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UNIMPRESA * OCCUPAZIONE: «DECRETO PRIMO MAGGIO, PASSO AVANTI SU “SALARIO GIUSTO“ E PIÙ TUTELE PER I LAVORATORI»

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09.50 - domenica 17 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Il decreto-legge 30 aprile 2026 n. 62, il cosiddetto decreto Primo Maggio, segna finalmente un cambio di impostazione importante sul tema delle retribuzioni, superando l’approccio rigido e, a nostro avviso, inefficace del salario minimo legale. Nel titolo II del provvedimento emerge invece il principio del “salario giusto”, più coerente con l’articolo 36 della Costituzione, che lega la retribuzione alla quantità e alla qualità del lavoro svolto». Lo dichiara il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Pepe, secondo cui, tuttavia, il testo necessita ancora di alcuni chiarimenti normativi per evitare incertezze applicative e possibili contenziosi futuri.

«L’audizione del Consiglio nazionale dei commercialisti davanti alla Commissione Lavoro della Camera ha individuato correttamente uno dei nodi più delicati della riforma: la definizione del trattamento economico complessivo (TEC). È fondamentale che il TEC venga definito in modo preciso per legge, così da evitare interpretazioni distorsive o applicazioni discrezionali da parte delle organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie dei futuri contratti collettivi nazionali» osserva Pepe. Per Unimpresa, però, serve un ulteriore passo avanti sul piano della trasparenza.

«Non basta individuare il TEC: occorre stabilire per legge che esso sia pubblico, accessibile e conoscibile da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali. Solo così si può garantire un sistema realmente aperto, trasparente e competitivo, nel quale anche soggetti diversi dai firmatari originari possano applicare il trattamento economico previsto acquisendo semplicemente il valore del TEC definito secondo la formula stabilita dalla legge». Secondo Unimpresa, una disciplina più chiara del trattamento economico complessivo consentirebbe di rafforzare la certezza del diritto, ridurre il rischio di dumping contrattuale e rendere più efficace il sistema della contrattazione collettiva, preservando al tempo stesso pluralismo sindacale e libertà negoziale.

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