica verso una deriva che potrebbe indebolirla in maniera irreversibile, forse addirittura definitiva.
L’accusa finale è molto netta: il governo starebbe “picconando” il diritto alla salute dei cittadini italiani per favorire gli interessi delle cliniche private. Secondo i parlamentari del Movimento 5 Stelle, la sanità pubblica si trova in codice rosso e non c’è più tempo da perdere per intervenire in modo adeguato.
